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living13 aprile 2026

EuroCucina 2026, nuovi spazi per cucinare: cosa cambia davvero

Lo spazio domestico si riscrive tra movimento, materia e tecnologia invisibile
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Di Patrizia Piccinini

Tangram, Cesar - Courtesy CesarTangram, Cesar - Courtesy Cesar

Basta santuari e basta "cuori pulsanti": nel 2026 la cucina ha finalmente smesso di recitare la parte della stanza del focolare per diventare un set cinematografico ad alta tecnologia, una sorta di smartphone abitabile dove tutto ruota, trasforma e, soprattutto, si mette in mostra. Se una volta il massimo dell'emozione era scegliere il colore delle ante, oggi EuroCucina, in programma durante il Salone del mobile 2026 a Fiera Milano Rho bombarda con macchine sceniche come Orbita di Snaidero, che grazie a Orlando Design ruota basi e colonne di 20 gradi, trasformando la disposizione dei mobili in un balletto geometrico che sfida la noia delle pareti dritte. È un design che non sta fermo, esattamente come noi, e che preferisce il dinamismo di un "Transformer" alla staticità di un vecchio tinello.

Orbita, Snaidero - Courtesy SnaideroOrbita, Snaidero - Courtesy Snaidero

In questo scenario, il minimalismo ha smesso di essere quel rigore freddo che faceva quasi sentire in colpa anche solo per aver appoggiato un mazzo di chiavi sul piano. Arredo3lo dimostra con un restyling profondo del modello Asia, dove il design smette di essere sterile per diventare "pop" e tattile. Non è solo una questione di colori, come il nuovo e avvolgente Cappuccino, ma di dettagli che scaldano l'anima della stanza: profili in bronzo dust, accostamenti materici tra travi in legno e finiture metalliche, e una modularità che permette di cucirsi addosso lo spazio come un abito su misura. Con Arredo3 la cucina diventa un sistema flessibile, capace di passare dalla preparazione di una cena gourmet a piano d'appoggio per la vita quotidiana senza perdere un briciolo di stile.

Asia, Arredo3 - Courtesy Arredo3Asia, Arredo3 - Courtesy Arredo3

La fine degli spigoli

La vera dichiarazione di guerra agli spigoli arriva però da Arclinea. Con il tocco di Antonio Citterio, il brand lancia Kora, una cucina che usa la curva come una nuova grammatica: un’isola scultorea che se ne frega dei rigidi vincoli di ortogonalità e si muove libera nello spazio. Qui il marmo non è solo un dettaglio, ma una materia continua che riveste ante e fianchi, con venature che accompagnano la rotazione del volume e maniglie incise direttamente nella pietra.

Kora, Arclinea - Courtesy ArclineaKora, Arclinea - Courtesy Arclinea

Sulla stessa scia di morbidezza si muove Molteni&C con Physis, dove il direttore creativo Vincent Van Duysen smussa ogni angolo con lavorazioni a "mezzo toro" che rendono i fianchi dolci al tatto. Non è solo bella da guardare, è quasi terapeutica: l’uso del tranciato Hinoki, un legno giapponese prezioso che resiste all’umidità e combatte i batteri naturalmente, trasforma il bancone snack in una zona zen sotto una luce LED calda e integrata.

Physis, Molteni&C - Courtesy Molteni&CPhysis, Molteni&C - Courtesy Molteni&C

Tutto scompare per lasciare spazio alla materia pura, come l’imponenza monolitica di Atlas per Febal Casa, rivestita in Laminam Emperador, o la cappa in acciaio della Cina di Schiffini che, a quarant'anni dal suo debutto, continua a dettare legge grazie all’indimenticabile matita di Vico Magistretti.

A sinistra: Atlas, Febal Casa - Courtesy Febal Casa; Cina, Schiffini - Courtesy SchiffiniA sinistra: Atlas, Febal Casa - Courtesy Febal Casa; Cina, Schiffini - Courtesy Schiffini

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