Di Marta Perego
Per secoli L'Odissea è stata raccontata come il viaggio di un uomo. Ma se il vero cuore del poema fossero le donne che Odisseo incontra o che lo aspettano? È la domanda da cui sembra partire Christopher Nolan nella sua attesissima trasposizione del capolavoro di Omero, affidando i personaggi femminili ad alcune delle attrici più carismatiche del cinema contemporaneo: Anne Hathaway è Penelope, Zendaya interpreta Atena, Charlize Theron è Calipso e Lupita Nyong'o dà volto sia a Elena di Troia sia a Clitemnestra.
Più che semplici comprimarie, queste figure rappresentano quattro modi diversi di esercitare il potere, amare, attendere e scegliere.
Per secoli Penelope è stata ridotta all'immagine della moglie fedele che aspetta il ritorno del marito. Ma la sua è un'attesa tutt'altro che passiva. Per vent'anni governa Itaca, protegge il figlio Telemaco, tiene a bada decine di pretendenti e inventa uno dei più celebri stratagemmi della letteratura: tesse di giorno e disfa la tela di notte per rimandare la scelta di un nuovo sposo.
Anne Hathaway ha raccontato di essere rimasta colpita proprio dalla complessità emotiva del personaggio, una donna in cui convivono amore, rabbia, lucidità e resistenza. Penelope non è l'ombra di Odisseo: è la sua controparte. Se lui sopravvive grazie all'astuzia durante il viaggio, lei sopravvive grazie all'intelligenza nella quotidianità.
A interpretare la dea della sapienza è Zendaya, scelta che appare quasi inevitabile. Atena non combatte con la forza bruta: guida, protegge, suggerisce, cambia prospettiva. È la divinità della strategia, della conoscenza e della capacità di leggere la realtà prima degli altri.
In un'epoca che celebra spesso l'azione impulsiva, Atena ricorda il valore del pensiero. È la mente dietro l'eroe, la voce che invita a fermarsi prima di agire. Non sorprende che abbia scelto Zendaya, attrice capace di unire azione, cuore e umanità.
Charlize Theron interpreta Calipso, la ninfa che offre a Odisseo ciò che molti considererebbero il sogno perfetto: immortalità, amore eterno e un'isola paradisiaca.
Eppure, proprio Calipso ci pone una domanda profondamente contemporanea: si può amare qualcuno senza lasciarlo libero? Il suo sentimento è autentico, ma diventa possesso. Il paradiso si trasforma lentamente in una gabbia.
Theron ha spiegato di aver visto in Calipso una figura molto più sfaccettata di quanto venga spesso raccontata, sospesa tra desiderio, solitudine e bisogno di trattenere chi ama.
Lupita Nyong'o affronta una sfida affascinante interpretando due sorelle diversissime: Elena di Troia e Clitemnestra.
Elena è la donna più famosa del mito occidentale, simbolo di una bellezza capace di scatenare una guerra, ma anche personaggio continuamente raccontato dagli altri più che da sé stessa. È una figura ambigua, sospesa tra vittima e protagonista.
Clitennestra, invece, rappresenta l'altra faccia della medaglia: una donna che sceglie di ribellarsi al potere maschile con conseguenze tragiche, diventando uno dei personaggi più controversi della tragedia greca. Mettere queste due figure nello stesso volto suggerisce quanto il confine tra mito, potere e giudizio sulle donne sia sempre stato fragile.
A quasi tremila anni dalla sua creazione, L'Odissea continua a essere un racconto sul ritorno, sull'identità e sulle scelte. Ma oggi appare sempre più evidente che Odisseo non sarebbe l'eroe che conosciamo senza le donne che ne accompagnano il cammino.
Penelope insegna la forza dell’attesa, Atena il valore dell'intelligenza, Calipso il confine sottile tra amore e possesso, Elena e Clitennestra mostrano quanto sia difficile sfuggire allo sguardo con cui la società racconta le donne.
Ricordandoci che il mito sopravvive non perché parla del passato, ma perché continua a raccontare il presente.
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