Di Federica Caiazzo
Assenza e potere, dolore e raffinatezza, rigore e seduzione: il nero è il colore che più di ogni altro attraversa la moda come un filo teso tra opposti. È un colore che non nasce neutro, anzi: è carico di significati culturali profondi, stratificati nei secoli. Dal Medioevo, quando fu simbolo di penitenza e moralità, fino al Novecento, che lo consacrò emblema di eleganza assoluta, il nero è stato (e continua a essere) il colore che racconta una storia che va ben oltre l’estetica. Un linguaggio da decodificare, nella società e nel suo stesso evolversi al passo coi tempi, fino a oggi, sui red carpet nelle serie Tv più acclamate: scopriamo come e perché il colore del lutto per antonomasia possieda in sé la chiave, per quanto austera, del vero fascino senza tempo.
Per secoli il nero è stato il colore del lutto per eccellenza, il segno visibile della perdita e del raccoglimento. L’esempio più emblematico? Resta ancora oggi quello della regina Vittoria d’Inghilterra che, dopo la morte del principe Alberto nel 1861, scelse di vestire di nero per tutto il resto della sua vita. Un pegno d’amore che influenzò l’intera società vittoriana. Una consacrazione: il nero, simbolo del dolore.
Le radici di questo simbolismo affondano però ancora più indietro, nel Medioevo. Come sottolinea lo storico dei colori Michel Pastoureau, il nero era carico di significati ambivalenti: poteva rappresentare il male e la morte, ma anche l’umiltà e la penitenza. In questo contesto, molti ordini religiosi - in particolare i benedettini – furono soliti indossare tuniche nere come simbolo di rinuncia e autodisciplina. Una scelta cromatica che pare suscitò persino molteplici dibattiti tra ordini monastici: i benedettini e i cistercensi discussero sul valore simbolico dell’abito nero rispetto a quello bianco, più legato alla purezza.
Con il passare dei secoli, il nero inizia a perdere gradualmente la sua identificazione col dolore, avvicinandosi sempre di più al significato dell’autorità e del prestigio. Tra Cinque e Seicento, nelle corti europee, vestire di nero diventa così il simbolo dell’appartenenza all’alta società: un colore raffinato, costoso, scelto da nobili, giuristi e sovrani.
È con la celebre stilista Gabrielle Chanel – in arte Coco - che il nero compie la sua rivoluzione definitiva. Nel 1926, con il celebre little black dress (ovvero, il tubino nero), il nero diventa sinonimo di modernità, emancipazione femminile e minimalismo. Un abito democratico, pensato per tutte le donne, capace di adattarsi a ogni occasione. Ancora oggi, resta infatti il must-have che concilia stile, praticità e status, da un incontro di lavoro a una serata elegante.
Oggi il nero è protagonista dei look red carpet più scenici ed eleganti, talvolta persino provocatori. Lo ritroviamo declinato in chiave dark e performativa, come il recentissimo look di Lady Gaga ai Grammy Awards 2026. Oppure nell’estetica di Mercoledì Addams, che ha riportato il nero al centro dell’immaginario gotico e pop, trasformandolo in simbolo di individualità, ribellione e intelligenza fuori da ogni schema.
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