Scopri Infinity+
Corporate
living22 luglio 2026

Bauhaus, viaggio alle origini del design moderno

300 km tra Weimar, Dessau e Berlino (con deviazione a Potsdam). L'itinerario firmato da X Style tra edifici, case dei maestri e musei che vi porta dentro la storia della più rivoluzionaria scuola d'arte del Novecento
Condividi:

Di Patrizia Piccinini

La scritta che campeggia sull'edificio di Dessau - Credits: Courtesy Bauhaus-Dessau
La scritta che campeggia sull'edificio di Dessau - Credits: Courtesy Bauhaus-Dessau

Più che uno stile, il Bauhaus è un itinerario del pensiero. Un viaggio di 300 chilometri che unisce i tre luoghi simbolo di una rivoluzione culturale senza precedenti. Il percorso inizia a Weimar nel 1919, dove Walter Gropius getta le basi per un nuovo rapporto tra arte e quotidianità; si evolve a Dessau, dove l'architettura della scuola diventa manifesto della modernità; e si conclude a Berlino, l'ultima tappa prima che la chiusura e la diaspora dei suoi maestri ne diffondessero il DNA in tutto il mondo.

Weimar, dove nasce l’utopia

Tutto comincia nel 1919 a Weimar, città elegante nel cuore della Turingia, già celebre per il suo immenso tesoro culturale legato a Goethe e Schiller, Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Una realtà a misura d'uomo, fatta di strade tranquille e palazzi storici, che custodisce una delle stagioni più straordinarie della cultura europea. Ma Weimar è anche un luogo in cui la storia mostra le sue contraddizioni più profonde. A soli 10 chilometri dal centro, sulla collina delle Ettersberg, sorge infatti il Memoriale di Buchenwald, uno dei più spietati campi di concentramento nazisti, aperto nel 1937 e liberato nell’aprile del 1945.

Oggi la città convive con questa doppia eredità in modo consapevole, celebrando la sua rivoluzione artistica senza cancellare le pagine più dolorose del Novecento. È in questo contesto che l'architetto tedesco Walter Gropius fonda il Bauhaus, unendo l’Accademia d’arte e la Scuola di arti applicate con un obiettivo preciso: superare la distanza tra artista e artigiano. L’idea è dirompente: progettare un mondo nuovo attraverso il dialogo tra discipline diverse. Pittori, architetti, designer e artigiani lavorano fianco a fianco per immaginare oggetti e ambienti capaci di fondere estetica, funzione e innovazione. Nel primo periodo arrivano a Weimar i grandi protagonisti dell’avanguardia europea: Paul Klee, Wassily Kandinsky, László Moholy-Nagy e Johannes Itten.

L’edificio Bauhaus-Universität Weimar progettato da Henry van de Velde tra il 1904 e il 1911; La scala principale dell'Università Bauhaus di Weimar; Il Bauhaus Museum Weimar sulla piazza Stéphane-Hessel-Platz, inaugurato nel 2019 - Credits: Courtesy Francesca Panzeri; Courtesy Bauhaus Museum Weimar
L’edificio Bauhaus-Universität Weimar progettato da Henry van de Velde tra il 1904 e il 1911; La scala principale dell'Università Bauhaus di Weimar; Il Bauhaus Museum Weimar sulla piazza Stéphane-Hessel-Platz, inaugurato nel 2019 - Credits: Courtesy Francesca Panzeri; Courtesy Bauhaus Museum Weimar

Nei laboratori si sperimentano colori, materiali, forme geometriche e nuovi sistemi produttivi, gettando le basi del design contemporaneo. Oggi la città si rivela una tappa ideale da esplorare a piedi, unendo la storia del movimento a una felice dimensione urbana. Il percorso comincia dalla sede storica, l’attuale Bauhaus-Universität Weimar: il complesso, oggi Patrimonio UNESCO, fu progettato dall’architetto belga Henry van de Velde tra il 1904 e il 1911 e conserva ambienti straordinari come lo scalone monumentale, gli atelier e il celebre ufficio del direttore, disegnato da Gropius nel 1923 in occasione della prima grande mostra della scuola.

Poco distante si incontra Haus Am Horn, l’unica vera casa realizzata dal Bauhaus a Weimar. Progettata nel 1923 da Georg Muche con la collaborazione dei laboratori del movimento, rappresenta il primo manifesto concreto del nuovo abitare: un'architettura funzionale, luminosa e concepita come un organismo unico, dove arredi e spazi dialogano costantemente tra loro.

A ricomporre i fili di questa memoria è infine il Bauhaus Museum Weimar, inaugurato nel 2019 per il centenario della fondazione. L'edificio contemporaneo, firmato dall’architetta Heike Hanada, è un blocco essenziale pensato per custodire la collezione permanente “Il Bauhaus viene da Weimar”. Al suo interno, tra mobili, disegni e fotografie, si riscopre il periodo in cui la scuola era ancora un puro laboratorio di ricerca, sospeso tra arte, artigianato e sperimentazione. Da qui il viaggio prosegue verso Dessau, la città dove il sogno lascia i laboratori per farsi grande architettura.

La Haus am Horn a Weimar, la prima casa modello costruita dal Bauhaus nel 1923, progettata da Georg Much con i mobili del giovane - Credits: Courtesy Thomas Müller/Thomas Müller
La Haus am Horn a Weimar, la prima casa modello costruita dal Bauhaus nel 1923, progettata da Georg Much con i mobili del giovane - Credits: Courtesy Thomas Müller/Thomas Müller

Dessau, la scuola diventa architettura

Da Weimar a Dessau sono circa 150 chilometri, poco meno di due ore di auto. È una tratta che conduce dalla culla della cultura classica tedesca al cuore industriale della Germania degli anni Venti, dove il Bauhaus trova il contesto ideale per trasformare le proprie idee in strutture concrete. Nel 1925, spinta da crescenti difficoltà politiche ed economiche a Weimar, la scuola si trasferisce in una città in piena espansione manifatturiera e meccanica.

Qui il movimento cambia volto: da laboratorio artistico si evolve in un'istituzione moderna, aperta al dialogo con l’industria e alla produzione in serie. È proprio in questo avamposto produttivo che Walter Gropius realizza il complesso destinato a diventare il simbolo stesso del Movimento Moderno. Inaugurato nel 1926, il Bauhaus Building Dessau è una celebre composizione di volumi geometrici, grandi superfici vetrate e spazi concepiti in base alla loro funzione. La facciata continua in vetro dei laboratori, la distribuzione fluida degli ambienti e l’assenza di decorazioni superflue esprimono il principio cardine del movimento: la bellezza nasce dall’equilibrio millimetrico tra forma, uso e tecnologia. L'edificio era un manifesto abitato dove studenti e maestri studiavano e sperimentavano insieme.

Oggi la struttura, Patrimonio UNESCO dal 1996, è interamente visitabile grazie ai programmi della Bauhaus Dessau Foundation, e offre anche un’opportunità unica: quella di dormire al suo interno. Il Prellerhaus, la palazzina residenziale concepita da Gropius per gli studenti, ospitava piccoli alloggi individuali con grandi finestre e arredi essenziali. Dopo un attento restauro, alcune di queste stanze originali sono diventate camere per i turisti. A breve distanza dal complesso principale sorgono le Masters' Houses, le ville bifamiliari progettate sempre da Gropius per i docenti. In queste architetture l’utopia entrava nella quotidianità: la casa singola del direttore e i tre blocchi attigui ospitavano figure del calibro di Wassily Kandinsky, Paul Klee, László Moholy-Nagy, Josef Albers e Lyonel Feininger.

Interni, arredi e opere d’arte dialogavano in spazi dove ogni dettaglio partecipava alla definizione di una nuova estetica domestica. È in questa comunità che nascono gli oggetti destinati a diventare icone eterne del Novecento: dalle sperimentazioni di Marcel Breuer sui mobili in tubolare d’acciaio alle lampade nate nei laboratori metallici, fino ad arredi che ancora oggi incarnano i concetti di semplicità e funzionalità. A Dessau il Bauhaus raggiunge la sua massima maturità, traducendo il pensiero in spazio reale, prima che il viaggio prosegua verso Berlino, ultima tappa in cui la storia della scuola si intreccerà con la direzione di Ludwig Mies van der Rohe e con la diaspora forzata dei suoi protagonisti.

La casa di Kandinsky, professore al Bauhaus - Credits: Courtesy Bauhaus-Dessau
La casa di Kandinsky, professore al Bauhaus - Credits: Courtesy Bauhaus-Dessau

Deviazione a Potsdam: la Torre Einstein di Erich Mendelsohn

Prima di raggiungere Berlino, l'itinerario suggerisce una deviazione speciale verso Potsdam, dove sulla collina del Telegrafenberg sorge uno degli edifici più visionari del Novecento: la Torre Einstein, progettata da Erich Mendelsohn. Realizzata tra il 1919 e il 1922, la torre nasce come osservatorio astrofisico d'avanguardia, concepito specificamente per studiare il sole e verificare in modo sperimentale la teoria della relatività di Albert Einstein. La sua straordinaria forma fluida e scultorea, radicalmente lontana dalle geometrie rigorose e ortogonali del Bauhaus, racconta un’altra anima potente della modernità tedesca, legata alle correnti dell’espressionismo e dell'architettura organica.

Mendelsohn, contemporaneo di Gropius e dei maestri di Weimar, immagina un volume in movimento, dove le pareti sembrano modellate come plastica dalla luce e dalla dinamica delle curve. È un’opera che ancora oggi sorprende per la sua capacità di anticipare di decenni le forme fluide del design contemporaneo, e che rappresenta il perfetto contrappunto formale alle tappe precedenti. Da qui, l'itinerario riprende la rotta principale verso Berlino, l’ultimo capitolo della scuola e la città in cui il destino del Bauhaus si compie nel cuore della metropoli moderna.

Einsteinturm progettata da Erich Mendelsohn, tra il 1920 e il 1921 - Credits: Courtesy Wikimedia Commons
Einsteinturm progettata da Erich Mendelsohn, tra il 1920 e il 1921 - Credits: Courtesy Wikimedia Commons

Berlino, la fine della storia

Da Dessau a Berlino sono circa 130 chilometri, poco più di un’ora e mezza di auto. È l’atto conclusivo di questo itinerario, una metropoli dove la storia della scuola si fonde con i destini personali dei suoi protagonisti e con la straordinaria stagione del Modernismo tedesco. Nel 1932, a causa delle insostenibili pressioni politiche del regime nazista, il Bauhaus è costretto ad abbandonare Dessau. Tenta un'ultima, disperata resistenza trasferendosi a Berlino come istituto privato, all'interno di un ex edificio industriale nel quartiere di Steglitz, sotto la guida di Ludwig Mies van der Rohe.

L’esperimento, tuttavia, dura appena pochi mesi: nel 1933 la scuola viene definitivamente chiusa. Eppure, quella fine traumatica segna l’inizio di una straordinaria diffusione internazionale: costretti all'esilio, maestri e studenti portano con sé idee, metodi e visioni, disseminando il DNA del Bauhaus in tutto il mondo. La memoria di questa epopea è oggi custodita dal Bauhaus Archive / Museum of Design Berlin. L’edificio, caratterizzato dalle iconiche coperture a shed che richiamano il profilo delle fabbriche, fu progettato da Walter Gropius alla fine degli Anni '70 e realizzato nel decennio successivo lungo il canale Landwehrkanal.

Poco distante, nel quartiere periferico di Alt-Hohenschönhausen, si incontra uno degli ultimi lavori in patria di Mies van der Rohe: la Mies van der Rohe Haus, nota anche come Haus Lemke. Realizzata nel 1932, questa piccola residenza privata in mattoni rossi anticipa i principi dei suoi futuri grattacieli americani, celebrando la fluidità spaziale e un dialogo continuo con la natura circostante. Il percorso berlinese di Mies si conclude idealmente nel Kulturforum con la Neue Nationalgalerie, inaugurata nel 1968: un tempio assoluto in acciaio e vetro dove la semplicità costruttiva tocca la purezza monumentale.

Ma Berlino permette soprattutto di scoprire il risvolto più democratico e sociale del Movimento Moderno, legato alla dimensione collettiva dell’abitare. Tra il 1929 e il 1931 prende forma il quartiere Siemensstadt, noto anche come Ringsiedlung, situato nella zona nord-occidentale della città (l'accesso principale per visitarlo è lungo la Goebelstraße, nel distretto di Spandau). Progettato da un pool di architetti eccezionali guidati da Gropius e Hans Scharoun, il complesso nacque per offrire alloggi dignitosi e razionali ai lavoratori delle fabbriche Siemens, trasformando luce, aria e verde nei pilastri di una nuova urbanistica, oggi protetta dall'UNESCO.

Ancora più iconica è la Hufeisensiedlung, il celebre insediamento a forma di ferro di cavallo firmato da Bruno Taut e Martin Wagner tra il 1925 e il 1930. Per esplorarlo bisogna spostarsi nel distretto meridionale di Neukölln, precisamente nel quartiere di Britz, dove l'architettura si fa manifesto di emancipazione sociale attorno alla Fritz-Reuter-Allee. Con le sue facciate dai colori squillanti e i giardini integrati, questo complesso UNESCO ha dimostrato che la qualità della vita e il buon design non erano un privilegio per pochi, ma un diritto accessibile alle classi lavoratrici. Anche qui il viaggio si fa esperienza diretta: all’interno del quartiere, la casa-museo Tutes Heim è stata meticolosamente restaurata con gli arredi e le cromaticità originali degli anni Venti, offrendo la possibilità di soggiornare nel cuore del Modernismo. Berlino si rivela così il luogo dove il Bauhaus si spegne come istituzione, ma si consacra per sempre come idea, lasciando le sue tracce indelebili sul volto della città contemporanea.

Bauhaus-Archiv - Credits: Courtesy Bauhaus-Berlino
Bauhaus-Archiv - Credits: Courtesy Bauhaus-Berlino

Il ritorno di Mies: dalla casa al museo

Accanto alla memoria del Bauhaus, Berlino custodisce anche il capitolo finale della storia europea dell'architetto e designer tedesco Ludwig Mies van der Rohe. Dopo la piccola Haus Lemke, realizzata nel 1932 poco prima della sua partenza dalla Germania, il suo ultimo grande progetto tedesco arriva molti anni più tardi con la Neue Nationalgalerie, inaugurata nel 1968. Un edificio manifesto, dove l'architetto porta alla massima espressione la sua ricerca: una grande sala libera, sospesa sotto una maestosa copertura in acciaio, con pareti vetrate che azzerano i confini tra interno ed esterno.

Dopo la lunga esperienza americana, il ritorno a Berlino diventa un gesto profondamente simbolico, in cui la modernità nata in Germania ritrova uno dei suoi padri fondatori. Oggi la Neue Nationalgalerie, magnificamente restaurata dallo studio di David Chipperfield, non è solo uno spazio espositivo, ma il monumento perfetto per comprendere l’eredità del Movimento Moderno. È proprio in questa alternanza tra la dimensione intima della casa, il rigore delle istituzioni e l'utopia democratica dei quartieri sociali che si compie il viaggio. Dalle strade di Weimar ai laboratori di Dessau, fino all'orizzonte della metropoli berlinese, quel percorso di 300 chilometri iniziato nel 1919 non si è mai interrotto: continua a vivere nelle forme, negli oggetti e nelle architetture che, ancora oggi, disegnano la nostra quotidianità.

Leggi anche:

I migliori ristoranti internazionali in Italia: dieci tavole per viaggiare (anche in città)

Dove mangiare all’aperto in Italia? 15 ristoranti nel verde che vi rimarranno nel cuore

Contenuti consigliati