Di Giuditta Avellina
Le spiagge più belle del mondo non sono necessariamente quelle dove si prenota un lettino. Sono quelle in cui il paesaggio continua a dettare il ritmo della giornata, anche quando arrivano un ristorante, un pontile, un servizio impeccabile. I beach club migliori nascono proprio da questo equilibrio: non provano a cambiare il luogo, ma lo interpretano. Alcuni si raggiungono solo in barca, altri occupano una piccola baia nascosta tra la macchia mediterranea, una lingua di sabbia che entra in una laguna maldiviana o un tratto di costa dove la foresta tropicale arriva fino all’oceano.
Cambiano il mare, la luce, la cucina e perfino il modo di trascorrere il tempo, ma condividono la stessa idea di ospitalità: lasciare che sia il paesaggio il protagonista. Dalla Costa Azzurra alle Cicladi, dalle isole private delle Filippine ai Caraibi, passando per il Pacifico messicano, le Maldive e l’Oceano Indiano, questi dieci beach club raccontano un lusso diverso da quello più esibito. Non quello delle feste o delle passerelle sul mare, ma quello fatto di spiagge straordinarie, tavole che parlano il linguaggio del territorio e giornate che finiscono spesso molto più tardi di quanto si fosse immaginato.
Amanzoe domina il Peloponneso orientale dall’alto di una collina, tra ulivi, muretti di pietra e padiglioni ispirati alle geometrie della Grecia classica. Il Beach Club è invece in basso, vicino al mare: un approdo più raccolto, raggiunto dal resort, dove l’architettura lascia spazio alla baia e all’orizzonte dell’Egeo. La struttura comprende cabana, piscine e ristorazione fronte mare, ma il tratto distintivo è la distanza da tutto il resto. Porto Heli resta una Grecia diversa dalle Cicladi più esposte, meno affollata e più continentale, con il verde degli ulivi e le isole dell’Argolide poco lontane. Qui il mare non è una scena da conquistare, ma un luogo dove restare. Il pranzo si muove tra cucina mediterranea e pesce, e il pomeriggio tende naturalmente a diventare più lungo del previsto.
A Pampelonne il lusso ha imparato presto a camminare scalzo. Le Club 55 nasce nel 1955 e continua a esistere in una zona della Costa Azzurra che ha cambiato pelle molte volte, mantenendo però una formula ostinata: tavoli all’aperto, sabbia, un servizio poco cerimonioso e una cucina che mette al centro pesce, frutta e verdure coltivate anche negli orti della maison.
Dalla Francia dell’interno si arriva qui perché tutto è più o meno dove deve essere: le barche ferme al largo, i parei appesi, il pranzo che comincia dopo mezzogiorno e finisce quando ha finito di fare caldo. A Saint-Tropez, dove ogni estate inventa un nuovo modo per farsi notare, Le Club 55 resta un grande classico.
La Guérite non si trova a Cannes, ma davanti a Cannes. Per arrivarci bisogna lasciare la Croisette, prendere una barca e approdare sull’Île Sainte-Marguerite, l’isola delle Lérins che conserva pini, sentieri e una vegetazione più fitta rispetto alla città che si vede dall’altra parte dell’acqua. Il ristorante occupa una piccola cala e unisce tavoli, una beach area e musica. La cucina dello chef Yiannis Kioroglou guarda al Mediterraneo con una sensibilità greca: pesce, verdure, piatti da condividere e una tavola che non prova a essere minimalista.
Nei mesi estivi il pranzo qui può diventare apertamente mondano, con barche, gruppi internazionali e una colonna sonora più presente rispetto ai ristoranti silenziosi della Riviera. Ma la particolarità resta il tragitto: La Guérite comincia prima del primo bicchiere, nel momento in cui Cannes si allontana dietro la poppa.
A Türkbükü, sulla penisola di Bodrum, Maçakızı è uno di quei luoghi che hanno visto cambiare il Mediterraneo senza perdere il proprio carattere. Il mare è color turchese, le bouganville scendono verso la baia, i pontili diventano terrazze per il bagno e per il pranzo. Maçakızı è un hotel con una vita di mare molto precisa, frequentato da anni da una clientela internazionale che cerca Bodrum lontano dalla sua versione più rumorosa.
Il suo ristorante, guidato dallo chef Aret Sahakyan e insignito di una stella Michelin, lavora su ingredienti stagionali, produttori locali e orti della struttura. È questa la particolarità del posto: mare, servizio e mondanità ci sono, ma il centro resta la tavola. Si arriva in barca o si scende verso l’acqua tra le terrazze bianche; poi il pranzo, come spesso accade qui, decide da solo quanto debba durare.
A Saint-Jean, una delle baie più riconoscibili di Saint Barth, Nikki Beach ha trovato il contesto ideale per il suo formato: daybed bianchi, musica, tavoli sul mare e una socialità costruita attorno al pranzo. Il club è attivo sull’isola dal 2002 e conserva la sua funzione di punto d’incontro tra chi arriva in barca, chi soggiorna nelle ville sulle colline e chi vuole vivere Saint Barth nel suo lato più esposto. Il format è internazionale, ma l’isola lo modifica.
Qui contano la cultura francese della tavola, il ritmo caraibico, la luce quasi abbagliante della baia e la vicinanza immediata dell’acqua. Uno di quei luoghi in cui si va per incontrare, osservare e lasciarsi trascinare da un pranzo che può proseguire nel pomeriggio. Il mare, però, resta sempre davanti.
Amanyara è costruito sulla costa nord-occidentale di Providenciales, tra la vegetazione tropicale e il North West Point Marine National Park. Il resort caraibico si trova dentro una riserva naturale di circa 18mila acri e guarda una lunga spiaggia di sabbia bianca, con la barriera corallina e le acque turchesi appena oltre la riva. Il beach club è una presenza discreta, quasi laterale rispetto alla forza del paesaggio.
Propone una cucina informale durante il giorno e, in alta stagione, anche nella maggior parte delle sere, con tavoli affacciati sull’oceano e un ritmo coerente con l’idea Aman: nulla deve interrompere il rapporto con il luogo. Qui la vera particolarità non è il menù, ma ciò che avviene prima e dopo: snorkeling nel parco marino, passeggiate sulla spiaggia, il mare che cambia tono con il vento. È il contrario del beach club come palcoscenico: la struttura c’è, ma si ritira abbastanza da lasciare spazio alla costa.
One&Only Mandarina si trova in Riviera Nayarit, sulla costa pacifica del Messico, in un tratto di territorio dove la foresta tropicale arriva quasi fino alla spiaggia. Il Jetty Beach Club è affacciato su acque balneabili e mantiene una doppia identità: da una parte lettini, cabana e mare, dall’altra una cucina che lavora su pesce fresco e prodotti locali. Si arriva dal resort, tra vegetazione e sentieri, e ci si ritrova davanti a una spiaggia bianca con l’oceano aperto.
Il menu privilegia il pescato del giorno, frutti di mare e piatti pensati per il pranzo, mentre in alcune sere il club continua con il servizio di cena. È una costa dove il Pacifico non è mai del tutto addomesticato: c’è il vento, ci sono le onde, c’è una luce diversa da quella dei Caraibi. Il lusso sta nella possibilità di vivere questo lato del Messico senza doverlo rendere più mansueto di quello che è.
Nel Baa Atoll, riserva della biosfera UNESCO, Landaa Giraavaru è una delle isole del Four Seasons Maldives dove il paesaggio marino non resta una semplice cornice. Blu Beach Club corre lungo una spiaggia maldiviana di quasi un chilometro e arriva fino a una lingua di sabbia che si spinge dentro la laguna, cambiando forma con le maree e con la luce. Il ristorante lavora su una cucina mediterranea con richiami dell’Italia meridionale; accanto, Blu Bar serve cocktail, succhi tropicali e noci di cocco giovani guardando l’acqua.
Ma il motivo per venirci non è soltanto mangiare bene in spiaggia. È capire cosa fa una laguna quando non ci sono edifici all’orizzonte, quando il bianco della sabbia e l’azzurro dell’acqua sembrano lasciare spazio solo a una grande, naturale bellezza.
Amanpulo occupa Pamalican, isola privata dell’arcipelago di Cuyo, nelle Filippine. Qui il Beach Club si trova sul lato occidentale, direttamente sulla sabbia bianca, e il mare è talmente vicino da imporre un’altra misura alla giornata. Non si passa “in spiaggia”, ma si vive su un’isola in cui la spiaggia è ovunque. Il club è un padiglione open-air stagionale, con tavoli sotto il tetto principale, sul deck ombreggiato o tra i lettini.
Il menu incrocia pesce locale, aragosta viva, ingredienti coltivati sull’isola e alcuni piatti della cucina italiana di Arva, il ristorante Aman. Ci si arriva dopo un bagno o dopo lo snorkeling sulla barriera interna dell’isola, e si resta fino al tramonto con un cocktail preparato anche con il gin della farm locale. Non è un beach club da giornata di passaggio: è il punto in cui l’intera idea di Amanpulo si concentra.
A Sumba, a est di Bali, il lusso ha un’altra temperatura. NIHI non è un resort da spiaggia levigata: si affaccia su Nihiwatu Beach, una lunga distesa di sabbia bianca e onde dell’Oceano Indiano, con la giungla alle spalle e un’isola che conserva ancora un ritmo rurale, rituale, poco addomesticato. Nio Beach Club è il punto più rilassato della proprietà: padiglioni open-air sul mare, una piscina a sfioro di venti metri e pranzi lunghi guardando i surfisti entrare nella celebre onda di NIHI.
Poco distante c’è anche la tartarugaia del resort; tra le esperienze più iconiche, le cavalcate che arrivano fino all’acqua con i cavalli sumbanesi. Qui il beach club lascia che siano il vento, le onde e il paesaggio a stabilire il tono della giornata.