Di Giuditta Avellina
Il Festival di Cannes 2026 si è aperto con due dive che non hanno bisogno di presentazioni. Alla cerimonia inaugurale della 79ª edizione, il 12 maggio, Joan Collins e Jane Fonda hanno trasformato il red carpet di La Vénus électrique in un confronto di stile senza tempo: bianco contro nero, Hollywood classica contro glamour politico. Non una gara tra abiti, bensì due modi di rappresentarsi dopo decenni di carriera: Collins come apparizione scenografica, Fonda come presenza autorevole.
Joan Collins, 92 anni, ha scelto un abito bianco Stéphane Rolland Haute Couture, una creazione custom dall’impatto teatrale, con costruzione scultorea, strascico, guanti neri e gioielli importanti. Attrice britannica, Dame dell’Impero britannico, Collins ha attraversato cinema, televisione, teatro e cultura pop, ma il suo nome resta legato soprattutto ad Alexis Carrington in Dynasty: il personaggio che negli anni Ottanta trasformò spalline, tailleur, gioielli e cattiveria melodrammatica in un codice estetico indimenticabile.
La sua presenza a Cannes si lega anche a My Duchess, film su Wallis Simpson diretto da Mike Newell. Un progetto a cui l’attrice è associata da tempo e che la riporta dentro un immaginario di aristocrazia, potere, scandalo e - anche - controllo dell’immagine. Sul red carpet, però, Collins ha parlato prima di tutto attraverso il suo look: abito bianco con guanti neri a contrasto che hanno riportato sulla Croisette un’idea di diva a prova di fotografi. Un modo per riaffermare un codice ben definito, fatto di presenza e riconoscibilità. A 92 anni, Collins ha trasformato l’età in teatralità e la teatralità in potere visivo.
Jane Fonda, 88 anni, ha costruito invece la propria apparizione in modo opposto. Per la stessa serata ha indossato un abito nero scintillante custom Gucci, a maniche lunghe e linea aderente, impreziosito da gioielli Pomellato. Due volte premio Oscar, protagonista di film come Una squillo per l’ispettore Klute, Tornando a casa e Sindrome cinese, Fonda è una delle attrici americane che più hanno intrecciato carriera cinematografica, attivismo, femminismo e immagine pubblica. La sua presenza a Cannes aveva un valore istituzionale e simbolico.
La star, infatti, ha calcato il tappeto rosso insieme a Gong Li per dichiarare ufficialmente aperta la 79ª edizione del Festival. E il look seguiva questa direzione: il nero, le paillettes, la silhouette asciutta e la postura costruivano un mood meno eclatante di quello di Collins, ma altrettanto efficace. Invece di usare il red carpet per evocare la Hollywood del passato, Fonda si conferma come presenza ancora attiva nel discorso pubblico. Se Collins sceglie il bianco, il volume e il teatro per riaffermare la diva classica, Fonda sceglie il nero, la luce e la misura per trasformare l’eleganza in posizione. La sfida ageless tra le due ci appassiona proprio per questo: non perché provino a sembrare più giovani, ma perché dimostrano che lo stile, quando è davvero identitario, è iconicamente senza tempo e non ha bisogno di chiedere permesso all’età.