Di Serena Savardi
La moda ha sempre guardato a Madre Natura come a una musa inesauribile, trasformando paesaggi, elementi e creature viventi in linguaggi estetici capaci di attraversare epoche e rivoluzioni culturali.
Dalle stampe floreali ottocentesche fino alle suggestioni organiche delle passerelle contemporanee, il dialogo tra creatività e ambiente si è fatto, di anno in anno, sempre più esplicito.
Ognuno con il suo gusto, ognuno con le sue ispirazioni, i brand amano lasciarsi ispirare non solo dalle nuance di una certa palette e dal fascino di fiori, frutti e stampe animalier, ma soprattutto dall’infinita maestosità del nostro pianeta.
Insieme ai più grandi designer negli ultimi anni abbiamo assistito a una riscoperta della natura e dei suoi luoghi: la bellezza nascosta di foreste che sembrano uscite da una fiaba, la calura del deserto, l’arsura candida di certe saline, il profumo dei campi di lavanda, il calore di quelli di grano, la profondità degli abissi, la vastità del cielo.. E così via fino ad arrivare ad oggi in cui la natura e le sue suggestioni non sono più solo semplici ispirazioni scenografiche, ma parte fondante della nuova filosofia della moda.
Le passerelle contemporanee parlano il linguaggio dell’innovazione sostenibile: materiali biodegradabili, tessuti ricavati da alghe o scarti agricoli, tinture naturali.
E benché il mondo della moda (soprattutto nella sua declinazione “fast fashion”) permanga una delle industrie con il maggiore impatto ambientale, le collezioni e i progetti più recenti mostrano abiti che cercano di fronte alla responsabilità di salvaguardare il nostro pianeta.
Dalla creazione di Oasi Naturalistiche Protette come quella che Zegna dal 1993 patrocina sulle Alpi Biellesi, a tecnologiche trovate di stile che hanno rivoluzionato il rapporto moda e natura.
Come la collezione Uomo Primavera Estate di Loewe del 2023 dove il brand collaborando con la bio-designer spagnola Paula Ulargui Escalona riuscì a portare per la prima volta in passerella dei veri e propri capi vegetali generati dalla fusione di materia organica e tessuto.
Le sperimentazioni in vetroresina riciclate di Louise Trotter nel suo debutto in Bottega Veneta per questa Primavera/Estate 2026 che hanno dato vita a top e gonne scultoree capaci di muoversi come "liquido pur mantenendo una struttura rigida".
O ancora i capi e gli accessori prodotti grazie al dipartimento Prada Re-Nylon che dal 2020 sostiene tecnologia tra le più avveniristiche del settore: la creazione di un tessuto rigenerabile all’infinito senza perdere di qualità raccontato in collaborazione con il National Geographic e i grandi nomi del cinema.
Idee rivoluzionarie, progetti multidisciplinari e capi innovativi che non solo fanno tendenza oggi, ma plasmano il nostro domani.
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