Di Patrizia Piccinini
Si può concepire il colore non come attributo estetico, ma come atto fondativo. Esso non si adegua al contesto: lo prefigura, ne stabilisce le coordinate e ne costituisce l'essenza profonda. È la differenza tra una tinta che riempie uno spazio e una che ne definisce il carattere prima ancora che qualcosa vi sia collocato dentro. L'attuale direzione del progetto lavora esattamente su questo principio: agisce come un atto fondativo, precede lo spazio, ne stabilisce le coordinate e vi mette radici profonde.
La riscoperta dei colori della terra non deve essere letta come una tendenza passeggera, ma come il consolidamento di un modo di sentire lo spazio, un ritorno a una dimensione ancestrale e rassicurante che trasforma la casa in un ecosistema continuo. È una necessità di appartenenza. Questa palette si muove attraverso una stratificazione cromatica che rifiuta la staticità. Si parte dalle sfumature più aeree dei sabbia e dei beige argillosi, capaci di catturare la luce e ammorbidire i volumi, per poi scendere in profondità. Il percorso visivo si scalda nei toni del cotto e dell'ocra, fino ad approdare a marroni densi, bruciati, quasi minerali, dove il colore diventa sostanza. In questo spettro, la materia diventa decisiva: il legno, il cuoio e il metallo diventano parti di una stessa traiettoria che definisce il nuovo paesaggio domestico.
Si sta definendo una traiettoria precisa: l’abitare si allontana dall’elemento isolato e costruisce sistemi continui, dove arredo e architettura si toccano fino a confondersi. In questo passaggio, il progetto diventa un campo aperto, attraversato da funzioni e relazioni che scorrono senza interruzioni. No-Wall House di Caccaro, in una nuova veste si muove in questa direzione: non più elementi accostati, ma strutture che diventano ritmo e soglia.
Dentro questo scenario prende forma una palette compatta e materica. Established & Sons introduce una presenza quasi liquida con la lampada Medusa di Carlo Nason, mentre De Castelli lavora sull’acciaio con il cabinet Dorica di Francesco Forcellini, trasformando la superficie in architettura.
Le sedute consolidano questa direzione: Calligaris, con la Glen Soft, insiste su un volume compatto; Giorgetti, nella Kumiki, costruisce un linguaggio di incastri in noce Canaletto.
Il tema del contrasto controllato emerge con chiarezza: Frigerio con la Dafne di Gordon Guillaumier, Diviana con il sistema Sebastien e Turri, che con il divano B.E.L.T. di Matteo Nunziati rende la pelle un elemento architettonico, una cintura che definisce i volumi.
La materia si scalda ulteriormente con Carl Hansen & Søn, che celebra Hans J. Wegner in ottone anticato con la lampada The Pendant, mentre Desalto, con il tavolo Clay di Marc Krusin ora in legno, e Zanotta, con la sedia Campa creata da Vincent Van Duysen, costruiscono un paesaggio più silenzioso, fatto di proporzioni e superfici.
La ricerca sulla modularità si amplia con Bolzan. E tutto questo mentre il confine tra interno ed esterno si assottiglia con il sistema Paco di Ludovica Serafini e Roberto Palomba per Talenti, che porta indoor la resistenza e il comfort dell’outdoor.