Di Claudia Ricifari
Con Helmut Lang. Séance de Travail 1986–2005, il MAK di Vienna firma una delle mostre più imperdibili del 2026. L’esposizione rappresenta la prima ricostruzione organica dell’universo creativo di Helmut Lang, basata sull’Archivio Helmut Lang del Museum of Applied Arts, il più grande e unico archivio pubblico ufficiale dedicato allo stilista, entrato a far parte delle collezioni del museo nel 2011.
La retrospettiva copre il periodo cruciale che va dal 1986 al 2005, anni in cui Lang ha ridefinito il linguaggio della moda internazionale, imponendo un’estetica rigorosa, concettuale e profondamente contemporanea. Un progetto curatoriale costruito come un’esperienza multimediale, con installazioni site-specific, materiali d’archivio inediti, video originali e ricostruzioni spaziali che restituiscono il contesto culturale in cui il lavoro di Lang ha preso forma.
Al centro della mostra c’è il concetto di “Séance de Travail”, ovvero la “sessione di lavoro”, formula con cui Helmut Lang definiva il proprio processo creativo. A partire dalla fine degli Anni ‘80, Lang abbandona il formato tradizionale della sfilata per introdurre presentazioni performative che fondono moda, architettura, suono e spazio. Le sue passerelle diventano ambienti vivi, popolati da modelli, amici, collaboratori e pubblico, in una dinamica fluida che rompe la teatralità del défilé classico.
Questo approccio segna una svolta nella rappresentazione della moda, anticipando un’idea di show come esperienza immersiva che oggi è diventata prassi comune. La mostra del MAK restituisce proprio questa dimensione attraverso video life-size delle Séance de Travail originali, presentati per la prima volta in versione completa, a colori e con le musiche originali.
Dopo gli esordi viennesi e il debutto parigino al Centre Pompidou nel 1986, Helmut Lang si impone rapidamente come una delle voci più radicali dell’avanguardia fashion. Le sue collezioni sono austere, gender-fluid, strutturalmente innovative e per questo incredibilmente all’avanguardia, ridefinendo il concetto di minimalismo e trasformandolo in un linguaggio concettuale capace di dialogare con arte e cultura visiva.
Il trasferimento a New York nel 1998 segna un altro momento chiave. Lang è il primo designer a presentare una sfilata online, anticipando la digitalizzazione della moda e sfruttando il potenziale del web quando era ancora una piattaforma emergente. La campagna urbana con oltre mille taxi-top pubblicitari a Manhattan diventa un caso studio di comunicazione visiva e branding culturale.
Sempre a New York e a Parigi, in collaborazione con l’architetto Richard Gluckman, Lang sviluppa flagship store concepiti come spazi espositivi, in cui arte e architettura convivono. Installazioni di Jenny Holzer e Louise Bourgeois entrano stabilmente nell’identità del marchio, trasformando il punto vendita in un’estensione del brand e del progetto artistico.
Uno degli elementi più rilevanti messi in luce dalla mostra è il sistema di collaborazioni interdisciplinari costruito da Lang nel corso della sua carriera. Il sodalizio con Jenny Holzer, iniziato alla Biennale di Firenze del 1996 e proseguito con campagne concettuali e installazioni LED nei negozi, rappresenta un punto di svolta nella comunicazione fashion.
Anche il dialogo con Louise Bourgeois, sviluppato tra installazioni, musica e design di prodotto, testimonia la volontà di Lang di superare i confini tra discipline creative e lo rende una figura trasversale nell’ambiente culturale.
Il cuore documentale della mostra è rappresentato dall’Archivio Helmut Lang del MAK, che raccoglie oltre 10.000 elementi tra bozzetti, prototipi, materiali pubblicitari, fotografie, video, documentazione backstage, packaging e campioni tessili. L’archivio restituisce una visione completa del metodo di lavoro di Lang e del suo principio curatoriale secondo cui ogni elemento, dal capo finito al dettaglio grafico, ha lo stesso valore concettuale.
In occasione dell’esposizione è stato avviato un ampio processo di revisione dell’archivio che ha portato alla pubblicazione di materiali inediti, inclusa la documentazione integrale delle Séance de Travail. Un patrimonio che il MAK definisce “archivio vivo”, pensato come risorsa per la ricerca contemporanea e per le nuove generazioni di creativi.
La mostra resterà visitabile fino al 3 maggio 2026.
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