Di Giuditta Avellina
Arrivare al mare, in Italia, è semplice. Fa parte della geografia quotidiana: strade che scendono verso la costa, accessi segnati, stabilimenti, punti precisi in cui fermarsi. Ma il mare più interessante non è quello che si raggiunge così. Basta uscire di poco da quel tracciato, lasciare l’accesso principale, prendere un sentiero laterale, camminare qualche minuto in più, perché il paesaggio cambi in modo netto. Le presenze si diradano, le infrastrutture scompaiono, la costa torna a essere una sequenza di rocce, vegetazione e acqua senza mediazioni. Anche il Mediterraneo cambia: diventa più profondo nel colore, meno prevedibile.
È in questi passaggi che si definisce una forma di lusso diversa, molto concreta, non legata a servizi o strutture, ma alla possibilità di accedere a porzioni di costa meno immediate. Un lusso che richiede tempo, orientamento. E che restituisce, in cambio, uno spazio più leggibile, più vero.
La Costa Smeralda è probabilmente una delle aree più codificate del Mediterraneo, ma il suo vero valore si coglie quando si esce dal tracciato principale. Tra Grande Pevero, Romazzino e Capriccioli la costa si frammenta in una sequenza di calette laterali. Non sono spiagge segnalate, ma aperture tra le rocce, accessibili solo a chi decide di camminare. Il modo migliore per esplorare questo tratto è partire da uno dei punti noti e poi deviare, seguendo tracce nella macchia mediterranea, ginepro basso, lentisco, mirto, che scende fino al mare.
Dopo pochi minuti, il contesto cambia: lo spazio si restringe in piccole baie naturali protette dal granito. Capriccioli, ad esempio, è celebre per le sue spiagge principali, ma è aggirando i promontori rocciosi che si trovano le insenature più interessanti, dove l’acqua resta piatta più a lungo e la luce si riflette con maggiore precisione. Il momento ideale è tra le 7 e le 9 del mattino, quando il vento è assente e il mare diventa quasi immobile. Più tardi, la costa torna a essere quella conosciuta e, in questo caso, il lusso è tutto in quei margini.
Nell’Argentario occidentale non ci sono ingressi evidenti, né percorsi lineari. Cala del Gesso è uno dei pochi accessi riconoscibili, una discesa di circa venti minuti attraverso la macchia, ma è solo l’inizio di un tratto molto più articolato. Una volta arrivati, il paesaggio è essenziale: roccia, acqua, nessuna infrastruttura. Il mare ha un colore diverso rispetto ad altre zone italiane: più scuro, più profondo. I fondali scendono rapidamente e questo modifica anche la percezione dell’acqua.
Proseguendo lungo la costa, dove possibile a piedi o meglio ancora via mare, si incontrano calette senza nome, spesso frequentate da poche persone. Qui la vegetazione è fitta - corbezzolo, cisto, rosmarino - e accompagna la discesa fino all’acqua. Punta Avoltore rappresenta uno dei punti più esposti, dove la costa si apre completamente sul largo, uno spazio più radicale, ma anche quello che restituisce la sensazione più netta di isolamento e dove il tramonto è tra i più intensi.
Sul Conero la costa diventa alta, verticale, e questo cambia completamente l’esperienza. Portonovo è il punto di accesso più semplice, ma è scendendo verso Mezzavalle che si entra davvero nel paesaggio. Il sentiero richiede attenzione, ma è percorribile. Una volta arrivati, la spiaggia si apre in una lunga distesa senza stabilimenti nella sua parte centrale. Il mare è più profondo rispetto ad altre zone dell’Adriatico, il colore cambia rapidamente e la temperatura può sorprendere.
La vegetazione, tra pini, macchia mediterranea, arriva fino alla spiaggia, creando una continuità visiva rara. Le Due Sorelle, visibili al largo, sono uno dei punti più iconici, ma il modo migliore per leggerle è dal mare. Arrivarci in barca, costeggiando lentamente, permette di cogliere la struttura della costa: strati di roccia, piccole cavità, variazioni continue e una grande, grande meraviglia.
Questo tratto di costa, all’interno del Parco Nazionale del Cilento, conserva una continuità sempre più rara in cui il paesaggio resta dominante. La Baia degli Infreschi è il punto più noto, ma il vero valore è nella sequenza di baie che la precedono e la seguono: Lentiscelle, Cala Bianca, Pozzallo. Luoghi raggiungibili principalmente via mare, oppure attraverso sentieri lunghi, poco segnalati, che richiedono tempo e una certa familiarità con il territorio.
L’acqua è tra le più limpide del Sud Italia, con fondali misti che favoriscono la presenza di fauna marina costiera. Le grotte lungo la costa creano condizioni di luce particolari, soprattutto nelle ore centrali del giorno, quando il sole entra lateralmente. La vegetazione è ricca e arriva fino al mare: lecci, ulivi selvatici, fichi d’India. È un paesaggio che non è stato ridotto o semplificato. Ed è proprio questa complessità a renderlo prezioso.
La Riserva di Vendicari è uno dei pochi luoghi in Italia dove il paesaggio costiero mantiene una struttura completa: dune, zone umide, spiagge aperte. Gli accessi sono regolati, ma una volta entrati lo spazio si dilata rapidamente. Calamosche è la più nota, ma Marianelli ed Eloro offrono tratti più ampi e meno frequentati. La presenza di lagune e saline crea un ecosistema ricco: fenicotteri, aironi, uccelli migratori. È una costa che cambia durante la giornata, non solo per la luce, ma per la vita che la attraversa. Procedendo verso sud, il paesaggio si semplifica.
Capo Passero segna un primo punto di apertura totale, ma è all’Isola delle Correnti che si arriva alla forma più essenziale. Qui si incontrano Mar Ionio e Mediterraneo, e questo si traduce in correnti visibili, onde che si incrociano, vento costante. Non ci sono protezioni naturali, né ripari. Il paesaggio è aperto, diretto. È uno dei pochi luoghi dove si ha la percezione fisica di un confine geografico. Il momento migliore è l’alba o il tramonto, quando la luce diventa netta, memorabile e a prova di scatto.