Di Barbara Giglioli
Durante la Milano Design Week, la città diventa palcoscenico prediletto non solo per i brand di settore, ma per tutta una serie di iniziative che uniscono convivialità, spazio, progetto e gusto. Non è più solo questione di installazioni o distretti, ma di esperienze che si intrecciano: incontri, soste, indirizzi che diventano tappe di un’unica narrazione urbana. E in questo percorso, il cibo e il bere non sono solo contorno, ma parte integrante della settimana più viva dell'anno.
Ecco quindi, zona per zona, gli appuntamenti food da non perdere al Fuorisalone.
Nel cuore più istituzionale della città, il design si fa racconto e contaminazione. Da Acetaia Giusti, la tradizione dell’aceto balsamico incontra l’arte contemporanea con un intervento site-specific che trasforma la boutique in uno spazio espositivo e conviviale. Anche la Torre Velasca si riattiva come spazio esperienziale con Cromo Tea, una tea house temporanea al 25° piano che invita a rallentare, trasformando il rito del tè in una pausa sospesa sopra la città. In questo stesso asse, il Parmigiano Reggiano diventa materia progettuale: nel Cortile d’Onore dell’Università degli Studi, “I suoni della materia” lo racconta attraverso un’installazione immersiva ispirata alla sua forma iconica, mentre poco distante, in Piazza Santo Stefano, il percorso continua tra oggetti reinterpretati in chiave design e appuntamenti di degustazione e mixology contemporanea.
Qui la Design Week diventa più sperimentale, quasi teatrale. Alle Cavallerizze del Museo della Scienza e della Tecnologia, il format Bar Trattoria Altra Vista si trasforma in una sala giochi contemporanea e in una serie di “notti al museo” tra mystery dinner, musica e sapori mediterranei che si muovono tra installazioni e immaginario collettivo. A pochi passi, Momenteeria reinterpreta l’aperitivo come gesto creativo condiviso, con un’alzatina d’autore che mette in dialogo Milano e Roma tra dolci, salati e cocktail su misura. A completare il distretto, il nuovo spazio di FantibozzettiMenegon a Palazzo Borromeo d’Adda unisce ricerca progettuale e convivialità, in un ambiente dove il design si incontra naturalmente con il momento del bere.
In Corso di Porta Vigentina, il SiMa Glazed Bar trasforma una townhouse in un’esperienza materica e immersiva: la ceramica diventa linguaggio e pretesto per stare insieme, tra degustazioni, pizza reinterpretata e un’idea di convivialità che passa dal gesto e dalla superficie tanto quanto dal gusto.
Qui il futuro si coltiva letteralmente. Cultifutura porta in città un sistema di agricoltura indoor che trasforma lo spazio in organismo vivente, intrecciando installazioni, ricerca e nuovi modelli di produzione alimentare sostenibile. Il cibo nasce, cresce e si racconta come parte del progetto. In questo stesso asse più fluido e internazionale, prende forma anche Bar Pieno, un punto di ritrovo quotidiano durante la Design Week dove il tempo si dilata: si entra per un caffè, si resta per l’aperitivo.
Tra colazioni lente, musica e un flusso continuo di persone, il format evolve la sera in “panini and spritz”, affidati ogni giorno a ospiti diversi della scena gastronomica contemporanea. Più che un evento, un luogo di passaggio e permanenza insieme, dove il design torna a essere relazione. Più informale ma altrettanto contemporaneo è il doppio appuntamento di Legend Kombucha da Cafezal, tra brunch, specialty coffee e soft clubbing mattutino che mescola musica e cultura del bere in chiave urbana.
Da Eataly Milano Smeraldo, il cibo diventa linguaggio visivo e narrativo: con “Amore, hai mangiato?” gli ingredienti quotidiani si trasformano in oggetti di design e memoria condivisa, tra show cooking e degustazioni che ribaltano la prospettiva della cucina domestica in chiave artistica.
Con Etereo, Milano diventa una mappa da attraversare: quattro collezioni in quattro luoghi diversi e un percorso che invita a muoversi tra distretti, anche a bordo di microcar elettriche. Un design che non si concentra, ma si distribuisce, trasformando la città stessa in esperienza. In questa stessa logica di tappe “fuori asse”, torna anche il Temporary Bistrot & Restaurant Famiglia Rana da NonostanteMarras, uno degli appuntamenti più scenografici della settimana.
Nel cortile segreto di via Cola di Rienzo, tra glicini in fiore e installazioni, il progetto unisce l’immaginario di Antonio Marras alla cucina dello chef Francesco Sodano, in un dialogo continuo tra moda, arte e gastronomia. Si può passare a ogni ora, dalla colazione all’aperitivo fino alla cena, attraversando spazi che cambiano atmosfera tra interno ed esterno, fino al percorso gastronomico dedicato alla cucina sarda reinterpretata. E per la prima volta, anche un brunch con soft clubbing: un momento sospeso tra musica, design e convivialità, che racconta perfettamente lo spirito più libero e stratificato del Fuorisalone.
Qui l’ospitalità si apre al linguaggio dell’arte e del pop. All’Excelsior Hotel Gallia, le sculture di Richard Orlinski dialogano con l’architettura dell’hotel, mentre al Principe di Savoia il lusso si tinge di rosa in una suite dedicata a Barbie, tra immaginario pop e design immersivo. Su questo stesso asse, anche gli spazi in trasformazione diventano occasione di incontro.
Nel cantiere di Filzi25, progetto di recupero di Palazzo Galbani firmato Park, prende forma The Meanwhile Café: un caffè temporaneo che trasforma un luogo di passaggio in uno spazio di socialità spontanea. Qui il design non è ancora definitivo, ma già vissuto, tra pause, conversazioni e attraversamenti, in una dimensione sospesa che anticipa ciò che verrà. Un approccio che continua anche con The Meanwhile Club, installazione site-specific al Park Hub, estendendo questa idea di città come laboratorio in divenire. Più raccolto ma altrettanto narrativo è Giardì, dove la cucina vegetale incontra il progetto culturale di Mama Museum, trasformando la tavola in uno spazio creativo e contemporaneo.
In questa zona la Design Week si fa quotidiana e stratificata. Marni x Cucchi reinterpreta una storica pasticceria milanese trasformandola in uno spazio conviviale aperto tutto il giorno, dove colazione, pranzo e aperitivo (by Martini) diventano rituali fluidi. Poco distante, Bugan Coffee Lab porta lo specialty coffee su più livelli esperienziali: dalla sensory room con ascolto in cuffia fino all’edicola trasformata in hub culturale tra caffè e magazine. Completano il distretto Il Mannarino, dove la macelleria diventa laboratorio conviviale tra workshop e design artigianale, e Maido, izakaya essenziale e continuo, perfetto per una pausa informale nel flusso della settimana.
Nel contesto più sperimentale della città, Davide Longoni Pane dentro Alcova trasforma il pane in parte integrante del progetto espositivo, tra artigianato e ricerca. Su questo stesso asse, anche la materia diventa racconto condiviso con Franciacorta Studio, progetto ospitato negli spazi Slowear in Corso Sempione. Qui vino e marmo entrano in dialogo attraverso una mostra e un programma di incontri, esperienze e degustazioni, mettendo al centro il tema della trasformazione: un principio comune che unisce territorio, design e cultura del fare.
E così, tra un’installazione e una deviazione improvvisa, Milano si rivela per quello che è davvero durante la Design Week: una città da attraversare senza un percorso preciso, lasciandosi guidare più dagli incontri che dalla mappa. Perché è proprio lì, in una pausa inattesa, in un tavolo condiviso o in un indirizzo scoperto per caso, che il design smette di essere qualcosa da osservare… e diventa qualcosa da vivere.
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