Di Giuditta Avellina
Marco Balich lo dice senza giri di parole: "una cerimonia olimpica è lo show più importante al mondo". Non perché sia “spettacolare” in senso pop, ma perché è un racconto nazionale e universale allo stesso tempo, visto da miliardi di persone, e perché accade una volta sola. Nessun replay, nessuna seconda possibilità. Ed è proprio qui che si capisce il peso del suo ruolo a Milano Cortina 2026.
Balich è il creative lead delle Cerimonie: è l’uomo che tiene insieme visione artistica, regia emotiva e costruzione narrativa dell’evento più osservato dell’intera Olimpiade, quello che deve trasformare un Paese in un’immagine, e un’idea in un rito condiviso. Nell'intervista a X-Style che andrà in onda stasera in seconda serata su Canale 5 e di cui vi anticipiamo un estratto, lo racconta con una frase che suona quasi come un mantra di produzione: negli ultimi mesi “si prova, si prova, si prova”, perché il giorno della diretta, il 6 febbraio, “non possiamo sbagliare”. È una disciplina totale: non basta avere un concetto, serve farlo funzionare dal vivo, al millimetro, davanti al mondo.
Dentro quel lavoro, Balich rivendica anche un’identità precisa: una creatività emotiva capace di “contaminare tante nazioni”, come dice lui, e di lasciare una traccia riconoscibile. Non è solo orgoglio personale: è la fotografia di un metodo che negli anni ha costruito un team “cresciuto con lui”, e che oggi torna a misurarsi con una delle sfide più complesse di sempre. Perché Milano Cortina 2026 non è un’Olimpiade “normale” e Balich lo sottolinea con chiarezza: è la prima volta che i Giochi si appoggiano a due città e a due ambienti così diversi, con tutto ciò che comporta in termini di complessità e moltiplicazione di elementi: “c’è doppio di tutto”. Ma invece di viverla come un ostacolo, la cerimonia la trasforma nel suo significato centrale.
Il titolo scelto è “Armonia” ovvero per Balich due suoni contrastanti che insieme diventano bellezza. Ed è qui che il racconto si aggancia al DNA stesso di Milano Cortina: Milano come città, Cortina come montagna. Due mondi che sembrano in contraddizione, e che invece possono coesistere, anzi: possono completarsi. L’asse diventa ancora più largo: uomo e natura, innovazione e paesaggio, velocità urbana e tempo verticale. In un’Olimpiade invernale, questo contrasto è già tutto: è la materia stessa dei Giochi.
E poi c’è il punto più alto, quello che sposta la cerimonia dalla dimensione estetica a quella storica. Balich parla di un “grande appello necessario” perché il mondo abbracci la pace, usando la forza simbolica dell’Olympic Truce, la tregua olimpica legata alla visione di Pierre de Coubertin e al mito originario delle città greche che sospendevano i conflitti durante i Giochi. Il 6 febbraio Balich non “mette in scena” solo uno show ma firma il momento in cui Milano Cortina 2026 si presenta al pianeta e si definisce con una parola sola: Armonia. Un’unica storia emotiva e potente, destinata a rimanere nella memoria collettiva per sempre.
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