Di Barbara Giglioli
Chi lo ha detto che per sembrare più giovani e in forma bisogna solo curare il proprio aspetto esteriore? In realtà la cura parte da dentro. E come si fa? Iniziando da ciò che introduciamo nel nostro corpo, ossia il cibo. Sì, perché la nuova frontiera dell’antiaging non passa solo dal beauty case, ma anche - e soprattutto - dalla cucina. Antiossidanti, infiammazione sotto controllo, zuccheri intelligenti e cotture gentili: oggi sono sempre di più gli chef che riescono a tradurre la scienza della longevità in piatti quotidiani, belli da vedere e buoni da mangiare.
Tra i più attivi su questo fronte c’è Marco Bianchi, divulgatore scientifico e food mentor, da anni impegnato nella cucina preventiva. Il suo approccio all’antiaging parte dalla tavola e arriva al benessere quotidiano, attraverso ingredienti semplici e combinazioni funzionali. È con questo spirito che porta da Eataly un corso dedicato al mangiare sano e consapevole.
La lezione, intitolata “Il menu della giovinezza”, fa parte del ciclo “Mollo tutto e mangio sano” e mette al centro piatti che aiutano a rallentare l’invecchiamento cellulare grazie ad antiossidanti, verdure di stagione e legumi. Ricette accessibili e quotidiane quindi, come il bruschettone con spinaci e hummus di ceci, la pappa al pomodoro e la pasta fresca con crema leggera di funghi e ricotta. Preparazioni che dimostrano come l’antiaging non è solo in farmacia, ma passa anche dalla cucina.
«Piatti ricchi di antiossidanti dove la materia prima resta la miglior arma antinvecchiamento che abbiamo tra le mani - racconta Marco Bianchi - Si inizia dalla scelta degli ingredienti per comprendere e conoscere le etichette nutrizionali che rappresentano la carta di qualità e identità del prodotto, per poi ritrovarsi ai fornelli per sperimentare e assaggiare. Perché cucinare è un atto d’amore e grazie alla sinergia tra ingredienti, oggi, lo è più di ieri».
Più gourmet ma altrettanto rigoroso l’approccio di Niko Romito, chef pluristellato, che ha fatto della sottrazione e della leggerezza un vero linguaggio. Nella sua cucina le verdure conquistano il centro della scena, emancipandosi dal ruolo di contorno per diventare protagoniste assolute del piatto. Romito lavora su ingredienti legati alla tradizione più semplice e familiare come verze, melanzane, carciofi, funghi, trasformandoli attraverso tecniche essenziali che ne amplificano identità e valore nutrizionale.
Anche ciò che normalmente resta sullo sfondo, come sedano, carota e cipolla, viene elevato a esperienza a sé: un concentrato vegetale servito come tazza di benvenuto, emblema di una cucina che elimina il superfluo per restituire profondità e leggerezza. Ridurre sale, zuccheri e lavorazioni significa così migliorare la risposta del corpo e riportare l’ingrediente al centro, in un’idea di benessere che passa prima di tutto dalla purezza del gusto.
Sul versante plant-based internazionale spicca Matthew Kenney, pioniere della cucina vegetale evoluta. Il suo è un vero beauty food: un raw plate di verdure colorate, avocado, germogli e dressing fermentato. Crudo evoluto, ricco di enzimi, vitamine e antiossidanti che sostengono la luminosità della pelle e la vitalità cellulare. Un piatto che funziona come un trattamento di bellezza dall’interno.
A chiudere il cerchio è Giuseppe Capano, chef e divulgatore da sempre ponte tra cucina e mondo medico. La sua visione è chiara: mangiare bene significa prevenire, riequilibrare e sostenere il corpo nel tempo. Zuppe di legumi antichi, spezie e verdure amare, comfort food funzionali che lavorano su infiammazione e microbiota, pilastri della longevità. Un piatto che scalda, nutre e protegge, dimostrando che la nutrizione preventiva può essere anche profondamente rassicurante.
Perché il vero segreto dell’antiaging, oggi, è tutto qui: trasformare ogni giorno il nostro pasto in un gesto di cura e amore profondo verso l’ambiente e noi stessi.
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