Di Patrizia Piccinini
C’è una settimana in cui Milano smette di essere una città e diventa un rito collettivo. I cortili segreti si spalancano e il design smette di stare sulle riviste per finire dritto perfino nei bicchieri dell’aperitivo. È la settimana del Salone del Mobile, quest’anno in programma a Fiera Milano Rho dal 21 al 26 aprile 2026, il momento in cui la città decide di svelare al mondo come vivremo domani, senza chiedere il permesso. Non è una solo una fiera. È un fenomeno che hackererà anche l'urbanistica: le vetrine cambieranno faccia, i Palazzi storici si reinventeranno e le lingue si mescoleranno sui marciapiedi come in un porto di mare.
Il 2026 è l’anno della 64ª edizione del Salone del Mobile, che segna il definitivo crollo dei confini. E se la fiera è già sold out, il vero racconto esplode tra i palazzi. Si va alla Scala per l'inaugurazione e ci si ritrova a discutere di estetica in un’edicola in Piazza Duomo. Ma la vera chicca è il ritorno alla riscoperta urbana: l'istituzione collaborerà con Bianca Felicori (la mente dietro Forgotten Architecture) per riaccendere i riflettori sugli edifici dimenticati di Milano, trasformando la città in una mappa di tesori nascosti. E per chi non sa aspettare, lo spettacolo inizia prima: il 10 aprile il Cinema Anteo proietterà in anteprima Lost and Roll di Gianluca Vassallo. Non è il solito documentario, ma una ricerca fotografica e cinematografica che scava nelle dinamiche umane: come interagiamo con gli oggetti? Come ci muoviamo nello spazio del Salone?
Rientrando in Fiera, dimenticate le file di mobili tutte uguali. Quest'anno il design è una sceneggiatura. Il nuovo percorso espositivo Salone Raritas (curato da Annalisa Rosso, Editorial Director e Cultural Events Advisor del Salone del Mobile, con il progetto di allestimento di Formafantasma) non è un’esposizione, è una wunderkammer di pezzi unici che sembrano usciti da un set cinematografico.
Venticinque gli espositori coinvolti, tra cui spiccano nomi come la galleria milanese Nilufar, COLLECTIONAL, Salviati x Draga & Aurel, Mouromtsev Design Editions, Mercado Moderno, Bianco67 e Brun Fine Art. E se entrate in Aurea, an Architectural Fiction, installazione immersiva a cura di Oscar Lucien Ono (Interior Designer & Founder Maison Numéro 20), non state guardando un hotel: state recitando in un pezzo di futuro. Stanze che reagiscono al vostro umore, luci sospese, atmosfere che ti fanno dimenticare il caos di fuori. Qui il design non si guarda, si abita.
Inutile girarci intorno: il cuore pulsante della casa resta la cucina. Ma dimenticate l’immagine della stanza chiusa, quel microcosmo isolato dove si preparava la cena in solitudine. A EuroCucina 2026, si riprende la scena e diventa il palcoscenico totale della vita domestica. È un’entità fluida: scompare quando il dovere chiama, si trasforma in ufficio mentre rispondi a un’ultima mail e si apre all’abbraccio degli amici tra superfici che vibrano sotto le dita. È uno spazio che non impone regole, ma ascolta i tuoi passi e asseconda ogni tuo gesto. Qui, nell’universo di FTK – Technology For the Kitchen (dove si possono toccare con mano i nuovi elettrodomestici) il confine tra tecnologia e benessere si dissolve in un’esperienza multisensoriale senza precedenti.
L’intelligenza artificiale non è più un gadget, ma un’anima invisibile che abita superfici intelligenti e materiali profondamente green, dando vita a un’estetica emotiva che sa di futuro e di rispetto. In un mondo che corre a perdifiato, la cucina si riafferma così come l'ultima piazza vera: l'unico posto dove, tra il vapore di una pentola e il profumo del caffè, ci si guarda ancora negli occhi mentre bolle l’acqua.
Anche il bagno ha smesso di essere una "stanza di servizio". Oggi è l’unico vero rifugio, l’unico posto dove il telefono, forse, resta fuori dalla porta. Al Salone Internazionale del Bagno, lo spazio si trasforma in una piccola architettura del benessere. Docce che sembrano pioggia, superfici continue che eliminano il rumore visivo, una tecnologia invisibile che lavora per farti stare bene. Non è lusso, è sopravvivenza quotidiana.
Il design 2026 non si ferma alle pareti di casa. Lo trovi negli hotel dove lavori, nei ristoranti dove mangi, negli spazi pubblici che devono diventare sempre più umani. È la filosofia del Salone Contract, una delle grandi news di questa edizione: rendere ogni luogo un posto dove valga la pena stare. E se volete vedere dove sta andando davvero il mondo, fate un salto al SaloneSatellite (il tema è Skilled Craftsmanship + Innovation). Lì ci sono i ragazzi che non hanno paura di sbagliare, che mescolano stampanti 3D e mani sporche di argilla. È lì che batte il polso di domani.
Per una settimana, designer, studenti, appassionati e passanti condividono gli stessi tram e le stesse attese al bancone del bar. È questo caos creativo a rendere il Salone unico: non si guarda, si vive. In un tempo incerto, Milano offre una bussola. Ci insegna che il design, quando funziona davvero, non serve a riempire una stanza, ma a migliorare la vita. E per sette giorni, in città, la vita scende in strada. Certo, alla fine della settimana avrete i piedi distrutti e la memoria del telefono piena di foto di sedie su cui non vi siederete mai. Ma ne sarà valsa la pena: perché a Milano, in quei giorni, anche sbagliare tram sembra parte dello stesso progetto visionario.