Di Giuditta Avellina
Prima ancora di colpire la prima palla, Naomi Osaka ha ormai un appuntamento da rispettare: l’ingresso in campo. Agli US Open 2026, per il debutto contro Anastasia Zakharova, la tennista giapponese è comparsa sull’Arthur Ashe Stadium avvolta in una creazione custom di Who Decides War, realizzata con Law Roach: hoodie destrutturata ricoperta di immagini e ritagli di giornale legati alla sua carriera e una lunga cascata di tulle bianco. Sotto, il completo Nike total black, con fascia sulla fronte e cornrows, svelava il vero riferimento della serata: Allen Iverson.
"Per me è un pioniere", ha spiegato Osaka parlando dell'ex campione NBA, che tra anni Novanta e Duemila contribuì a rivoluzionare non soltanto il basket, ma anche l'immagine dei suoi protagonisti. Per Osaka, Iverson ha cambiato il modo in cui gli atleti potevano utilizzare vestiti, capelli e accessori per raccontare la propria identità. Non è casuale neppure la costruzione del look: tra i riferimenti dati a Who Decides War c'era anche una creazione Off-White autunno 2020 di Virgil Abloh, mentore dei designer Ev Bravado e Téla D'Amore.
Ma il guardaroba newyorkese è soltanto l'ultimo capitolo. Nel 2024 Osaka aveva portato agli US Open la sua fase “coquette”, con un completo Nike disegnato insieme a Yoon Ahn di Ambush: verde acceso per il primo turno, nero per il secondo, gonne di tulle e volant e soprattutto enormi fiocchi applicati sulla giacca, sull'abito e persino sulle sneaker. Un'uniforme da tennis trasformata quasi in un costume da bambola, con una versione total black ulteriormente arricchita da perle tra i capelli.
L'anno successivo era arrivato il momento di cristalli e Labubu. Agli US Open 2025 Osaka aveva indossato completi Nike custom nelle tonalità rosso e viola, con giacche ricoperte di cristalli, gonne bubble, rose scintillanti tra i capelli e charm Labubu coordinati. Il più celebre, tempestato di strass e battezzato “Billie Jean Bling”, rendeva omaggio a Billie Jean King. Persino il beauty look era diventato parte della narrazione, tra rose tridimensionali e riferimenti all'estetica Harajuku.
Nel 2026, però, Osaka ha definitivamente alzato l'asticella: agli Australian Open ha collaborato con il couturier Robert Wun per un ingresso ispirato a una medusa, idea nata mentre leggeva un libro alla figlia Shai: turchese, verde, elementi fluttuanti, pantaloni plissé e soprattutto un enorme cappello con velo, completato da un ombrello. Piccole farfalle ricordavano invece quella che nel 2021 si posò su di lei durante un match proprio a Melbourne.
Al Roland Garros ha chiamato Kevin Germanier, che ha smontato e ricomposto vecchi capi da tennis di Osaka creando un corsetto nero ricamato e una gonna plissé semitrasparente sotto la quale compariva un completo Nike color sabbia ricoperto da file di paillettes dorate.
A Wimbledon, infine, persino la rigidissima regola del bianco è diventata materiale creativo: Hana Yagi ha progettato per lei una spettacolare silhouette ispirata all'abbigliamento cerimoniale giapponese, con richiami allo shiromuku, gru e fiori di ciliegio ricamati, grande fiocco posteriore, ornamento kanzashi e gioielli Mikimoto.
Il filo che lega tutti questi look è meno frivolo di quanto possa sembrare: Osaka non utilizza la moda soltanto per farsi fotografare ma costruisce un personaggio prima che cominci la partita, mescolando cultura giapponese, streetwear, couture, ricordi personali e icone dello sport. Una strategia che lei stessa ha riassunto parlando dello stile come di un'altra lingua attraverso cui raccontare storie e rimanere impressa, dentro ma anche fuori dal campo.
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