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living04 gennaio 2026

Come berremo nel 2026: il vino tra identità e territorio

Vitigni autoctoni, bevibilità e sostenibilità: come sta cambiando il mondo dell’enologia e il modo di bere nel 2026
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Come sarà il vino del futuro e cosa berremo nell’anno nuovo? Una cosa è certa: l’enologia non è più un mondo chiuso e riservato agli addetti ai lavori e agli appassionati. C’è una consapevolezza sempre maggiore. E da una maggiore consapevolezza deriva una maggiore capacità di scelta e discernimento. Per farci raccontare come cambierà il modo di bere nel 2026 (qui vi suggeriamo i cocktail ispirati a film e serie tv) abbiamo intervistato Luisito Perazzo, Miglior Sommelier d’Italia 2005 e figura di riferimento della sommellerie italiana. Ecco la sua visione chiara e concreta di cosa accadrà e quali saranno le tendenze del vino che conquisteranno tutti.

Autoctono come certezza

La prima parola chiave è una dichiarazione di intenti. «La parola che definirà il bere del prossimo futuro è autoctono», spiega Perazzo. «Da tempo c’è un ritorno alle varietà autoctone in ogni Paese, ma in Italia questo fenomeno è ancora più significativo: non è più curiosità, è diventata una certezza».Accanto ai grandi vitigni storici - Nebbiolo, Sangiovese, Vermentino - cresce l’interesse per varietà considerate a lungo minori: «Pecorino, Passerina, alcuni tipi di Lambrusco stanno vivendo una nuova attenzione. È un ritorno alle radici che oggi ha basi solide».

Secco, fresco, bevibile

Cambia anche il gusto del consumatore. «Per i vini da consumo quotidiano, da aperitivo o da pasto, la parola chiave è secco», osserva Perazzo. «Oggi si tende a bere vini più asciutti rispetto al recente passato. Il nuovo consumatore è più evoluto».I vini dolci restano confinati invece a momenti specifici: «Sono riservati a poche celebrazioni. Nel resto dei casi si cercano vini più freschi, più agili». Il concetto centrale è la bevibilità: «Vini pronti, dinamici, capaci di accompagnare senza appesantire».

Giovani adulti: meno e meglio

Le nuove generazioni bevono con maggiore attenzione. «I giovani adulti oggi bevono con più sensibilità e senso della misura», racconta Perazzo. «Infatti anche l’età media nei corsi di vino come per esempio AIS dove insegno, si è abbassata molto».Cresce l’interesse per produzioni sostenibili: «C’è una forte attenzione al biologico e, in parte, al biodinamico. Senza fare di tutta l’erba un fascio: alcuni vini biodinamici sono meravigliosi, altri meno. Ma l’impatto ambientale è diventato centrale».Nel frattempo, la mixology conquista anche l’alta ristorazione: «Oggi cocktail e spirits entrano stabilmente nelle carte dei vini e nei ristoranti stellati. Gli spirits continuano a evolversi e sono apprezzati soprattutto da un pubblico maschile, spesso più maturo».

Bollicine sì, ma con giudizio

Le bollicine restano protagoniste, ma qualcosa si sta incrinando. «C’è già un arresto dei consumi, con segno meno sia in Italia sia nel mondo», spiega Perazzo. «Il problema non è il metodo - Martinotti o classico - ma una speculazione troppo aggressiva». Il riferimento è chiaro: «Una bollicina media oggi costa più di quanto dovrebbe. La responsabilità è soprattutto del mercato dello Champagne, che ha trascinato i prezzi verso l’alto». Una dinamica che rischia di snaturare vini pensati per la convivialità: «funzionano sempre benissimo a tavola, ma solo se i prezzi tornano a essere equilibrati».

Rossi strutturati: vincono se sanno aspettare

I grandi rossi non scompaiono (anzi, le loro tonalità invadono anche la moda), ma cambiano passo. «I vini rossi strutturati hanno ancora spazio», chiarisce Perazzo, «ma quello spazio oggi è soprattutto per i rossi evoluti, vini che si dimostrano perfirmanti se vanno in evoluzione».Barolo, Barbaresco, Amarone, Brunello, Taurasi restano centrali, ma con una nuova lettura: «Molti produttori stanno rivedendo il modello di vinificazione per renderli più godibili anche nell’immediato. Non è sbagliato, è una scelta. E serve coraggio».

Il ritorno del legno (fatto bene)

Tra le tendenze sottovalutate destinate a crescere ce ne sono due. «I vini rossi legati alla storia e al territorio, complessi, anche affinati in legno», dice Perazzo. «Negli anni Novanta e Duemila c’è stata l’esplosione del barricato: se non era barricato, nessuno lo voleva».Oggi il legno torna con maggiore consapevolezza: «Ora sappiamo usarlo. E lo stesso vale per i bianchi in legno, che avranno sempre più spazio».

Un vino sempre più colto

Il vino del futuro non sarà più semplice, ma più consapevole. «Sarà un vino più colto», conclude Perazzo. «Le persone oggi sono più addestrate, più attente. Non cercano vini neutri, senza connotazioni, ma vini di concetto».Vini con una storia, una filosofia, un pensiero: «Il consumatore vuole capire cosa c’è dietro il bicchiere. E questa è la vera evoluzione del bere».

Federica Caiazzo

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