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lifestyle21 gennaio 2026

Milano Cortina 2026, la cerimonia d'apertura come manifesto di stile

Firmata da Marco Balich, uno dei più potenti organizzatori e creativi globali delle cerimonie olimpiche, la cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 diventa un manifesto di stile: un evento diffuso, sartoriale e umano, che usa moda, corpo e design per raccontare l’Italia al mondo
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Di Giuditta Avellina

La cerimonia di apertura delle Milano Cortina 2026 sarà un racconto visivo in cui moda e design dialogano con la storia, l’architettura, la musica e il gesto sportivo. La parola chiave scelta per questa edizione è “Armonia”, un concetto che unisce uomo e natura, città e montagna, estetica e umanità. A firmare la visione è Marco Balich, veterano di sedici cerimonie olimpiche e direttore creativo dell’evento. L’obiettivo dichiarato è restituire emozione autentica piuttosto che effetti digitali fine a sé stessi. "Sarà un evento analogico", spiega Balich: "La tecnologia non verrà celebrata, ma usata come strumento; gli occhi e i cuori degli atleti saranno i protagonisti".

Lo stadio Giuseppe Meazza di Milano, come sarà lo spazio di design

La cornice sarà lo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, ribattezzato per l’occasione Milano San Siro Olympic Stadium. Il campo non sarà un semplice palcoscenico ma un’architettura di movimento: una struttura circolare con quattro rampe convergenti verso il centro che fungeranno da corridoi scenici per la sfilata degli atleti e i momenti istituzionali.

La cerimonia sarà diffusa su quattro località - Milano, Cortina d’Ampezzo, Predazzo e Livigno - e la regia collegherà i diversi cluster in un racconto fluido. Questa impostazione si riflette anche nella scelta delle divise ufficiali, pensate come segno visivo di un’Olimpiade diffusa e plurale, capace di raccontare territori, identità e funzioni diverse all’interno di un unico sistema narrativo.

Stadio San Siro - Credits: Olympics.com Stadio San Siro - Credits: Olympics.com

I bracieri olimpici, perché stavolta fanno discutere

Uno degli elementi di design più discussi è quello dei due bracieri olimpici, che si accenderanno simultaneamente all’Arco della Pace di Milano e nella piazza di Cortina d’Ampezzo: è la prima volta nella storia dei Giochi che la fiamma arde in due sedi. Le strutture realizzate in alluminio aeronautico leggero e resistente sono ispirate ai celeberrimi Nodi di Leonardo da Vinci, simboli di equilibrio tra natura e ingegno umano.

La geometria dei bracieri varia dinamicamente: da un diametro di 3,1 m in chiusura fino a 4,5 m in apertura, evocando il ciclo naturale tra giorno e notte e trasformando la fiamma in un motivo visivo in movimento. L’accensione del 6 febbraio sarà anche il culmine di un percorso di staffetta della fiamma lungo oltre 12.000 km attraverso 60 città italiane, un gesto simbolico che lega territorio, comunità e Paese.

Braciere Olimpico a Livorno - Credits: AGF Braciere Olimpico a Livorno - Credits: AGF

Alle Olimpiadi di Milano Cortina, la moda italiana come linguaggio

La moda entra nella cerimonia non come sfilata celebrativa di nomi ma come linguaggio culturale. I costumi e le scelte di immagine attraverseranno idealmente un secolo di estetica italiana, dal legno e cuoio delle origini dello sci fino alla leggerezza dei materiali hi-tech contemporanei. L’omaggio alla moda milanese è dichiarato non come tributo didascalico ai singoli designer, ma come celebrazione del Dna del fashion e del design italiano.

Una sensibilità che dialoga anche con il modo in cui la moda italiana sta rileggendo Cortina come luogo simbolico, tra heritage alpino, design contemporaneo e nuove narrazioni stilistiche. In questo contesto, nomi come Giorgio Armani, Prada, Moschino, Versace e Valentino non sono citati come partner ufficiali, ma come riferimenti alla grammatica estetica che informa il progetto. La cerimonia porterà in scena oltre 1.200 volontari (più altri 700 dietro le quinte) in quadri sinfonici che si intrecciano con musiche italiane, da Puccini a Verdi e Rossini, creando un dialogo tra corpo, suono e spazio scenico. Il corpo collettivo diventa la vera passerella, e la cerimonia una coreografia di appartenenza e identità condivisa.

Armani - Credits: Courtesy Press Office Armani - Credits: Courtesy Press Office

Chi sono gli ospiti già confermati della cerimonia

Sul fronte delle performance, la cerimonia unisce icone italiane e figure internazionali: dalla cantante pop Mariah Carey che interpreterà un brano in italiano a Andrea Bocelli e Laura Pausini. L’evento include anche contributi dal mondo del cinema, con presenze come Sabrina Impacciatore, Pierfrancesco Favino e Matilda De Angelis, consolidando l’idea di una cerimonia come sistema espressivo totale in cui moda, musica, cinema e gesto sportivo si intrecciano.

Balich ha inoltre più volte sottolineato la volontà di parlare alle generazioni contemporanee, in particolare alla Gen Z e alla Gen X, con un linguaggio della bellezza che sia comprensibile e condivisibile. Questa apertura culturale si riflette anche nella scelta di un’estetica sostenibile: i bracieri, ad esempio, utilizzano combustibili a basso impatto e un approccio progettuale che privilegia materiali riciclabili e design responsabile.

Milano Cortina 2026, un dialogo aperto con le edizioni passate

Nel solco della tradizione olimpica italiana, Milano Cortina 2026 si inserisce in una linea di continuità precisa. Con Cortina d’Ampezzo 1956, che segnò l’ingresso dei Giochi Invernali nell’era della televisione e trasformò lo sport in un evento mediatico globale. E con Torino 2006, che ridefinì la cerimonia di apertura come grande racconto urbano e contemporaneo, capace di unire industria culturale, musica e identità nazionale. A vent’anni di distanza, Milano Cortina 2026 sceglie un ulteriore cambio di prospettiva: meno enfasi sulla macchina spettacolare, più attenzione alla dimensione umana.

Come ha spiegato Marco Balich, "sarà un racconto fatto di persone ed emozioni", in cui "la bellezza non riguarda solo l’estetica, ma anche i valori, la gentilezza e la generosità". È da qui che parte la cerimonia di apertura del 6 febbraio: non da un effetto speciale, ma dall’armonia tra atleti, luoghi e comunità. Un manifesto di stile che racconta l’Italia non come una vetrina da esibire, ma come un sistema culturale riconoscibile.

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