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fashion17 aprile 2026

Il Grand Tour tra le arti della moda Made in Italy

Cosa significa oggi imparare un mestiere nella moda? Lo racconta il documentario presentato da CNMI, un viaggio alla (ri)scoperta del saper fare
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Di Giulia Pacella

Tagliare, cucire, modellare, rifinire, rammagliare. L’emozione e la magia del fare, dell’imparare a fare e del saper fare applicati alla moda. Sarà ridondante già nel fraseggio, è vero, ma repetita iuvant. E per il caso in questione - quello dei mestieri e delle arti - non è mai stato più vero di così. Apprendere un mestiere da mani sapienti, mosse spesso da cuori generosi, depositari di gesti lenti e accurati, scanditi da passione e pazienza, regolati da maestria e abilità tecnica: è a tutti gli effetti il dono di un’eredità immateriale sempre più rara, preziosa e inestimabile.

Riceverne i segreti, le tecniche, i prodigi. Lentamente, ma con devozione costante. Diventare custodi di un patrimonio con la consapevolezza di godere - oggi più che mai - di un privilegio immenso, ma anche di una responsabilità verso il mondo e verso il futuro. È da qui che bisogna ripartire ed è su questo aspetto che accende i riflettori Grand Tour. Viaggio attraverso le Accademie delle Arti e dei Mestieri, il documentario presentato a Milano da Camera Nazionale della Moda Italiana in occasione della Giornata del Made in Italy. Pronto a partire a sua volta in tour(née) con una proiezione a Roma (il 19 aprile alle ore 17.00 presso l’Auditorium del MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo) e una ad Atene (il 27 aprile presso la Fondazione Goulandris).

Valentino – Courtesy Press Office
Valentino – Courtesy Press Office

La formazione nella moda e le Academy del Made in Italy

Il film celebra la formazione e la trasmissione dei saperi artigianali della moda italiana attraverso scuole con percorsi formativi altamente specializzati nel campo dell'alta sartoria, della pelletteria, dell'orologeria, dell'oreficeria legate. Le Academy raccontate sono diverse per struttura e vocazione, ma condividono un obiettivo: formare. Dalla sartoria pura della Scuola Nazareno Fonticoli di Brioni, alla visione umanistica delle scuole di alto artigianato di Brunello Cucinelli; dalle Botteghe di Mestiere di Dolce&Gabbana, fino ai percorsi ibridi tra artigianato e tecnologia della Bottega dei Mestieri di Tod’s.

E ancora, l’Istituto dei Mestieri di Eccellenza LVMH con Fendi e Polimoda, la Scuola dei Mestieri del gruppo OTB, la tradizione rigorosa di Kiton e la Bottega dell’Arte di Valentino. Il racconto si dipana, scuola dopo scuola, attraverso un vero e proprio viaggio in Italia. Non a caso, il documentario è punteggiato da numerose citazioni tratte dall’omonima opera di Goethe, per enfatizzare il punto di vista narrativo che vede nell’esperienza formativa vissuta e raccontata in prima persona la chiave di volta con cui accedere a un sapere profondo e a un mestiere da preservare, al pari dell’arte.

Kiton – Courtesy Press Office
Kiton – Courtesy Press Office

A rendere particolarmente speciale, autentico ed emozionale questo viaggio alla scoperta delle scuole e dei mestieri del Made in Italy sono infatti i racconti in prima persona di chi quelle scuole le vive. Luoghi produttivi dove il sapere si trasferisce in modo diretto: facendo sin dal primo giorno, imparando nei laboratori affiancati a maestri che diventano mentori ed immergendosi direttamente nei reali processi produttivi.

Dolce&Gabbana – Courtesy Press Office
Dolce&Gabbana – Courtesy Press Office

La bottega, il punto di partenza di tutto

Il documentario restituisce così un’immagine del Made in Italy come sistema integrato in cui creatività, manifattura e industria sono strettamente interconnesse, restituendo centralità e importanza ai mestieri. Ecco dunque che le Academy diventano luoghi strategici non solo per custodire e tramandare i saperi, ma anche per rafforzare un sistema produttivo. Le arti e i mestieri della moda sono un bene da tutelare, proteggere, tramandare e valorizzare. Sono i pilastri della storia del Made in Italy e dell’eccellenza produttiva del Paese, e sono a rischio. I dati non sono certo confortanti.

Ciò che invece conforta e dà speranza (oltre che grande ispirazione) sono le parole dei protagonisti di questo documentario: “Gli occhi mi si sono illuminati dal primo giorno in cui sono entrata qui” dice una giovane apprendista. “È stato un po’ un colpo di fulmine” racconta il sarto che da 10 anni è diventato parte della Bottega dell’Arte di Valentino, il progetto formativo della maison nato nel 2015 per tramandare il savoir faire dell’Haute Couture. Proprio come accadeva nelle botteghe rinascimentali. La bottega come l’inizio di tutto. Perché è da lì che nascono le cose, o meglio: è lì che si fanno le cose.

Valentino – Courtesy Press Office
Valentino – Courtesy Press Office

La dignità dei mestieri della moda

"Il successo del nostro settore affonda le radici nell’alleanza tra creatività e industria - ha affermato Carlo Capasa, Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana - la formazione è quindi una priorità strategica per il futuro. Questo documentario porta sotto i riflettori una componente essenziale del comparto, troppo spesso trascurata, restituendo dignità e visibilità a mestieri e professioni straordinari.

Al centro c’è il lavoro, nella sua accezione più alta”. Chissà che il titolo del documentario non sia di buon auspicio anche per un Grand Tour di proiezioni nelle scuole, tra i giovani studenti per raccontare loro un altro volto della moda. Non solo quella patinata dei fashion show ma anche quella della produzione, in cui risiedono saperi diversi, ma altrettanto affascinanti e poetici. Il futuro del Made in Italy passa ancora dalle mani.

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