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living23 aprile 2026

Milano Design Week: materia acqua e percezione. La natura liquida dell’abitare

Il Fuorisalone 2026 riporta l’acqua al centro del progetto, spostando il focus dalla funzione alla percezione
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Di Patrizia Piccinini

Floresta Futuristica, Matteo Cibic per Bosa Ceramiche - Courtesy Bosa Ceramiche
Floresta Futuristica, Matteo Cibic per Bosa Ceramiche - Courtesy Bosa Ceramiche

Come scriveva Andrea Camilleri, l’acqua non possiede una forma propria: si adatta, scivola e trasforma tutto ciò che tocca. Al Salone del Mobile 2026 questa mutevolezza diventa la chiave per leggere le novità del settore bagno, dove l'attenzione si sposta dalla funzione pura alla percezione sensoriale, trasformando il prodotto in uno spazio esperienziale vitale.

Materia, trasformazione e paesaggio

L’esplorazione inizia all’aria aperta, nel giardino del Senato Hotel Milano, dove la Floresta Futuristica di Matteo Cibic per Bosa Ceramiche, che quest’anno spegne 50 candeline, costruisce un paesaggio artificiale di rara intensità, attraversato dall’acqua. Fiori monumentali e piante totemiche si fanno sculture, dove la ceramica incontra il design e l’artigianalità più pura. Disegnate con gesto libero e realizzate a mano, tra smalti e proporzioni fuori scala, queste presenze assumono caratteri quasi irreali. Nella fontana del giardino sembrano risvegliarsi, come dopo un lungo inverno, e costruiscono un universo mobile che cambia con il vapore, la luce, le ore del giorno.

Poco lontano, nel sottosuolo di Brera, Hannes Peer lavora sulla densità del marmo Santafiora per Margraf. La sua Casa di Marmo è un blocco compatto che a un certo punto si apre: una cascata attraversa la pietra, la incrina, la mette in movimento. L’acqua non la contraddice, la porta altrove. Il tempo sembra scorrere dentro le venature. Sopra, sotto, di fronte, attraverso l’acqua. Passa e resta, scava, tiene insieme. Si infila tra le pietre, accarezza i muri, trova sempre una via. Vitruvio, nel libro VIII del De Architectura, la osservava così: forza che sostiene la città, misura silenziosa capace di tenere in equilibrio ciò che l’uomo costruisce e ciò che trova. E proprio lì, in quel punto sottile tra mano e paesaggio, il progetto prende forma.

Casa di Marmo, Hannes Peer per Margraf - Courtesy Margraf
Casa di Marmo, Hannes Peer per Margraf - Courtesy Margraf

Bagno come rituale e percezione

Questa dimensione rituale prosegue negli spazi interni, dove il bagno smette di essere un ambiente tecnico per farsi luogo di consapevolezza. Gessi, con Haute Culture Longevity Ritual, interpreta l’acqua come un gesto quotidiano che costruisce attenzione e misura, concentrando l'esperienza sul rapporto diretto tra corpo e materia. Un concetto che esplode in tutta la sua teatralità al Piccolo Teatro Studio Melato: qui Paul Flowers firma per LIXIL l'Aqua Sanctuary di Grohe, una sequenza sensoriale dove luce, suono e flussi d'acqua definiscono una coreografia continua che avvolge il visitatore senza mai ridursi a semplice oggetto.

A sinistra: Haute Culture Longevity Ritual, Gessi. Courtesy Gessi; a destra: Aqua Sanctuary, Grohe, design Paul Flowers - Courtesy Grohe
A sinistra: Haute Culture Longevity Ritual, Gessi. Courtesy Gessi; a destra: Aqua Sanctuary, Grohe, design Paul Flowers - Courtesy Grohe

Alla Statale, invece, Rubinetterie Treemme introduce una nota critica con Ad Aquam 2026 Reflections. Il progetto di Q-BIC trasforma l’acqua in un parametro di comportamento, registrando il consumo in tempo reale e restituendolo al visitatore come uno specchio operativo che invita a riflettere sul peso di ogni nostra azione. Flusso, controllo e ambienti immersivi. Il controllo tecnico e la libertà creativa trovano una sintesi perfetta nel Geberit Experience Centre, dove Atelier oï costruisce con RŌS una struttura fluida guidata da una grammatica rigorosa. Sara Ricciardi Studio ci porta invece in una dimensione quasi onirica con ALMA WATER: la sua "stanza del mare" non è una rappresentazione, ma una condizione sonora e percettiva dove le superfici reagiscono ai movimenti dell’aria e il suono, attivato dai visitatori, trasforma lo spazio in un organismo condiviso.

Geberit Experience Centre, atelier oï con RŌS - Courtesy Geberit
Geberit Experience Centre, atelier oï con RŌS - Courtesy Geberit

Il viaggio si conclude in via Statuto con Water Heritage di Vicario e JoeVelluto, un progetto che lavora per sottrazione. Nello spazio della galleria, il bagno viene trattato come origine progettuale e soglia percettiva, inserendo le collezioni in un unico sistema narrativo dove l'acqua, pur non essendo visibile, attraversa l'identità di ogni elemento come memoria tecnica e culturale. In questa visione d'insieme, il design non cerca più di fermare l'acqua in una forma unica, ma la usa come materia attiva capace di tenere insieme architettura, prodotto e percezione.

A sinistra: Ad Aquam 2026 Reflections, Rubinetterie Treemme, progetto Q-BIC; a destra: Aquae Mirabiles, Buccellati - Courtesy Giulio Ghirardi
A sinistra: Ad Aquam 2026 Reflections, Rubinetterie Treemme, progetto Q-BIC; a destra: Aquae Mirabiles, Buccellati - Courtesy Giulio Ghirardi

L’acqua come mito

Poco distante, l’acqua cambia ancora voce. Buccellati presenta "Aquae Mirabiles", installazione curata da Federica Sala e progettata da Balich Wonder Studio, con i disegni di Luke Edward Hall. Non è una messa in scena, ma una discesa. All’esterno, una soglia. Dentro, un mondo sommerso. Una città immaginata, sospesa tra mito e memoria, dove figure antiche emergono come presenze leggere: Nettuno, le Naiadi, correnti che sembrano trattenere il respiro.

Il percorso segue l’acqua, la sua risalita, il suo passaggio da mare a fiume, come una traccia che attraversa il tempo. Nella prima sala, il buio si fa profondo. Gli storioni d’argento affiorano come bagliori, punti di orientamento in uno spazio rarefatto dove superfici e trame sembrano muoversi lentamente. Tutto è sospeso, come se il suono fosse rimasto indietro. Poi la scena si apre. Una tavola emerge come un’onda, accoglie la collezione Caviar e la trasforma in paesaggio. L’argento riflette, moltiplica, dissolve i contorni. Sulle pareti, il segno di Hall costruisce un racconto che attraversa epoche e immagini: memorie romane, visioni rinascimentali, storie milanesi che riaffiorano come relitti lucenti. Qui l’acqua non si vede, ma resta ovunque. Sta nelle superfici, nei riflessi, nella continuità del racconto. Tiene insieme gesto e materia, ornamento e struttura. È la stessa tensione che attraversa tutto il percorso: non dare forma all’acqua, ma lasciarla agire. Come traccia invisibile, come origine.

Water Heritage, JoeVelluto e Vicario - Courtesy Vicario
Water Heritage, JoeVelluto e Vicario - Courtesy Vicario

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