Di Simona Peverelli
Il biondo platino non è solo una tinta, è un linguaggio. Chiarissimo, fino al “ghiaccio totale”, questo colore è diventato simbolo di sensualità e femminilità. Il boom lo ha fatto negli Anni ‘90, ai tempi delle “supermodel blonde”. Prima di loro forse solo Marilyn Monroe e Brigitte Bardot. Esplode brillante ma morbido, con la sua inconfondibile sfumatura dorato‑fredda; poi si declina nelle versioni più calde, con le radici che si fanno leggermente più scure, per un effetto più naturale che all’epoca ripudiava il purismo del total bleach.
Se l’imperativo nei Nineties era “volume!”, con la piega vaporosa e la riga centrale a fare da base, negli anni il platinum blonde ha anche vestito teste in stile messy o short cut. Colore perfetto per incarnati chiari e rosati, in realtà si adatta anche alle pelli olivastre, se modulato nei sottotoni. Per questo il platino continua a funzionare: perché non vive solo di colore, ma di finitura.
In origine fu Claudia Schiffer, con il suo platino luminoso, pieno e leggermente dorato. Uno degli hair look più imitati nella storia della moda, che la modella ha reso un codice estetico e una dichiarazione di stile. Sensualità, sì, ma anche grazia e fascino. Il suo biondo non era ghiaccio come le versioni più moderne, ma un platino luminoso con sfumature gold e naturali. Un bombshell blonde su onde lunghe, voluminose e morbide, tipiche dell’epoca, che combinato con occhi azzurri e lineamenti scultorei è diventato un modello estetico di riferimento internazionale, un tipo di bellezza entrata a far parte dell’immaginario collettivo. Parte integrante del marchio visivo di Claudia, che infatti non ha mai abbandonato.
Solo un’indiscussa sex symbol come Pamela Anderson poteva permetterselo: lei il platinum blonde lo ha lanciato negli Anni ‘90 nei panni di C.J. Parker nella serie Baywatch, per poi abbandonarlo, e rilanciarlo coraggiosamente sui red carpet all’età di 58 anni. Un lemon platinum chiarissimo, quasi spremuto, con un riflesso appena giallo-limone che lo rende più morbido e luminoso sul viso rispetto agli ice blonde più severi. Al centro una base chiarissima che gioca sui riflessi, dal lemon – appunto - al rosato strawberry, fino al bianco. Una scelta che rimette al centro un immaginario minimal e non costruito, un biondo che non è più legato all’idea della femme fatale irraggiungibile e della top, ma è espressione di sé, del proprio stile e del proprio tempo. In due parole: luce interiore.
Tra le regine del biondo platino c’è senza dubbio Gwen Stefani, che a cavallo con i Duemila ha consolidato una nuance chiarissima, con l’aggiunta del dettaglio ultra‑laccato, che diventa ghiaccio puro. La cantante ne ha fatto una divisa, insieme con il rossetto rosso fuoco e i look cuciti a mano. Il suo è un coraggioso absolute ice, con radici spesso contrastate e, soprattutto, uno styling hollywoodiano. Una immagine stilistica forte e decisa, decisamente da palcoscenico, a metà tra l’iconico e il contemporaneo.
Il biondo platino resiste negli anni e si evolve sulle teste delle nuove generazioni di modelle e attrici. Anya Taylor-Joy, uno dei volti più emblematici del grande e piccolo schermo contemporaneo, ha saputo trasformare il platino in tinta elegante, con un effetto caldo‑freddo bilanciato, pensato per valorizzare la pelle chiarissima e i tratti eterei. L’attrice statunitense ha disegnato un platino solare senza trasformarlo in dorato, con un tocco lemon che si comporta come un riflesso correttivo, capace di addolcire la freddezza e di rendere la schiaritura più credibile anche su lunghezze importanti. Una signature inconfondibile, glaciale al punto giusto.
Base chiarissima e riflessi caldi. È questa la ricetta di Sydney Sweeney, che ha sempre mantenuto attraverso i suoi cambi di look: caschetto chiaro, radici soft-shadow, vibe glamour contemporaneo. Con un effetto sempre luminoso e teatrale. La sfumatura della sua chioma è stata definita “bleached suede blonde” quando l’attrice ha sfoggiato il suo caschetto chiacchierato: luminoso e chiarissimo. Una ricetta che a questo punto rende il platino più profondo e più portabile.
Nel 2026 il biondo ha cambiato frequenza e si è fatto fa metallic platinum, una sfumatura algida e iper luminosa consacrata da Lady Gaga. Il platino della cantante e attrice è diventato cifra di un glamour nuovo quando è salita sul palco dei Grammy Awards, abbinato a sopracciglia schiarite che amplificavano l’effetto etereo. Un colore meno “diva” del passato e più “star del futuro”. Un passaggio che non ammette approssimazioni, e per questo pretende anche un finish “potente”. Così il platino diventa un’armatura pop visionaria e teatrale. Un passaggio estetico che definisce un cambio di linguaggio: dalle onde morbide e glam rock degli anni recenti al sapore metallico, quasi medievale del 2026, come simbolo di potere scenico, identità visiva e trasformazione artistica.