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fashion02 febbraio 2026

I luoghi più iconici (e strani) scelti per le sfilate di moda

La voglia di stupire, ma anche di restituire l’essenza e l’ispirazione della collezione: la location per un brand è una cosa seria. Dal deserto marocchino per Saint Laurent, ai monitor di Wall Street per Balenciaga, fino al Museo Picasso di Parigi per Jacquemus alla ultima Fashion Week parigina
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Di Simona Peverelli

Chanel in Seoul, South Korea - Credits: Getty ImagesChanel in Seoul, South Korea - Credits: Getty Images

Via le tradizionali passerelle, con le lunghe rampe al centro della sala su cui camminare; largo a spazi inediti, dentro cui giocare e sperimentare. Se il cuore della sfilata sono gli abiti che si muovono dentro le modelle, il contesto diventa un contenitore formidabile per restituire l’essenza, l’ispirazione e il significato di una collezione di moda. Mesi di lavoro, un’idea avuta nel cuore della notte, durante un viaggio o dopo un incontro - per il suo “rosso”, Valentino ebbe l’ispirazione all’Opera di Barcellona, quando tra il pubblico notò una donna avvolta in un velluto color fuoco. Così l’allestimento del fashion show e la location possono restituire quel guizzo e quell’atmosfera, raccontando una storia.

Se la moda racconta storie attraverso i luoghi

Quella storia e quelle storie che da decenni permettono alla moda di andare oltre tessuti e silhouette, per diventare “sogno”. La scelta di spazi inediti, inoltre, fa parte di una precisa strategia, un modo per rendere la sfilata un evento da rilanciare su stampa e social. Ma sempre nell’ottica di andare oltre l’apparenza: così il vestito, che da solo rimarrebbe un semplice capo, se supportato da una narrazione, si carica di senso. Come la moda tutta. Alcuni brand organizzano veri e propri show indimenticabili, altri creano allestimenti cerebrali - come ha fatto Alessandro Michele nella sua ultima Haute Couture di Valentino. Ma sono i luoghi a parlare più di ogni altra cosa, luoghi iconici e storici, attraversati nel quotidiano da persone e oggetti che sono lontani anni luce dalle passerelle, e che per pochi minuti possono diventano un palcoscenico che mette in scena lo stile.

Il museo Picasso di Parigi. Jacquemus

L'ultimo brand che ha scelto un posto fuori dai canoni è stato Jacquemus alla settimana della moda parigina dedicata al prêt-à-porter maschile. La collezione Autunno-Inverno 2026-2027 è stata infatti presentata al Museo Picasso di Parigi, dove la moda si è immersa nella pittura. Sul pavimento a scacchi del museo si sono mosse silhouette che hanno decostruito la realtà in forme geometriche. Così sui tessuti è sembrato di vedere i coni, i cilindri e le sfere che hanno reso il Cubismo forma d’arte totalizzante all'inizio del Novecento, fra motivi a coriandoli, nastri curvi e ricami di piume. Il tutto in un’atmosfera di festa squisitamente parigina, restituita dall’eleganza del magnifico palazzo nobiliare barocco situato nel quartiere del Marais.

Jacquemus al Museo Picasso - Credits: Getty ImagesJacquemus al Museo Picasso - Credits: Getty Images

La Grande Muraglia cinese. Karl Lagerfeld

Per capire come un direttore creativo decide di ribaltare e mutare l'habitat naturale in cui far camminare modelli e modelle, basta pensare al luogo scelto da Karl Lagerfeld nel 2007, quando ha messo in piedi uno spettacolo senza pari sfruttando la Grande Muraglia Cinese per presentare la collezione Primavera-Estate 2008 di Fendi. Ci sono voluti dodici mesi di trattative con il Ministero della Cultura locale per portare la moda su uno dei più grandi progetti edili nella storia del mondo: 88 modelle sul tappeto bianco insieme a oltre 500 ospiti; un evento irripetibile. Del resto a Lagerfeld non sono mai piaciute le cose semplici.

Fendi alla Grande Muraglia Cinese - Credits: Getty ImagesFendi alla Grande Muraglia Cinese - Credits: Getty Images

Il deserto marocchino. Saint Laurent

Un altro luogo incredibile è stato quello scelto da Anthony Vaccarello per presentare la collezione uomo Primavera-Estate 2023 Saint Laurent: il deserto marocchino. Del resto in Marocco il fondatore della maison aveva iniziato un dialogo tra luoghi e persone negli anni Sessanta e aveva persino preso casa. Nel 1966, infatti, Yves Saint Laurent e l’amato Pierre Bergé trovarono un luogo “di felicità e serenità” a La Mamounia di Marrakech. Così l’amore per quello spaccato di mondo che sa di spezie e tè alla menta si è espresso in un défilé dal sapore sahariano, tra linee semplici e stratificate. Ad Agafay la collezione uomo è andata in scena apparentemente sospesa fra tempo e spazio, con un cerchio di luce realizzato dall’artista e scenografo inglese Es Devlin a fare da sfondo all’incredibile passerella. E ha ricordato a tutti come Saint Laurent e il deserto siano legati indissolubilmente.

Saint Laurent sfila nel deserto di Agafay a Marrakech credits: Launchmetrics.com/SpotlightSaint Laurent sfila nel deserto di Agafay a Marrakech credits: Launchmetrics.com/Spotlight

Salk Institute for Biological Studies, San Diego. Louis Vuitton

Spesso sono le collezioni Cruise dei brand - che nascono come proposte di abiti pensati per le vacanza di alta gamma - ad ambientarsi in location scenografiche poco note, lontane dai soliti circuiti e dalle rotte del turismo di massa. Così queste sfilate si trasformano in occasioni di scoperta di patrimoni naturali e architettonici. Un esempio è la straordinaria location scelta da Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton per la collezione Cruise 2023, presentata al Salk Institute for Biological Studies di San Diego.

Progettata da Louis Khan nel 1965, la struttura è caratterizzata da due ali rettangolari identiche alte quattro piani, disposte una di fronte all'altra e perpendicolarmente all’Oceano Pacifico. “Un monastero in cemento per anime illuminate”, come è stata definita, che ospitando le creazioni della maison francese è diventata un omaggio al sole, alla sua luce che si è riflessa sugli abiti trasformando la seta, le pelli lucide, i lini mélange e i pesanti jacquard in suggestive colate di lava.

Louis Vuitton al Salk Institute for Biological Studies di San Diego - Credits: Getty ImagesLouis Vuitton al Salk Institute for Biological Studies di San Diego - Credits: Getty Images

Abbazia di Westminster, Londra. Gucci

A Londra non esiste un posto più sacro dell'abbazia di Westminster. È qui che Alessandro Michele ha deciso di tenere la sfilata della collezione Cruise 2017 di Gucci. Un inno alla cultura inglese portato in scena dall’ex direttore creativo in un luogo simbolo: uno dei più importanti centri di culto della religione anglicana, dove vengono incoronati e sepolti i regnanti d’Inghilterra. Circa 90 modelli donne e uomini hanno sfilato nei corridoi, tra le mura e i chiostri medioevali dell'abbazia con colori sgargianti, richiami vintage e altri di ispirazione inglese, come la moda vittoriana, quella punk, e con l'immancabile Union Jack, la bandiera britannica.

Gucci all'abbazia di Westminster, Londra - Credits: Getty ImagesGucci all'abbazia di Westminster, Londra - Credits: Getty Images

Palais Bulles, Théoule-sur-Mer. Dior

Tra le montagne che si affacciano sulla baia di Cannes sorge una dimora tinta di un rosa sfumato, che si fonde armoniosamente con il paesaggio naturale. Palais Bulles è l’opera architettonica che incarna l’eleganza e l’audacia dello stilista Pierre Cardin, primo sarto della maison Dior, stilista dei Beatles e pioniere della minigonna in passerella. Dunque è stata un inno alla storia del brand la scelta di Dior di sfilare qui con la collezione Resort 2016.

L’allora direttore creativo Raf Simons ha interpretato l’estetica di Palais Bulles come metafora della collezione, con un’idea di libertà, di gioco e individualità, che ha ripreso le costruzioni architettoniche di Christian Dior mescolandole con i colori e la natura offerti dalla Costa Azzurra. L’ambientazione era proprio la dimora, che prende il proprio nome dalle sinuose bolle di differenti dimensioni da cui è formata, dentro e fuori. Così le modelle hanno percorso il corridoio con le aperture a oblò che si affacciano sull’esterno, per poi uscire e terminare la passerella nel giardino.

Dior al Palais Bulles, Théoule-sur-Mer - Credits: Getty ImagesDior al Palais Bulles, Théoule-sur-Mer - Credits: Getty Images

Wall Street 11, New York. Balenciaga

A volte le location scelte sono simboli in purezza, luoghi che esprimono con la loro stessa presenza interi sistemi di pensiero. Come quello scelto da Balenciaga, per la sua Cruise 2023: Wall Street, civico 11. Qui, dove risiede la Borsa di New York, dove si giocano le sorti di patrimoni miliardari, tra i monitor con gli andamenti delle società quotate e le scrivanie dei broker, l’allore direttore creativo Demna ha allestito la sua controversa sfilata. Tra azioni, maschere fetish e mazzette di dollari lo stilista ha invitato ad alcune riflessioni: da una parte il senso di inquietudine legato al panorama globale di oggi; dall’altro la necessità dei brand di ottenere successi commerciali, oltre che creativi, in una corsa affannosa che logora chi lavora in questo settore.

Biblioteca pubblica di New York. Marc Jacobs

Marc Jacobs ha scelto più di una volta la New York Public Library, fino alla Fall 2026, con il suo universo quasi fiabesco, dove ogni regola è sospesa. Nella quiete della biblioteca pubblica della Grande Mela il designer ha forse voluto forse usare un espediente per denunciare la frenesia dei tempi moderni, tra volumi esagerati, stampe e paillettes. Pantaloni a coste da workwear rivisitati nei tagli e nei volumi, t-shirt in maglia a nodi e trench avvolgenti con imbottiture extra-large. Un linguaggio studiato non per il puro desiderio di essere visti, ma per affermare la propria unicità, senza compromessi. E senza urlare.

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