Di Claudia Ricifari
Le case degli stilisti non sono mai semplici abitazioni. Sono progetti paralleli alla moda, realizzati e vissuti con la stessa passione con cui si disegna una collezione: proporzioni, materiali, riferimenti culturali. Alcune sono diventate musei, altre hotel, altre ancora restano spazi privati difficili da documentare, ma tutte permettono di leggere con precisione il modo in cui ogni designer costruisce il proprio immaginario. Perché il bello chiama bello e la casa di uno stilista, in fondo, è lo specchio del suo animo creativo.
Ecco le più famose.
La Villa Oasis, all’interno del Jardin Majorelle, è uno dei rari casi in cui una residenza privata ha influenzato direttamente il lavoro di uno stilista. Yves Saint Laurent e Pierre Bergé acquistano la proprietà nel 1980, salvandola da un progetto edilizio che ne avrebbe cancellato l’identità originaria.
La casa resta volutamente appartata rispetto al giardino, ma ne condivide il linguaggio: colori saturi, contrasti netti, richiami all’Art Déco e all’architettura moresca. Il Jardin Majorelle, esteso per circa 9.000 metri quadrati, diventa una fonte continua di suggestioni visive, tra specie botaniche rare e percorsi costruiti come sequenze scenografiche.
Uno spazio di concentrazione visiva, più che una vera e propria casa, dove la relazione tra interno ed esterno è costante e l’occhio è catturato dalla vitalità degli elementi che dialogano tra loro.
Il Castello di Wideville, costruito nel XVII secolo, viene acquistato da Valentino nel 1995 e ancora oggi è simbolo del gusto e dell’eleganza che contraddistingueva il couturier. Situato a Crespières (Yvelines), nella provincia parigina, è un vero e proprio gioiello architettonico divenuto monumento storico nel 1992.
L’intervento riguarda soprattutto gli interni, rispecchiando la visione di Valentino, con il supporto dell’interior decorator Henri Samuel. Arredi, tessuti preziosi, collezioni d’arte, in un mix di dettagli dell’Ottocento francese con la tradizione cinese imperiale.
Una menzione a parte merita il giardino d’inverno, angolo preferito dello stilista, con i suoi soffitti alti e l’affaccio sul giardino. La tenuta include un parco esteso, padiglioni e strutture decorative come ninfei e grotte artificiali. Ogni stanza sembra voler esprimere una sfaccettatura diversa dell’estro di Valentino, che pensava alla dimora più come un’opera d’arte che una residenza.
L’appartamento romano di Alessandro Michele è uno spazio che rispecchia perfettamente il suo modo di pensare la moda, fatto di omaggi letterari, riferimenti filosofici e dettagli massimalisti. L’abitazione si trova al piano nobile di Palazzo Scapucci, un’antica dimora con una rara torre medievale.
Nel Quattrocento, infatti, era un convento appartenente a Papa Sisto IV, il cui stemma è stato rinvenuto, intagliato nelle travi, durante i lavori di restauro. Oltre un secolo dopo la proprietà passò alla ricca famiglia Scapucci. Oggi è il rifugio del direttore creativo di Valentino, che l’ha recuperato nella sua dimensione più pura, riscoprendo passaggi segreti, soffitti affrescati, insegne papali, gigli dei re di Francia e uno scudo con il simbolo della famiglia Della Rovere.
Qui oggetti, opere, arredi convivono quasi come fossero in una galleria d’arte, tra stratificazioni e collezioni (come quella di mestoli). E poi la biblioteca, ricavata proprio sulla vecchia torre medievale, il luogo in cui Alessandro Michele si ritaglia i suoi momenti meditativi più profondi. Un luogo nato per accogliere storia e storie e – nella visione dello stilista – destinato a restare e a “parlare” anche dopo il suo passaggio.
Progettato da Antti Lovag tra il 1975 e il 1984, il Palais Bulles viene acquistato da Pierre Cardin nel 1990 ed è considerata una delle dimore più belle. Ancora oggi viene utilizzata come cornice per sfilate, come la Cruise di Dior del 2016.
L’architettura rifiuta completamente la linea retta. L’intero edificio è costruito come una sequenza di volumi sferici che si intersecano creando giochi di linee e volumi, proprio come avviene per la silhouette di un capo di moda. Su una superficie di circa 1.200 metri quadrati, la casa include saloni panoramici, piscine, cascate e un anfiteatro affacciato sul mare.
Ogni ambiente è pensato come unità autonoma, spesso decorata da artisti diversi, senza una gerarchia tradizionale degli spazi. È una casa che mette in discussione il concetto stesso di abitazione, più vicina a un’opera d’arte che a una residenza e per questo è iscritta alla lista dei monumenti storici del ministero della cultura francese dal 1999.
Casa Casuarina, su Ocean Drive, è stata costruita nel 1930 su commissione dell’architetto Alden Freeman e viene acquistata da Gianni Versace nel 1992 subendo una trasformazione radicale.
Lo stilista ha infatti ampliato la struttura, aggiungendo l'ala sud e facendo costruire la piscina decorata con mosaici e simboli iconici come la Medusa. Gli interni riprendono richiami espliciti al classicismo mediterraneo, pur se con arredi rinnovati.
Dopo la morte di Versace, la casa è stata convertita in hotel di lusso con tanto di ristorante (Gianni’s). Un passaggio che però non ha modificato la struttura principale, che resta uno degli esempi più evidenti di come lo stile Versace si traduca in architettura.
Villa Les Rhumbs è la casa d’infanzia di Christian Dior. Costruita sulla cima di una scogliera in Bassa Normandia, con vista sulle isole Anglo-Normanne, è circondata da un grande giardino.
L’edificio, con la sua facciata rosa e grigia, è dal 1988 sede del Musée Christian Dior che ospita mostre di vario tipo e in particolare una ogni anno legata a un tema sempre diverso dello stile del couturier. Il giardino è forse la parte che più rispecchia l’estetica di Monsieur Dior e che più ha influenzato la sua moda. Nel 1925, infatti, la serra è stata sostituita da un pergolato, cui Madeleine Dior, madre di Christian, aggiunge un roseto.
Il giardino dal 1938 è stato aperto al pubblico ed è di proprietà del comune.
A Pantelleria, Giorgio Armani crea quello che forse è il suo rifugio più caro. Lo stilista sviluppa negli anni un complesso di dammusi – le abitazioni tradizionali dell’isola – adattandoli a un uso contemporaneo senza snaturarne la struttura.
Le costruzioni mantengono muri spessi, tetti a cupola e aperture ridotte, progettate per gestire luce e ventilazione. L’intervento di Armani non è invasivo: lavora su materiali, proporzioni e arredi, evitando qualsiasi elemento decorativo superfluo (come nel suo stile).
La villa non è mai stata esposta mediaticamente quanto altre residenze di stilisti, ma resta uno degli esempi più coerenti del suo approccio: controllo assoluto, eliminazione del rumore visivo, rapporto diretto con il paesaggio.
Il Borro, di proprietà della famiglia Ferragamo, è un progetto complesso che unisce residenza, ospitalità e produzione agricola. Tutto nasce nel 1993, quando Ferruccio Ferragamo acquista la tenuta. Una proprietà che si estende su una superficie di 1100 ettari, composti – oltre che dagli immancabili cipressi sul viale dell’ingresso - da boschi, vigneti e uliveti.
Situato nel Valdarno, comprende un intero borgo medievale restaurato, valorizzandone la storia, le tradizioni e la natura intorno. Così, la struttura, che comprende 60 suites e ville, entra a far parte dell’Associazione Relais & Châteaux. Tra ottimi vini, verdure biologiche e uno olio extra vergine di oliva, si fa spazio anche la cucina dello chef Andrea Campani. Ma non solo. Perché, rimanendo fedeli alla tradizione di famiglia, nasce anche Il Borro Concept, una collezione di abiti pensati per vivere la campagna.
Karl Lagerfeld ha posseduto diverse proprietà, ma la villa di Louveciennes è tra le più rappresentative del suo approccio, pur essendo quella che forse ha vissuto meno.
Si tratta di una villa del XIX secolo, di impianto neoclassico, situata a circa 20 km da Parigi, acquistata dallo storico direttore creativo di Chanel nel 2012 e sottoposta a ben quattro anni di lavori di ristrutturazione. L’edificio è infatti distribuito su una superficie di 600 metri quadrati, suddivisi in 10 stanze, di cui una riservata al grande amore di Kaiser Karl, la sua gatta Choupette. All’edificio principale si aggiungono poi due unità abitative secondarie, mentre all’esterno la proprietà si apre su due acri di giardino privato, impreziositi da una piscina all’aperto e da un campo da tennis.
Come per le altre residenze degli stilisti, sono gli interni a contraddistinguersi per il modo in cui rispecchiano la personalità eclettica del suo proprietario: dalla passione per la letteratura francese agli arredi che alternano design e antiquariato fino si poster pubblicitari tedeschi del XX secolo. La villa di Louveciennes è stata venduta all’asta nel 2025 per quasi 4,7 milioni di euro, così come i suoi arredi.
Rick Owens acquista nel 2004 l’ex sede del Partito Socialista francese, in Place du Palais-Bourbon, trasformandola radicalmente e rendendola emblema del suo universo.
L’intervento è sottrattivo: elimina ogni elemento decorativo e lascia visibili le strutture portanti, i pavimenti in cemento, le superfici grezze. L’interno non viene “rifinito”, non è vissuto, bensì scrupolosamente controllato. I mobili sono progettati dallo stesso Owens, spesso in materiali pesanti e scultorei, in equilibrio tra design e installazione.
Lo spazio è organizzato come un sistema continuo tra abitazione, atelier e showroom. Non esiste una separazione netta tra vita privata e produzione creativa. È un ambiente pensato per rispecchiare l’estetica di Rick Owens in tutta la sua purezza.