Di Claudia Ricifari
Tutto è pronto per le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. E mentre la città si prepara ad accogliere atleti, addetti ai lavori e pubblico da tutto il mondo, la neve diventa tema di dibattito (in attesa di assistere allo show delle varie discipline e le rispettive divise, sempre più alla moda), ma anche racconto culturale. Musei e istituzioni propongono un calendario di mostre che affrontano il tema da prospettive diverse: dalla fotografia contemporanea al design applicato allo sport, dalla grafica storica all’indagine antropologica. Un percorso diffuso che accompagna l’evento sportivo con una riflessione più ampia su paesaggio, memoria, innovazione e trasformazioni ambientali.
Dal 13 febbraio al 13 aprile 2026 la Fabbrica del Vapore ospita la mostra fotografica di Stefano Zardini, progetto inserito nel programma dell’Olimpiade Culturale. L’esposizione presenta la trilogia completa dell’autore ampezzano – The Pioneers’ Passion, Snowland e Tracce – costruendo un percorso immersivo che mette in relazione l’immaginario urbano con quello delle Dolomiti. Il progetto alterna interventi grafici su archivi fotografici storici, visioni contemporanee del turismo alpino e riflessioni più intime sulla neve come superficie da attraversare e trasformare. L’allestimento, curato da Margherita Palli con il coinvolgimento degli studenti NABA (Nuova Accademia di Belle Arti), integra materiali d’epoca legati alle Olimpiadi di Cortina 1956, rafforzando il dialogo tra passato e presente.
Fino al 15 marzo 2026 Triennale Milano presenta la mostra a cura di Konstantin Grcic e Marco Sammicheli. L'esposizione affronta il rapporto tra sport invernali, design e tecnologia in condizioni estreme, con uno sguardo rivolto alle trasformazioni imposte dal cambiamento climatico. Il percorso, articolato in nove sezioni tematiche, riunisce circa duecento oggetti tra attrezzature sportive, materiali innovativi, infrastrutture e progetti architettonici realizzati tra il 1938 e il 2026. L’allestimento, progettato dallo studio di Grcic, costruisce una narrazione che intreccia storia, ricerca industriale e scenari futuri legati alla pratica sportiva in montagna.
Il Museo del Novecento propone una mostra, invece, dedicata alla produzione grafica sportiva di Armando Testa. Curata da Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello, l’esposizione riunisce una selezione di manifesti e materiali audiovisivi che attraversano oltre trent’anni di attività del pubblicitario, disegnatore e pittore, raccontando l’evoluzione del linguaggio visivo applicato allo sport. Il percorso mette in evidenza la capacità di Testa di tradurre movimento, velocità e gesto atletico in immagini sintetiche e iconiche, dai manifesti degli anni Cinquanta fino alle campagne legate ai grandi eventi sportivi. La mostra vuole essere una riflessione sul ruolo della comunicazione visiva nella costruzione dell’immaginario sportivo collettivo.
Dal 12 febbraio al 28 giugno 2026 il MUDEC presenta una mostra che affronta il tema da una prospettiva interdisciplinare, unendo scienza, arte e antropologia. Curato da Sara Rizzo e Alessandro Oldani in collaborazione con la rete MIPAM (Musei Italiani con Patrimonio dal Mondo), il progetto riunisce oltre 150 opere e oggetti articolati in un percorso che va dalla geometria dei cristalli di neve alle rappresentazioni artistiche occidentali e orientali, fino alle conseguenze ambientali e sociali del cambiamento climatico. L’allestimento si sviluppa in tre grandi aree tematiche e include un’installazione site-specific di Chiharu Shiota nell’Agorà del museo. Accanto alle opere contemporanee, trovano spazio importanti prestiti etnografici legati alle culture artiche e della Terra del Fuoco, costruendo un racconto che mette in relazione fenomeni naturali, pratiche culturali e visioni artistiche.