Di Giuditta Avellina
Non è più soltanto una questione di tavoli all’esterno. Il miglior pranzo all’aperto oggi, in Italia, coincide con un’idea precisa di messa in scena del giorno. Il lusso, in questa stagione, è meno rumoroso di un tempo, si lascia riconoscere piuttosto nella qualità della luce sulle tovaglie, nella distanza tra i tavoli, nell’ombra giusta a mezzogiorno, nel modo in cui una cucina sa appartenere a un luogo senza trasformarsi in cartolina.
Milano risponde con i suoi giardini nascosti e con i nuovi rooftop di taglio internazionale, la Toscana con tenute che hanno trasformato la filiera agricola in estetica, la Puglia con pergolati, ulivi e pietra chiara e Taormina con terrazze che guardano l’Etna e sembrano nate per ricordare che il Mediterraneo, prima ancora che una destinazione, è un’idea di stile. Quello che unisce questi luoghi non è solo la bellezza, ma la capacità di dare forma a un pranzo che non sia una parentesi, ma un’esperienza piena.
Dove: Hotel Principe di Savoia, Piazza della Repubblica 17
Nel grande atlante dell’eleganza milanese, Acanto occupa una posizione particolare. Siamo all’interno dell’Hotel Principe di Savoia, a due passi da piazza della Repubblica, in una delle aree più istituzionali della città, ma il linguaggio qui non è rigido, ma è quello di un’alta ospitalità che ha imparato ad alleggerirsi. Il ristorante serve pranzo tutti i giorni e costruisce la propria identità intorno alla cucina dello chef Matteo Gabrielli, con un percorso che attraversa Londra e alcune delle più importanti realtà della ristorazione italiana. La sua proposta lavora su una tensione equilibrata tra tradizione e contemporaneità, con una centralità dichiarata della materia prima e della stagionalità.
Per un racconto sul pranzo all’aperto, però, il punto è un altro: il rapporto con il giardino. Le grandi vetrate si aprono su uno spazio verde ordinato, un giardino all’italiana. Non un dehor esibito, non scenografico, ma filtrato. Ed è proprio qui che Acanto trova la sua cifra: nella capacità di costruire un’esperienza indoor-outdoor senza soluzione di continuità, mantenendo quella precisione, quel senso del ritmo e del servizio che definiscono ancora oggi il lusso milanese.
Dove: Località Palazzetto 110, Chiusdino (Siena)
Borgo Santo Pietro è uno di quei luoghi in cui il concetto stesso di dehor perde senso, perché tutto è paesaggio. Ci troviamo nella campagna di Chiusdino, nella Val di Merse, in una Toscana meno esposta, più silenziosa, dove la relazione con la terra è strutturale e non solo estetica. La tenuta si estende su 300 ettari e si fonda su una filosofia precisa: orti, vigneti, allevamenti e laboratori non sono elementi accessori, ma il cuore stesso dell’esperienza.
La Trattoria sull’Albero, costruita attorno a una grande quercia, è forse uno degli esempi più compiuti di pranzo outdoor in Italia. Qui si mangia sotto i rami, tra legno e luce, con una cucina che utilizza ingredienti provenienti direttamente dalla tenuta: miele, uova, ortaggi, erbe, prodotti che raccontano un territorio senza mediazioni. Arrivare al tavolo significa attraversare giardini, orti, vigne, sentire il passaggio tra uno spazio e l’altro. Non c’è costruzione scenografica, il paesaggio è reale e la cucina è coerente. Ed è proprio questa coerenza, sempre più rara, a rappresentare una delle forme più sofisticate di lusso contemporaneo.
Dove: Via del Babuino 9, 00187 Roma, tra Piazza di Spagna e Piazza del Popolo.
Nel cuore più esposto e attraversato di Roma, esiste uno degli spazi outdoor più sorprendenti della città, proprio perché invisibile finché non ci si entra. Il giardino dell’Hotel de Russie non è semplicemente un dehor, ma una costruzione paesaggistica: una sequenza di terrazze, scalinate e vegetazione mediterranea che si sviluppa in profondità, salendo verso il Pincio e isolando completamente dal rumore urbano. Qui il pranzo all’aperto si gioca nell’esperienza interna allo spazio: siepi, palme, rose, geometrie verdi che costruiscono una scenografia controllata ma mai artificiale.
Il ristorante Le Jardin de Russie serve pranzo immerso in questo paesaggio, con una cucina italiana contemporanea calibrata e mai invasiva. È un indirizzo che racconta una trasformazione precisa del lusso romano. Non mostrare, ma costruire silenzio. Mangiare qui significa stare nel centro più centrale della città senza percepirlo davvero.
Dove: Contrada Coccaro 8, 72015 Savelletri di Fasano, Brindisi, Puglia.
In Puglia il pranzo all’aperto non è un format, ma una condizione naturale. Masseria Torre Coccaro, a Savelletri di Fasano, tra ulivi e mare Adriatico, interpreta questa vocazione in modo stratificato, costruendo non un solo dehor ma una vera geografia di spazi aperti. Si passa dalle pergole dell’Egnathia Restaurant, tra gelsomini e ombre leggere, alle terrazze affacciate sulla tenuta, fino alle aree più informali del Cabana Pool Restaurant & Grill, dove il pranzo si avvicina all’acqua e alla luce piena del giorno. A completare l’esperienza, il Coccaro Beach Club porta la tavola direttamente sul mare, con un ritmo più balneare.
Qui il punto non è il design, ma la materia. Pietra chiara, vento, vegetazione, sale. Il pranzo funziona quando diventa sensazione fisica: temperatura, odori, suono. Torre Coccaro riesce a rendere tutto questo leggibile senza mai forzarlo, lasciando che il luogo faccia gran parte del lavoro.
Dove: Via Teatro Greco 59, 98039 Taormina, Sicilia, accanto al Teatro Greco.
Se c’è un luogo in cui il pranzo all’aperto diventa immediatamente racconto, quello è Taormina. E il Grand Hotel Timeo, aperto nel 1873 e affacciato accanto al Teatro Greco, resta uno degli indirizzi più compiuti per capire come la Sicilia possa trasformare un tavolo all’esterno in una forma di memoria culturale oltre che di piacere. Qui l’esperienza si articola su due registri distinti ma perfettamente complementari.
Il Timeo Grill, immerso nei giardini dell’hotel e disposto sotto un pergolato ombreggiato a pochi passi dalla piscina, interpreta la dimensione più conviviale dell’outdoor dining mediterraneo. Si pranza tra vegetazione e luce filtrata, con una cucina che lavora su prodotti dell’orto, pescato del giorno e carni cotte al Josper, accompagnati da focaccia calda, crudità e grandi classici come la Pasta alla Norma. Una formula che sembra spontanea, ma è costruita con precisione.
Il Ristorante Timeo, invece, lavora su una grammatica più classica e panoramica: affacciato sull’Etna e sul Mar Ionio, costruisce un pranzo all’aperto che appartiene alla grande tradizione dell’hôtellerie italiana, dove il paesaggio non è solo spettacolo ma struttura dell’esperienza. La cucina resta leggibile, identitaria, coerente con il luogo. In entrambi i casi il punto non è competere con la vista, ma accompagnarla e lasciare che sia il contesto a guidare il ritmo, mentre la cucina rende naturale il desiderio di restare.