Di Claudia Ricifari
Chi ha vissuto la moda dei primi Duemila ricorda bene il ruolo quasi identitario delle borse. Gli accessori erano ben più di semplici complementi del look, erano status symbol, oggetti del desiderio in grado di incantare milioni di adolescenti. Britney Spears, Kate Moss, Lindsay Lohan, Nicole Richie, Paris Hilton. Non c'era apparizione pubblica o paparazzata delle star che non finisse per diventare vetrina per i brand. I marciapiedi di Los Angeles e New York erano passerelle a cielo aperto da cui prendere spunto – ieri ancora più di oggi – per look che facevano della replicabilità la loro forza.
Le borse iniziano così a entrare al centro dell'attenzione, vengono lanciate nuove It-bag, mentre online nascono i blog di moda prima e i social poi. Oggi, mentre il mercato del resale cresce e la nostalgia diventa leva culturale oltre che commerciale, molte maison attingono a piene mani dai propri archivi e per riportare in vita i modelli che hanno segnato quell’immaginario. Il risultato è un ritorno che parla sia alla memoria sia al desiderio contemporaneo di investimento e collezionismo.
Ecco, quindi, i modelli di borse Y2K che tornano nel 2026 con nuova grinta e star già pronte a indossarle.
Presentata per la prima volta nel 2002 sotto la direzione creativa di Tom Ford, la Mombasa incarnava l’estetica sensuale e rilassata del periodo: silhouette morbida, spirito bohémien e il celebre manico in corno che la rese immediatamente riconoscibile. La riedizione firmata Anthony Vaccarello conserva la stessa attitudine ma sostituisce il manico con una versione rivestita in pelle, più sofisticata e coerente con l’attuale minimalismo lussuoso.
All’epoca dominava editoriali e street style; oggi la rinascita è rapidissima. Bella Hadid, Rosé, Anja Rubik e Kiko Mizuhara sono tra le prime a indossarla, segnando il ritorno della Mombasa tra le candidate a It-bag del 2026.
Quando arrivò nel 2003, la Roxanne intercettò perfettamente l’estetica “bookish chic” dei primi Duemila: tasche multiple, hardware evidente e una struttura che suggeriva praticità quotidiana. La versione contemporanea alleggerisce gli elementi metallici e affina la silhouette, mantenendo l’identità originale.
Il suo ritorno si spiega con una qualità sempre più ricercata oggi: la funzionalità reale, la capacità di accompagnare la vita quotidiana senza rinunciare al carattere.
Apparsa sulla passerella primavera-estate 2005, la Spy divenne rapidamente una delle borse più riconoscibili del decennio. Parte del suo fascino nasceva dal dettaglio che alimentò il mito: la tasca segreta nascosta nella patta, accessibile tramite un piccolo bottone.
La nuova versione conserva lo spirito originale aggiornando proporzioni e manici intrecciati, che permettono di indossarla sia a mano sia a spalla. Il fascino rimane quello di un oggetto che racconta una storia prima ancora di essere indossato.
Nel 2004 Phoebe Philo firmò una delle borse più emblematiche dell’epoca: la Paddington, riconoscibile per la pelle morbida e il maxi lucchetto che la trasformava in un simbolo visivo immediato.
Il ritorno in passerella con Chemena Kamali ha riattivato la memoria collettiva con sorprendente rapidità. Negli anni Duemila era inseparabile da Alexa Chung; oggi torna sulle braccia di Katie Holmes e Daisy Edgar-Jones, confermando la sua capacità di attraversare generazioni.
Nel 2005 Marc Jacobs dedicò questa borsa alla supermodella Jessica Stam, nel pieno dell’era delle model-off-duty e della nightlife newyorkese. Catena removibile, pelle trapuntata e silhouette morbida raccontavano perfettamente quel momento culturale.
La sua riedizione si inserisce nella rinascita dell’estetica indie sleaze, rendendola una presenza naturale nel guardaroba contemporaneo.
Quando Phoebe Philo la introdusse nel 2011 per Céline, la Phantom ridefinì l’idea di shopper contemporanea: dimensioni generose, silhouette morbida e quel dettaglio laterale “sorridente” che la rese immediatamente riconoscibile. Oggi Michael Rider la riporta in scena aggiornandone proporzioni e finiture, riaccendendo l’interesse per una borsa che ha segnato il passaggio verso il minimalismo sofisticato degli anni Dieci. Il ritorno riflette la riscoperta dell’estetica Philo-era, oggi più influente che mai.
All’inizio degli anni Duemila, quando Nicolas Ghesquière guidava Balenciaga, nacque la Motorcycle Bag, diventata rapidamente inseparabile dallo stile off-duty delle modelle. Kate Moss la trasformò in oggetto di culto, indossandola ovunque, Kim Kardashian ne ha fatta una compagna di vita. Nella sua epopea da Balenciaga, Demna la riporta sotto il nome Le City, ribadendone lo status iconico. Il cerchio si chiude con naturalezza, dimostrando quanto il linguaggio di quella borsa resti attuale.