Di Barbara Giglioli
Umile per vocazione, nobile per reinterpretazione. La castagna vive una seconda stagione nelle cucine d'autore, dove il suo passato contadino incontra tecniche contemporanee e accostamenti inattesi. Dalla farina che profuma di montagna alle creme vellutate, dalle preparazioni salate alle architetture della pasticceria, il frutto autunnale dimostra una versatilità che va ben oltre la sua immagine più familiare. Un ingrediente legato alla cucina della necessità, che è stato capace di nutrire intere generazioni e di dare vita a preparazioni semplici, nelle quali il territorio dettava tempi e possibilità. Oggi, quella stessa materia prima si presta a una nuova lettura: gli chef ne esplorano la dolcezza naturale, le sfumature tostate e la consistenza farinosa, trasformandola in un elemento di ricerca e sperimentazione. Ecco dove assaggiarla.
La pasticceria contemporanea trova nella castagna un terreno fertile per rileggere i grandi classici. La tradizione non viene dimenticata, ma diventa una grammatica da cui partire per costruire nuove combinazioni di consistenze, temperature e profumi. A Milano, Luca Natalini, chef di Autem, firma il suo personale Castagnaccio a modo mio.
Il dolce toscano, tradizionalmente preparato con farina di castagne, pinoli, uvetta e rosmarino, viene reinterpretato attraverso una mousse di castagne, gelato ai pinoli, uvetta infusa nel Vin Santo, gherigli di noce tostati e rametti di rosmarino fritti. Gli ingredienti che appartengono alla ricetta originaria restano riconoscibili, ma cambiano forma e consistenza. La memoria gastronomica si trasforma così in un dessert dalla costruzione contemporanea, senza perdere il legame con le proprie radici.
La vocazione gastronomica della castagna, non si esaurisce nella pasticceria. La sua naturale rotondità aromatica può diventare un contrappunto interessante anche in preparazioni salate, soprattutto quando incontra ingredienti sapidi e note acide. A Madesimo, in Valtellina, Stefano Masanti, chef del Cantinone, la mette al centro di un piatto che unisce ingredienti profondamente legati alla cultura locale: l'uovo morbido con crema di castagne, caramello di aceto di Sforzato e spuma di Casera.
La crema nasce da castagne secche stufate con cipolla e acqua, poi frullate; l'uovo viene cotto a bassa temperatura, mentre il formaggio valtellinese entra nella preparazione di una componente cremosa. A completare il piatto, il caramello ottenuto dallo Sforzato. Un equilibrio tra dolcezza, sapidità e acidità, nel quale questo frutto abbandona il consueto ruolo di ingrediente da dessert per diventare protagonista di una portata salata.
A Roma, Andrea Pasqualucci, chef del MOMA, sceglie invece di giocare con forme e temperature. Nella sua ricetta dedicata a zucca, castagne e cioccolato, sottili dischi di zucca racchiudono un ripieno di castagne, panna, vaniglia e Armagnac. I raviolini vengono accompagnati da un cremoso al caramello, salsa mou, sorbetto al cioccolato fondente, marron glacé, meringhe e tuile al cacao. Una composizione in cui la castagna diventa un cuore morbido, nascosto in un involucro vegetale, mentre le note amare del cioccolato e quelle calde dell'Armagnac ne amplificano il carattere.
A Vernante, nel cuore della Val Vermenagna, Fabio Ingallinera, chef del ristorante Il Nazionale, ne interpreta il legame con il territorio attraverso il Marrone di Cuneo. Le sue ravioles, ispirate agli gnocchi allungati della tradizione della Val Varaita, sono preparate con una percentuale di farina di castagne affumicata e accompagnate da ragù di cinghiale, salsa al curry verde, burro nocciola e cavolo nero. Un incontro tra memoria alpina e contaminazioni aromatiche, nel quale la dolcezza del frutto dialoga con il carattere deciso della selvaggina.
La stessa materia prima cambia completamente espressione nel Mont Blanc firmato Il Nazionale. Una base di torta monferrina al cioccolato e castagne accoglie gelato ai mundaj, le caldarroste nella tradizione dialettale locale, crema di marron glacé, spuma di latte, timo, meringhe secche e sottili sfoglie alla polvere di funghi porcini. Il risultato è una rilettura del classico dessert che porta nel piatto suggestioni di bosco, note di brace e consistenze differenti. Due preparazioni, una salata e una dolce, che raccontano altrettante possibilità espressive del Marrone di Cuneo.
Dalla brace alla farina, dalle ricette che raccontano la cultura contadina alle interpretazioni più contemporanee della cucina d'autore, la castagna dimostra così di non essere soltanto un sapore legato alla nostalgia. È un ingrediente capace di attraversare registri gastronomici differenti, di dialogare con la selvaggina e con il formaggio, di diventare mousse, ripieno o crema, senza perdere il legame con la propria origine. La sua eleganza sta forse proprio in questo: conservare l'anima di un frutto antico e concedersi, ogni stagione, una nuova identità.
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