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lifestyle31 marzo 2026

Giappone segreto: cinque cose da segnare prima di partire

Affacciata sull’Oceano Pacifico c'è una cabina telefonica dove le persone arrivano da tutto il Paese per parlare con le anime. Le metropoli nascondono case pensili immerse nel verde e offrono bagni pubblici che sono vere oasi di benessere. Alla scoperta di quotidianità inattese e luoghi davvero unici al mondo
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Di Simona Peverelli

C’è un lato del Giappone che in pochi conoscono. Da quando il mondo ha scoperto la cultura di questo Paese, dai manga agli anime, fino alla cucina nipponica, dal cinema al j-pop, fino alla spiritualità del buddismo zen, anche il turismo occidentale si è inoltrato fin qui, alla scoperta di una civiltà antichissima e affascinante, che condensa come pochi il rispetto della tradizione con la modernità. Un soft power che molti definiscono “magnetico”. Ma ci sono alcune cose che pochi conoscono: realtà, luoghi e abitudini sorprendenti. Curiosità che possono aiutare il viaggiatore a tracciare itinerari di un turismo differente.

La cabina telefonica sull’oceano

Dire che questo luogo è davvero unico al mondo non è una bugia. A nord-est del Giappone, nella Prefettura di Iwate, dopo lo tsunami dell’11 marzo 2011 che colpì il Paese un uomo installò una cabina telefonica nel giardino della sua casa ai piedi di Kujira-yama, la Montagna della Balena, subito accanto alla città di Ōtsuchi, uno dei luoghi più colpiti dal disastro. All’interno è installato un vecchio telefono nero, non collegato, che si dice trasporti nel vento le voci di chi se n’è andato. Migliaia di persone si recano in pellegrinaggio ogni anno qui, un luogo ritenuto quasi sacro, che ha ispirato anche romanzi di successo.

L'isola dei gatti

Molto più a sud, sulla tranquilla isola di Aoshima abitano quasi più gatti che esseri umani. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, qui fu insediata una colonia di felini, per aiutare la popolazione locale di pescatori a combattere i topi che infestavano i pescherecci. Così quel piccolo gruppo di gatti fu adottato dai 900 abitanti di Aoshima. Oggi la proporzione è di 6 a 1 a favore degli animali. I pochi abitanti rimasti oggi sono pensionati, mentre il mondo viene a trovare la piccola isola due volte al giorno, con un battello che trasporta i turisti dalla terraferma, per i quali i felini sono la principale attrazione del luogo. Anche qui valgono le regole auree della cultura giapponese: comportarsi come ospiti educati che non vogliono disturbare, salutare discretamente, chinarsi gentilmente, cercare di non invadere la privacy degli abitanti del luogo. Felini e non.

Credits Getty ImagesCredits Getty Images

I bagni pubblici come oasi di benessere

Non chiamatele toilette, perché sono luoghi di pace e purificazione. Sono i sentō, usati storicamente come luogo di purificazione buddista, oggi nelle grandi città come Tokyo si trovano ovunque: stazioni ferroviarie e metro, parchi, centri commerciali, templi e santuari. La cosa sorprendente, dal punto di vista di un turista occidentale, è la pulizia eccellente e garantita che si trova in questi luoghi, anche nelle zone più affollate. Con pochi yen si può comprare un ingresso per lavarsi, rilassarsi, per poi entrare nelle vasche, che sono spesso molto calde, dai 42 ai 44°C.

L’atmosfera è comunitaria, tranquilla, spesso di quartiere. Perfetta per chi vuole assaporare un Giappone autentico. Sono famosi i bagni pubblici di Shigeru Ban a Tokyo: completamente trasparenti e colorati. Un’oasi di privacy in mezzo alla folla pensata dallo studio di architettura giapponese di Shigeru Ban, che permette agli avventori prima di tutto di controllare già dall’esterno se il bagno è pulito, e poi se c’è qualcuno all’interno: semplicemente, se il vetro si opacizza significa che è occupato. Spesso questi luoghi diventano un punto di riferimento per i runner, che qui si fermano per cambiarsi e ristorarsi. Tra i più frequentati a Tokyo c’è poi Komeisen Meguru-Ku, che ospita sul tetto un retenburu protetto da pareti in legno. Tranquillità interrotta solo dal passaggio dei treni poco lontano.

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I giardini e le case pensili

Quando non si può andare in orizzontale si va in verticale. È anche seguendo questo principio che gli architetti giapponesi stanno sviluppando verso l’alto non solo gli edifici, ma anche l’idea orientale molto antica del giardino come luogo di contemplazione. Nelle città, al posto di colline e montagne ci si arrampica su alti edifici per creare terrazze-giardino. È impressionante il giardino verticale Kibo-no-Kabe (Muro della speranza) a Osaka. Un progetto firmato da Tadao Ando ai piedi del grattacielo Umeda Sky Building.

Una enorme fioriera metallica lunga 78 metri, alta 9 e profonda 3, che ospita oltre 100 varietà di arbusti, fiori e piante. Ma oltre agli spazi pubblici c’è una cultura della connessione tra natura e umanità che si declina anche nel privato: le case-giardino pensili dell’architettura moderna giapponese. Alcuni architetti locali hanno portato il concetto di giardino pensile a un livello ancora più radicale, per esempio con la casa con giardino pensile di Ryue Nishizawa a Tokyo. Si tratta di un edificio largo solo 4 metri interamente avvolto da micro-giardini distribuiti su ogni piano piante che garantiscono luce, privacy e ventilazione naturale. Uomo, architettura e natura.

Katsushika Hokusai (1760-1849), la mostra da vedere prima di partire

Prima di partire, un appuntamento da segnare in agenda è la prima grande mostra in Italia dedicata ad Hokusai, il più grande artista giapponese di ogni tempo. In programma fino al 29 giugno 2026 a Palazzo Bonaparte arriva Katsushika Hokusai (1760-1849), questa esposizione comprende opere come la famosissima La grande onda presso Kanagawa, o come la serie Trentasei vedute del Monte Fuji. Un artista che è diventato punto di riferimento nella storia dell’arte universale, influenzando l’arte occidentale a partire da Monet e Van Gogh.

La mostra, con oltre 200 pezzi, ripercorre l’intero arco creativo dell’artista, dalle opere legate alla tradizione fino alle serie più rivoluzionarie, attraversando paesaggi iconici, capolavori immortali e tesori rarissimi. Un modo di fare arte che segue il ritmo del sentire giapponese. Al centro delle immagini non c’è soltanto la natura monumentale, ma l’essere umano, i gesti e i dettagli del quotidiano: una capanna costruita dall’uomo, il dorso di un cavallo lungo la strada, il profilo di un tetto che dialoga con quello di una collina.

Hokusai Katsushika, La [grande] onda al largo di Kanagawa dalla serie Le 36 vedute del Monte Fuji, xilografia policroma su carta da gelso, 257x 379 mm, seconda metà XIX sec., collezione privata - Courtesy Press OfficeHokusai Katsushika, La [grande] onda al largo di Kanagawa dalla serie Le 36 vedute del Monte Fuji, xilografia policroma su carta da gelso, 257x 379 mm, seconda metà XIX sec., collezione privata - Courtesy Press Office

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