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LIFESTYLE24 settembre 2026

Le 10 dimore storiche in Italia dove dormire almeno una volta

Dall'hotel di Sorrento dove soggiornò Caruso a quello in cui Bellini scrisse La Sonnambula, da Villa d’Este al Monastero Santa Rosa dove è nata l'antica ricetta della sfogliatella: palazzi, conventi e castelli trasformati in indirizzi straordinari, tra affreschi, archeologia, musica e secoli di storie vere
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Di Giuditta Avellina

Danieli, A Four Seasons Hotel - Credits: Courtesy Press Office
Danieli, A Four Seasons Hotel - Credits: Courtesy Press Office

Dopo anni di suite perfette, progettate per essere fotografate bene e abbastanza internazionali da poter esistere indifferentemente a Milano, Dubai o Tokyo, sono tornati irresistibili i luoghi che non potrebbero essere da nessun’altra parte. Nel momento in cui l’hôtellerie può costruire piscine sospese, pareti di marmo alte dieci metri e suite più grandi di un appartamento, la cosa davvero difficile da trovare resta quella che non si può commissionare, ossia una storia.

In Italia ci sono conventi diventati hotel senza smettere del tutto di sembrare luoghi di raccoglimento, ville appartenute a cardinali e dinastie industriali, palazzi affacciati sul Canal Grande e castelli che esistevano già nel Medioevo. In certi casi si dorme sopra rovine romane, in altri dentro stanze legate alla nascita di una canzone.

Danieli, Venezia. Cinquecento anni prima della nuova apertura

Il Danieli di Venezia ha riaperto lo scorso luglio come Four Seasons, dopo il restauro di Palazzo Dandolo e Casa Nuova, mentre i lavori di Palazzo Danieli Excelsior si concluderanno nel 2027. Il cuore della proprietà rimane Palazzo Dandolo, costruito nel 1471 come residenza della nobile famiglia veneziana: colonne, vetri di Murano e la grande scala monumentale raccontano una storia iniziata più di cinque secoli fa. Ed è proprio questa la contraddizione più interessante: una delle grandi novità dell’hôtellerie italiana del 2026 permette di dormire nuovamente dentro un palazzo del Quattrocento.

Danieli, A Four Seasons Hotel - Credits: Courtesy Press Office
Danieli, A Four Seasons Hotel - Credits: Courtesy Press Office

Aman Venice, Venezia. Una festa privata sul Canal Grande

A Venezia ci sono diversi hotel dentro antichi palazzi. E poi c’è Aman Venice, dentro Palazzo Papadopoli. La residenza fu costruita nel Cinquecento per la famiglia Coccina, ricchi mercanti arrivati a Venezia da Bergamo, e completata nel 1570. Nei secoli passò attraverso diverse proprietà, compresi i Tiepolo e, nell’Ottocento, i Papadopoli. Ci sono sale con affreschi, camini monumentali, boiserie, lampadari, stucchi e due giardini privati, una rarità nel tessuto veneziano.

Alcune stanze sembrano ancora saloni nobiliari nei quali, per una strana deviazione della storia, qualcuno ha sistemato un letto. E c’è un dettaglio che riassume bene il livello dell’indirizzo: l’intero Palazzo Papadopoli può essere riservato in uso esclusivo. Non soltanto una suite sul Canal Grande, dunque, ma la possibilità di trasformare per qualche giorno una residenza veneziana del Cinquecento nella propria casa.

Aman Venice - Credits: Courtesy Press Office
Aman Venice - Credits: Courtesy Press Office

Villa d’Este, Cernobbio (CO). Il Lago di Como prima dei social

Il Lago di Como oggi è uno degli sfondi più riconoscibili del lusso internazionale. La storia di Villa d’Este comincia però nel 1568, quando il cardinale Tolomeo Gallio commissionò a Pellegrino Pellegrini, detto il Tibaldi, una residenza estiva affacciata sul lago. Seguì una successione di proprietari degna di un manuale di aristocrazia europea. Fra loro Carolina di Brunswick, principessa del Galles e poi regina consorte del Regno Unito, che acquistò la proprietà nel 1815 e la ribattezzò Nuova Villa d’Este, poi semplicemente Villa d’Este. Nel 1873 arrivò la trasformazione in hotel. L’Edificio del Cardinale è ancora il cuore dell’albergo e i giardini conservano quella teatralità che cinque secoli dopo continua a definire il paesaggio.

Villa d’Este - Credits: Courtesy Press Office
Villa d’Este - Credits: Courtesy Press Office

Passalacqua, Moltrasio (CO). Bellini scriveva mentre fuori c’era il lago

A Moltrasio, Passalacqua ha una storia che sembra scritta apposta per chi considera troppo poco dormire semplicemente in una bella villa. La residenza settecentesca fu progettata da Carlo Felice Soave per il conte Andrea Lucini-Passalacqua, reimmaginando un possedimento precedentemente appartenuto a papa Innocenzo XI. Poi arrivò la musica. Il conte Alessandro, erede di Andrea, era amico e mecenate di Vincenzo Bellini; secondo la storia della proprietà, durante un soggiorno nella villa nel 1831 il compositore lavorò qui a La Sonnambula. Oggi Passalacqua conta 24 camere distribuite fra Villa, Palazzo e Casa al Lago, circondate da giardini terrazzati che scendono verso l’acqua. Il fascino è anche sapere che quel paesaggio apparteneva già ai soggiorni moltrasini di Bellini.

Passalacqua - Credits: Courtesy Press Office
Passalacqua - Credits: Courtesy Press Office

Reschio, Lisciano Niccone (PG). Mille anni e nessuna voglia di sembrare antico

Il castello della tenuta umbra risale all’XI secolo e la sua costruzione viene fatta risalire al 1050. Al Reschio Hotel il passato è rimasto nelle pietre, nelle proporzioni e nelle imperfezioni. Le vecchie cantine oggi ospitano la Bathhouse, mentre l’antica cucina continua a far parte degli spazi del ristorante. Intorno si estendono 1.560 ettari di boschi, prati e casali. Ma il dato che cambia davvero la percezione del luogo resta quello iniziale: 1050. Un edificio può essere restaurato, reinterpretato e riportato alla vita, mentre quasi mille anni di storia non si possono progettare.

Reschio Hotel - Credits: Courtesy Press Office
Reschio Hotel - Credits: Courtesy Press Office

La Posta Vecchia, Ladispoli (RM). L'americano sopra l’antica Roma

A Ladispoli, La Posta Vecchia Hotel ha una qualità rara: appena si pensa di averne capito la storia, compare uno strato ancora più antico. Il palazzo risale al 1640 e fu realizzato dagli Orsini. Nel Novecento finì nelle mani dell'imprenditore statunitense J. Paul Getty, che negli anni Sessanta lo trasformò nella propria residenza romana e lo riempì di mobili, opere, arazzi e oggetti d’arte, lavorando anche con lo storico Federico Zeri. Basterebbe già questo.

Poi, durante i restauri, emersero i resti di una villa romana datata II secolo a.C. La Soprintendenza seguì gli scavi, che portarono alla luce muri, mosaici, marmi, anfore e altri reperti. Oggi una parte è conservata nel museo archeologico della proprietà. È difficile trovare un’immagine più italiana: sopra, un palazzo seicentesco vissuto da un miliardario americano e sotto, le tracce di chi aveva scelto quello stesso tratto di costa più di duemila anni prima.

La Posta Vecchia - Credits: Courtesy Press Office
La Posta Vecchia - Credits: Courtesy Press Office

Monastero Santa Rosa, Conca dei Marini (SA). Dove è nata la sfogliatella

La cosa più bella del Monastero Santa Rosa, sospeso sulla Costiera Amalfitana, è che una delle sue storie più famose non riguarda un re, un miliardario o una diva, ma riguarda un dolce. L’edificio nacque nel Seicento come monastero domenicano a Conca dei Marini, fu voluto da suor Rosa Pandolfi e completato nel 1681. Ed è proprio alle monache del convento che la tradizione della proprietà attribuisce la ricetta della sfogliatella Santa Rosa, antenata della preparazione diventata poi uno dei simboli della pasticceria campana.

Secoli dopo il complesso è stato trasformato in un boutique hotel con appena venti camere e suite, mantenendo molti elementi del passato monastico, mentre la spa occupa ambienti di pietra e soffitti a volta. Il nome del ristorante, Il Refettorio, non ha bisogno di molta fantasia per spiegare da dove venga, e qui la Santa Rosa continua a essere preparata. Mangiarla tra queste mura non significa semplicemente ordinare il dessert simbolo dell’hotel, significa assaggiarla nel luogo al quale la sua storia viene tradizionalmente ricondotta.

Monastero Santa Rosa - Credits: Courtesy Press Office
Monastero Santa Rosa - Credits: Courtesy Press Office

Excelsior Vittoria, Sorrento. Caruso, poi Caruso

Il Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento avrebbe abbastanza materiale per raccontare quasi due secoli di turismo italiano. Ma basta una stanza. Nella primavera del 1921 Enrico Caruso, uno dei più grandi tenori della storia dell’opera, soggiornò qui durante gli ultimi mesi della sua vita. L’hotel conserva ancora la suite che porta il suo nome, insieme con fotografie, lettere, il pianoforte e lo scrittoio legati alla sua permanenza.

Decenni dopo arrivò Lucio Dalla. Soggiornò nella Suite Caruso e da quell’esperienza nacque Caruso, una delle canzoni italiane più conosciute nel mondo. Altra chicca: sotto l’albergo, esiste persino un terzo livello temporale: nel 2004, durante alcuni lavori di ristrutturazione, riemerse una natatio di epoca romana. Nello stesso luogo, insomma, si incontrano Roma antica, Enrico Caruso e Lucio Dalla.

Excelsior Vittoria - Credits: Courtesy Press Office
Excelsior Vittoria - Credits: Courtesy Press Office

San Domenico Palace, Taormina. Prima le celle, poi la Chiesa Ballroom

Prima di essere uno degli hotel più riconoscibili di Taormina, il San Domenico Palace, A Four Seasons Hotel era un convento. I domenicani si insediarono a Taormina nel 1374, e nel 1430 il lascito della residenza di Damiano Rosso d’Altavilla permise alla comunità di consolidare il convento che ancora oggi costituisce il nucleo storico del complesso.

Poi la storia cambiò registro. Nel 1896 il principe Cerami aggiunse una grande ala in stile Liberty e avviò la trasformazione in grand hotel. Durante la Seconda Guerra Mondiale il complesso fu utilizzato come quartier generale dall’esercito tedesco, e nel 1943 venne bombardato dagli Alleati. La chiesa fu quasi completamente distrutta e successivamente ricostruita utilizzando anche elementi dell’architettura originaria. Oggi è la Chiesa Ballroom, un prestigioso salone per eventi. Fuori ci sono l’Etna e lo Ionio. Dentro, più di sei secoli di storia sovrapposta.

San Domenico Palace, A Four Seasons Hotel - Credits: Courtesy Press Office
San Domenico Palace, A Four Seasons Hotel - Credits: Courtesy Press Office

Villa Igiea, Palermo. I Florio volevano qualcosa all’altezza dei Florio

A Palermo, Villa Igiea è una storia di ambizione. Nel 1899 la proprietà, allora conosciuta come Villa Domville, fu acquistata dai Florio, una delle famiglie che meglio incarnavano la ricchezza e la mondanità siciliana dell’epoca. L’idea iniziale era trasformarla in un sanatorio. Poi il progetto cambiò: sarebbe diventata un grande hotel capace di confrontarsi con gli indirizzi più prestigiosi d’Europa.

Ignazio e Franca Florio affidarono il progetto a Ernesto Basile, protagonista del Liberty siciliano, e l’hotel fu inaugurato nel 1900. La Sala Basile resta il manifesto di quell’epoca: sotto la direzione dell’architetto, Ettore De Maria Bergler la decorò con figure femminili e motivi floreali che sembrano fondersi con l’architettura. Ed è questo che distingue Villa Igiea da tanti luoghi che oggi citano il Liberty come estetica: qui non è un tema decorativo, ma parte della storia dell’edificio.

 Villa Igiea - Credits: Courtesy Press Office
Villa Igiea - Credits: Courtesy Press Office

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