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entertainment28 marzo 2026

Marilyn Monroe, il secolo della diva immortale

Il 1 giugno 2026 Norma Jeane Mortenson avrebbe compiuto cento anni. Il mondo si prepara a celebrarla con mostre, retrospettive e show teatrali. E persino una palette Pantone
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Di Marta Perego

Marilyn Monroe è stata più di una diva: un’icona, un’immagine, un archetipo, un mito senza tempo che è diventato emblema di bellezza e fragilità, successo, ma anche del prezzo che si paga a diventare leggenda. Dal 1962 in poi, ogni decennio l’ha riscritta e reinterpretata: Andy Warhol l'ha trasformata in serigrafia, Madonna in citazione pop, Kim Kardashian in momento da red carpet, indossando i suoi abiti e facendoli scintillare di nuovo.

E adesso, nel 2026, tocca al centenario: mostre, retrospettive, uno show teatrale a Londra e una palette cromatica firmata Pantone con toni che si chiamano Star White e High Risk Red. Perché se sei Marilyn, persino i tuoi colori hanno un nome.

Chi era Marilyn, prima di diventare un'icona

Norma Jeane non ha mai conosciuto suo padre. La madre, Gladys, era schizofrenica e finì ricoverata quando lei era ancora bambina, lasciandola a un'infanzia di orfanotrofi, famiglie affidatarie e abusi. Ha usato così tanti cognomi diversi da piccola che il nome d'arte, scelto nel 1946 al momento del primo contratto cinematografico, sembrava quasi un atto di sopravvivenza: Marilyn Monroe, costruita da zero, come il personaggio di un film.

La carriera fu una scalata lenta e poi rapidissima: dalle parti minori a Giungla d'asfalto, Gli uomini preferiscono le bionde, fino al Golden Globe del 1960 per A qualcuno piace caldo. Tre matrimoni, a 16 anni con James Dougherty, poi Joe DiMaggio, Arthur Miller, e una fragilità che l'immagine pubblica non mostrava mai: l'endometriosi, gli aborti ripetuti, l'ansia, la depressione. E mentre il mondo la voleva bionda e sorridente, lei si batteva contro il razzismo e sosteneva Ella Fitzgerald quando i locali di Los Angeles non volevano farla esibire.

La notte tra il 4 e il 5 agosto 1962 fu trovata senza vita nella sua casa di Brentwood, il quartiere di Los Angeles. Trentasei anni. Causa ufficiale: overdose di barbiturici. Ma il mistero - omicidio, suicidio, i Kennedy, il silenzio attorno a tutto - non si è mai chiuso davvero. Quello che è certo è che la morte l'ha consegnata alla leggenda. E la leggenda, si sa, appartiene a tutti tranne che alla persona che l'ha vissuta.

Marilyn Monroe, 1954 - Credits Getty ImagesMarilyn Monroe, 1954 - Credits Getty Images

Il mondo fa la fila per celebrarla

Prima in ordine cronologico è Parigi. Dall'8 aprile al 26 luglio, la Cinémathèque française ospita Marilyn Monroe: 100 ans! Non una celebrazione nostalgica, ma un'indagine sull'attrice che Hollywood ha sempre preferito non vedere del tutto. La mostra sceglie di mettere al centro il lavoro, non il mito: fotografie iconiche, locandine originali, materiali d'archivio legati ai film più celebri, e un focus sul suo passaggio all'Actors Studio, dove Marilyn studiava con ostinazione e preparava ogni ruolo con una cura che i suoi stessi collaboratori faticavano ad ammettere. Contrariamente alla leggenda della "bionda spontanea", lei voleva profondità, voleva migliorare, voleva essere presa sul serio.

Sempre ad aprile, ma a Londra, l'11 aprile il Crazy Coqs di Piccadilly Circus ospita Marilyn: 100 Years of a Legend: uno show teatrale e musicale firmato da Suzie Kennedy, considerata una delle migliori sosia di Marilyn al mondo, definita semplicemente "Marilyn" dal London Evening Standard. Sul palco ripercorre la vita, il glamour e le canzoni della diva accompagnata dal vivo dal pianista Paul. Non è solo spettacolo: lo show sostiene Woman's Trust, ente benefico che offre terapia gratuita a donne vittime di abusi domestici.

A Los Angeles, dal 31 maggio al 28 febbraio 2027, il Museo dell'Academy accoglie Marilyn Monroe: Hollywood Icon: una mostra imponente con costumi, fotografie, lettere e oggetti personali, inclusi abiti di scena estremamente rari, che raccontano non solo la carriera, ma anche l'intimità della diva, con la delicatezza che si riserva a qualcosa di prezioso e fragile. A completare il quadro, un'esperienza itinerante che da Hollywood raggiungerà San Francisco, New York e altre città americane: stanze multisensoriali, contenuti interattivi, l'atmosfera dell'età d'oro di Hollywood restituita attraverso lo sguardo di una donna che quell'età d'oro l'ha incarnata e subita.

Marilyn Monroe: Hollywood Icon, Academy Museum of Motion Pictures Marilyn Monroe: Hollywood Icon, Academy Museum of Motion Pictures

Persino i colori hanno il suo nome

Forse la trovata più curiosa del centenario non è una mostra né un film, ma una palette. Pantone ha lanciato la Marilyn Monroe Collection: una gamma di tonalità pensata per "catturare le diverse sfaccettature della sua identità": Star White. High Risk Red. Toni che non descrivono solo un'estetica, ma un'intera mitologia cromatica.

Marilyn Monroe, 1955Marilyn Monroe, 1955

Il mistero Marilyn

Norman Mailer scrisse che Marilyn "rappresentava la relazione amorosa di ogni uomo con l'America". Marilyn è sempre stata la relazione di qualcun altro con lei, o più che altro con l'idea che la cultura le aveva cucito addosso. Il sogno americano. La femminilità. Il desiderio. Hollywood la sfruttava, Warhol la serigrafava, l'FBI la spiava, i Kennedy la frequentavano. Lei, nel frattempo, studiava all'Actors Studio e chiedeva, forse, di fare solo una cosa: il suo mestiere. A cent'anni dalla nascita, Marilyn Monroe rimane un enigma. E dietro alle mostre, i libri, e la gamma cromatica ad hoc, c’è Norma Jeane, che guarda il suo pubblico di ieri e di oggi, nel suo mistero, chiedendo di essere finalmente vista.

Marilyn Monroe, 1953Marilyn Monroe, 1953

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