Di Giuditta Avellina
Al Festival di Cannes 2026 sbarca Demi Moore e i riflettori sono già tutti puntati su di lei. Quest’anno però i ruoli si moltiplicano: non solo attrice e star hollywoodiana, ma anche membro della giuria presieduta da Park Chan-wook, insieme a Ruth Negga, Chloé Zhao, Laura Wandel, Diego Céspedes, Isaach De Bankolé, Paul Laverty e Stellan Skarsgård.
Dopo il look d’arrivo sulla Croisette - un completo Gucci dall’eleganza rilassata, con bomber chiaro cropped, T-shirt bianca, pantaloni morbidi, mocassini lucidi, maxi occhiali da sole e la nuova Gucci Borsetto - Moore ha cambiato registro per il photocall ufficiale della giuria. Al Palais des Festivals, ha scelto un total look Jacquemus Fall/Winter 2026: abito bianco a pois multicolor, borsa coordinata, occhiali cat-eye bianchi e pumps bianche. Il punto forte è proprio la stampa: non il pois classico bianco e nero, ordinato e rétro, ma una costellazione colorata su fondo chiaro, un motivo immediato, pensato per distinguersi nel paesaggio molto fotografato della Croisette. L’abito lavora su un equilibrio preciso: da una parte la leggerezza quasi estiva della fantasia, dall’altra una silhouette molto definita e precisa.
I pois diventano l’elemento narrativo principale: danno movimento alla superficie, rompono la solennità del photocall di giuria e portano il look dentro un immaginario francese, solare, da Riviera. Demi Moore non usa la stampa come semplice decorazione, bensì come pattern distintivo capace di fissare il look nella memoria visiva del Festival. Dimostrando una vera ossessione per i polka dot. Negli ultimi anni, infatti, la star ha costruito attorno ai pois una piccola grammatica personale: il bianco e nero di Elie Saab a Cannes 2024 per The Substance, il colpo di teatro couture di Schiaparelli ai SAG Actor Awards 2026, fino al precedente più lontano della Berlinale 2009, con l’abito di Michael Kors. Il pois, nel suo guardaroba pubblico, è un modo per calcare photocall e red carpet con stile e ironia.
Il precedente più forte è Cannes in cui per il photocall di The Substance di Coralie Fargeat, Demi Moore scelse un abito bianco a pois neri firmato Elie Saab Spring/Summer 2024: un look da giorno giocato sul contrasto optical del black& white e sulle linee bon ton, una silhouette femminile ma contemporanea allo stesso tempo, lontana dall’effetto rétro nostalgico. A completarlo, décolleté bianche e nere Aquazzura, occhiali da sole neri e gioielli discreti. Il dettaglio più fotografato fu però Pilaf, il chihuahua dell’attrice, portato in braccio durante il photocall. La sua presenza trasformò il look in un piccolo momento virale: non solo un’uscita stampa ben costruita, ma un’immagine riconoscibile, quasi da cartolina contemporanea di Cannes.
Il caso più scenografico è quello degli Actor Awards 2026. Demi Moore arriva sul red carpet con un abito Schiaparelli Haute Couture disegnato da Daniel Roseberry: silhouette a colonna, rigorosa e scultorea, con bustier e dettaglio trompe-l’œil. Ma il vero colpo di scena è sul retro: l’abito si apre in una vaporosa coda di tulle bianco, ricamata con elementi neri e cristalli, che creare un effetto polka dot, a dir poco monumentale. Qui il tema pois cambia natura: non più stampa grafica, ma elemento tridimensionale, volume, architettura, apparizione scenica.
Il contrasto tra la silhouette nera frontale e l’esplosione bianca posteriore trasformava il look in un gesto teatrale, perfettamente dentro il linguaggio surrealista di Schiaparelli. A completare la mise, oltre 95 carati di gioielli Harry Winston mentre la coda vaporosa dell’abito era ricamata con 8.500 mimose nere e oltre 11.000 cristalli, per più di 7.700 ore di lavoro. Una costruzione couture spettacolare che rimarrà nella storia del costume e nell’iconografia a pois.
Il precedente più lontano porta a Berlino: l’11 febbraio 2009, al photocall di Happy Tears durante la 59ª Berlinale, Demi Moore indossò un tubino bustier a pois bianchi firmato Michael Kors: una scelta più sobria rispetto ai look recenti. La base scura e i maxi pois bianchi davano al look un’eleganza grafica, quasi quotidiana. Rivisto oggi, quel look sembra un primo indizio di una grammatica che Moore avrebbe poi ripreso in contesti molto diversi: il pois come must have d’elezione. A Berlino era ancora una scelta essenziale, negli anni successivi sarebbe diventato un segno più riconoscibile del suo guardaroba pubblico.