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lifestyle22 aprile 2026

Abbiamo davvero (ancora) bisogno dei biglietti da visita?

Dal cartoncino dimenticato in tasca alle digital business card con NFC e QR code: oggi il biglietto da visita resta, ma diventa rapido, aggiornabile e molto meno fragile
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Ha ancora senso, nel 2026, parlare di biglietti da visita? In un'epoca in cui la tecnologia ha soppiantato gran parte degli strumenti cartacei e analogici, dalle agende ai paper planner, come si è evoluto il modo di ricontattare una persona incontrata per lavoro?

Il vecchio biglietto da visita cartaceo, oggi, rischia di essere smarrito un attimo dopo averlo ricevuto e di essere obsoleto già nelle settimane successive. Il punto, allora, non è decretare la morte di questo strumento: è capire che ha cambiato pelle.

Il biglietto da visita fisico, ma tech

Oggi il biglietto da visita può avere il volto di una card come Vkard o Avacard: un oggetto fisico, certo, ma con un chip NFC nascosto sotto superfici che possono essere in PVC, metallo o legno, e che proprio per questo conservano una piccola dose di nostalgia estetica. C’è anche un effetto wow, inutile negarlo, nel tirare fuori una tessera dalla texture inattesa per scambiarsi un contatto: il gesto resta elegante, ma smette di essere antiquato. Basta avvicinarla allo smartphone e il profilo si apre sullo schermo, senza chiedere app, pazienza o trascrizioni manuali. In un tap, o in una semplice scansione, l’altra persona si trova davanti numero, e-mail, sito, social, portfolio, perfino cataloghi o video.

Avacard - Courtesy Press Office
Avacard - Courtesy Press Office

I biglietti da visita con QR code

Subito dopo entra in scena il QR code intelligente, che è la parte più democratica della faccenda. Se l’NFC ha qualcosa di mondano e quasi magico (alcuni smartphone non hanno questa funzione), il QR code ha il pregio dell’universalità: si inquadra con la fotocamera e si accede allo stesso profilo digitale. Inoltre, non resta inchiodato a informazioni vecchie: rimanda a un link che può essere aggiornato senza ristampare nulla, resta più pulito da vedere e permette anche di misurare le scansioni, cioè quante volte viene utilizzato.

Esistono già diversi servizi che interpretano questo passaggio con garbo e pragmatismo. Kipin, piattaforma italiana, lavora sull’idea del biglietto da visita digitale come strumento da condividere via QR code, link e anche tramite dispositivi NFC dedicati, come card, tag o bracciali. In questo modo, chi riceve non deve installare nulla e i recapiti restano cliccabili, pronti da salvare senza trascrizioni manuali; Blinq gioca molto sulla rapidità della condivisione e sull’integrazione non solo con i wallet digitali, ma anche con gli smartwatch. In comune hanno un’idea semplice e molto attuale: il contatto non deve più essere copiato, ma trasferito.

Kipin - Courtesy Press Office
Kipin - Courtesy Press Office

Il biglietto da visita, quindi, non è più soltanto un oggetto da consegnare, ma un piccolo ambiente aggiornabile, mobile, quasi narrativo.

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