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living04 aprile 2026

Primavera all’aperto, quando il design incontra il piacere di vivere gli spazi esterni

Dalle isole hi-tech ai nuovi sistemi outdoor, il progetto sfida l’aria e ridisegna il giardino. Dal barbecue come centro gravitazionale al tavolo come pezzo scultoreo
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Di Patrizia Piccinini

Il giardino non è il fuori: è una stanza senza soffitto, senza alibi. Qui il design non deve solo essere bello, deve reggere. Perché se in salotto il divano è un’icona, all’aperto diventa un bersaglio mobile per pollini, piogge improvvise e incursioni feline. Lo stile outdoor oggi non aggiunge, sottrae rumore. Le cucine da esterno hanno smesso di essere carrelli con le ruote per diventare microarchitetture: sistemi modulari in acciaio inox e pietre tecniche che attraversano le stagioni con l’imperturbabilità di un maggiordomo inglese.

Tutto è calibrato, integrato, impeccabile — almeno finché non entra in scena il fuoco. Il barbecue è il centro gravitazionale del progetto, il punto in cui l’architetto si trasforma in pioniere col grembiule. Qui la precisione del disegno incontra l’imprevedibile: puoi avere il modulo a induzione più avanzato, ma la gestione della brace resta un corpo a corpo tra l’uomo e il fumo. E mentre le superfici hi-tech promettono controllo, la natura si riprende sempre la sua quota di caos. Arrivano le formiche, geometri instancabili, e le zanzare, puntualissime all’ora dell’aperitivo. Non importa quanto sia minimale l’allestimento: verso le undici, qualcosa - o qualcuno - proverà comunque a prendersi la scena.

K-GARDEN, Ernestomeda - Courtesy Ernestomeda K-GARDEN, Ernestomeda - Courtesy Ernestomeda

Griglie e barbecue come centro gravitazionale

Qui le cucine outdoor smettono di fare le timide e diventano presenze strutturate, pensate per abitare il giardino con autorità. K-GARDEN, disegnata da Giuseppe Bavuso per Ernestomeda, si muove con naturalezza: non invade, prolunga. Riprende il rigore tecnico della K-Lab e lo porta all’esterno, organizzando piastre, griglie e barbecue in sequenze fluide, dove preparare, cuocere e servire diventano un unico gesto. Con Solaria, Arrital affida a Franco Driusso una visione più tecnica: una cucina che si espone senza esitazioni grazie all’acciaio inox AISI 316 e al grès porcellanato. Può essere isola o linea, ma mantiene sempre un profilo preciso, quasi silenzioso.

Più asciutta Tikel Wood di Talenti, che lavora per sottrazione mettendo in tensione cemento e legno. Una presenza controllata, che lascia allo spazio il compito di completarla. Con Canossa Outdoor, SCIC spinge sul dettaglio: metalli, ottone, elementi in fusione. La struttura si assembla con grande flessibilità, mentre i moduli in legno introducono una nota più calda in un impianto rigoroso. Infine, Linosa di Palazzetti riporta tutto al punto di partenza: il fuoco vero. Girarrosto, focolare aperto, forno a legna. La struttura in conglomerato cementizio è pensata per durare e trasformarsi con l’uso, come quelle cucine dove ogni segno resta.

Linosa, Palazzetti - Courtesy Palazzetti Linosa, Palazzetti - Courtesy Palazzetti

La geopolitica del giardino: la logica del posto a sedere

Se la cucina è il motore, il tavolo è il porto franco dove il progetto negozia con il terreno. Un piano orizzontale all’aperto è sempre un esercizio di equilibrio. Regaliz, disegnato da Kris Van Puyvelde per Royal Botania, è un pezzo scultoreo: basi in teak e piano in vetro fuso nelle tonalità della terra. Più che appoggiarsi, sembra affondare nello spazio. Versilia di Unopiù, firmato da Keiji Takeuchi, lavora sulla flessibilità. Il piano in teak massello si estende fino a 204 cm, sostenuto da una base in alluminio stabile e discreta. È pensato per adattarsi, senza perdere misura. Le sedute sono le vere atlete dello spazio esterno: leggere da spostare, abbastanza solide da restare.

Versilia, Unopiù - Courtesy UnopiùVersilia, Unopiù - Courtesy Unopiù

Moroso sceglie la via cromatica con Shadowy di Tord Boontje per M’Afrique: intrecciata a mano a Dakar con fili derivati da reti da pesca, filtra la luce creando ombre e riflessi. Più urbana la Vind Armchair di Fritz Hansen, design Kasper Salto: una struttura leggera, ispirata alle vele, che traduce la funzionalità nordica in una presenza discreta. Chelsea Outdoor, dello Studio Dordoni per Molteni&C, lavora sulla sottrazione: base in alluminio, proporzioni controllate, continuità con l’interno. Infine, Cicala di Julie Richoz per Tectona combina acciaio inox lucidato e teak, trovando un equilibrio tra resistenza e calore. Un oggetto preciso, pensato per spazi contenuti, dove ogni elemento deve giustificare la propria presenza.

Solaria, Arrital - Courtesy Arrital Solaria, Arrital - Courtesy Arrital

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