Di Claudia Ricifari
La primavera si conferma una stagione di grandi mostre e Milano non fa eccezione. Anzi. In questa stagione sono tanti i progetti espositivi che animano la città, tra arte e fotografia. Alcuni partiti già da qualche settimana, altri che inaugurano in questi giorni e propongono nuovi spunti di riflessione. Tra ricerca contemporanea, grandi retrospettive e riletture storiche, ecco 4 mostre da non perdere a Milano ad aprile (specie se non andate via per il weekend).
La retrospettiva dedicata a Man Ray, realizzata con la curatela di Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito, assume il linguaggio come chiave interpretativa dell’intera opera. M for Dictionary organizza il percorso come un vocabolario visivo, in cui parole, immagini e oggetti costruiscono un sistema di rimandi continui. Le cinque sezioni – The Alphabet, Light Writing, Body Language, Objectives, Mathematical Objects – permettono di leggere la produzione dell’artista come un’indagine coerente sul rapporto tra segno e significato. Il riferimento al ciclo Alphabet for Adults e alla storica mostra del 1969 allo Studio Marconi radica il progetto in una precisa continuità espositiva. Il secondo allestimento, In Other Words, estende questa riflessione al contemporaneo, mettendo in dialogo Man Ray con artisti che lavorano sul linguaggio come struttura dell’immagine.
Fino al 20 giugno, la Galleria Crédit Agricole concentra l’attenzione su un capitolo specifico della produzione di Andy Warhol (che è anche in mostra a Ferrara): il rapporto con l’Italia tra metà anni Settanta e fine anni Ottanta. La mostra si struttura attorno a tre poli – Milano, Napoli, Torino – attraverso le collaborazioni con Alexander Iolas, Lucio Amelio e Luciano Anselmino. Ne emerge un Warhol inusuale, capace di dialogare con contesti e committenze locali.
Le opere chiave – The Last Supper, il ciclo Vesuvius, la serie Ladies and Gentlemen – sono affiancate da documenti e fotografie che restituiscono una rete di relazioni culturali e produttive. Il risultato è una lettura concreta del suo lavoro, ancorata a un preciso momento storico e geografico.
Dal 9 aprile al 28 settembre, la Fondazione Prada presenta Dash, progetto inedito di Cao Fei che attraversa fotografia, video, realtà virtuale e materiali d’archivio. Il fulcro è la trasformazione del settore agricolo sotto la spinta tecnologica: un campo spesso marginale nel discorso artistico contemporaneo, qui analizzato come laboratorio globale di cambiamento. L’artista mette in relazione automazione, crisi climatica e spopolamento delle aree rurali, evidenziando come gli algoritmi stiano progressivamente sostituendo saperi tramandati, ridefinendo il rapporto tra individuo e territorio. L’allestimento alterna registri documentari e ambienti immersivi, costruendo una narrazione stratificata oltre ogni semplificazione.
Fino al 21 giugno prosegue il progetto curato da Vincenzo Trione, che si articola tra Palazzo Reale e Museo del Novecento, configurandosi come uno dei programmi più ampi della stagione. A Palazzo Reale, circa 400 opere provenienti da oltre 150 istituzioni costruiscono una ricognizione che parte dal nucleo storico della Metafisica – De Chirico, Savinio, Carrà, de Pisis, Morandi – e si estende alle sue risonanze internazionali e contemporanee. Il percorso include non solo arti visive, ma anche architettura, design, cinema e letteratura, restituendo la portata trasversale del movimento.
Al Museo del Novecento, invece, Milano Metafisica concentra lo sguardo sul legame tra la città e gli artisti, attraverso opere, materiali d’archivio e un omaggio contemporaneo di Mimmo Paladino. Il progetto complessivo più che a una mera rilettura storica punta a ipotizzare una continuità tra passato e presente, misurando l’attualità della Metafisica come dispositivo visivo e mentale.