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lifestyle09 ottobre 2026

Biennale Musica 2026 a Venezia, biglietto per l'inaspettato

Dal 10 al 24 ottobre, La Biennale Musica di Venezia trasporta i visitatori in un universo di sorprese sonore. Per esplorarlo bastano due orecchie, una certa curiosità e il coraggio di stupirsi
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Di Matteo Dall'Ava

DJ Travella - Credits: Courtesy Press Office
DJ Travella - Credits: Courtesy Press Office

Alla Biennale Musica 2026 di Venezia, potrebbe capitare di incontrare una chitarra elettrica decisamente maleducata; ascoltare una risata collettiva come fosse una sinfonia o scoprire che perfino un'interferenza elettromagnetica possiede insospettabili ambizioni artistiche. Il tutto negli spazi della Biennale, tra calli, antichi arsenali e teatri. Un programma che promette meraviglie e qualche salutare (s)concerto, sotto la direzione di Caterina Barbieri. Il biglietto? Meglio acquistarlo senza pretendere troppe spiegazioni: certe sorprese perdono fascino appena si conosce il contenuto della scatola.

Per avere un assaggio del 70° Festival Internazionale di Musica Contemporanea basta aprire una delle tante piattaforme di streaming musicale e cercare i nomi degli artisti in programma. Un passatempo dagli esiti imprevedibili anche per chi ha sempre considerato la musica un piacevole accessorio dell'esistenza, come un bel foulard. Una percussione può trasformarsi in una chitarra elettrica furibonda e poi dissolversi in qualcosa che sembra provenire da un elettrodomestico particolarmente nervoso. Alcuni brani fanno sognare a occhi aperti. Altri risvegliano un reflusso gastrico che si credeva addomesticato. Nessun nome, naturalmente: sarebbe imperdonabile rovinare la sorpresa. Ogni ascolto somiglia a un ovetto Kinder. Si può trovare un piccolo tesoro o un oggetto incomprensibile, ma la voglia di aprirne un altro diventa irresistibile.

La musica contemporanea ha le orecchie di un bambino

A Child of Sound, traducibile in un bambino di suono, è il titolo scelto da Caterina Barbieri, compositrice italiana che con i sintetizzatori modulari costruisce universi musicali dalle geometrie imprevedibili. «La musica è l'infanzia dello spirito», scrive nel manifesto del festival. Un'intuizione che riporta all'età in cui il cigolio di una porta meritava un bis, due coperchi bastavano per organizzare un concerto e nessuno si preoccupava di distinguere la musica dal rumore. Poi sono arrivate le categorie, le classifiche e quella discutibile abitudine degli adulti di voler sempre imporre delle regole.

La musica contemporanea, peraltro, possiede un vocabolario magnificamente intimidatorio. Paesaggi sonori, composizioni acusmatiche, identità strumentali, improvvisazione elettroacustica. Espressioni che sembrano richiedere tre lauree e una certa inclinazione alla sofferenza. Eppure, una composizione acusmatica permette semplicemente di ascoltare suoni senza vederne la sorgente. Qualcosa risuona, cambia forma, perde il proprio nome. Può ricordare un temporale, un animale sconosciuto o una macchina inventata da Jules Verne. L'immaginazione fa il resto.

Caterina Barbieri con Wayne McGregor e Willem Dafoe - Credits: Courtesy Press Office
Caterina Barbieri con Wayne McGregor e Willem Dafoe - Credits: Courtesy Press Office

Chitarre ribelli, risate e viaggi intercontinentali

Tra i protagonisti della Biennale Musica 2026 figura Keiji Haino, Leone d'Oro alla carriera, giapponese dall'aspetto severo e dall'immaginazione poco disciplinata. Nella sua musica una chitarra può urlare, il rumore conquistare una propria dignità e il silenzio diventare improvvisamente preziosissimo. A Venezia presenterà una nuova performance per voce e strumenti a corda.

All'estremo opposto si incontra Laraaji, ottantaduenne americano scoperto da Brian Eno, capace di estrarre dalla cetra elettrica sonorità sospese come nuvole sopra un giardino. Proporrà anche un workshop di risata meditativa. Finalmente un'occasione nella quale perdere la compostezza potrebbe essere considerato un merito.

Il keniota KMRU, con As Nature, aggiungerà immagini e profumi ai suoni ricavati anche dai fenomeni elettromagnetici. Un'esperienza multisensoriale, quasi che le orecchie avessero chiesto rinforzi. Dall'Egitto arriverà il Mazaher Ensemble, custode dell'antico rituale dello zār, fatto di canti e percussioni. Dalla Tanzania giungerà invece la Singeli, musica elettronica nata nelle periferie di Dar es Salaam, con ritmi tanto veloci da far sembrare pigro un metronomo. A Venezia ci saranno i protagonisti di questa scena: Hamadi Hassani, alias Dj Travella, Pili Pili e Jay Mitta. E per chi desidera partire da un nome familiare, il festival offrirà la prima esecuzione assoluta di Musica per una fine, opera inedita di Ennio Morricone costruita attorno alla registrazione di Pier Paolo Pasolini che legge una propria poesia.

Laraaji - Credits: Courtesy Press Office
Laraaji - Credits: Courtesy Press Office

Le sorprese che le piattaforme musicali non conoscono ancora

Il lettore diligente potrebbe decidere di fare i compiti: cercare ogni artista sulle piattaforme musicali, ascoltarne le composizioni più rappresentative e presentarsi a Venezia con la sicurezza di un critico.

Spiace deluderlo. La Biennale Musica 2026 comprende oltre quaranta appuntamenti, 23 novità e 18 prime assolute. Molte opere saranno ascoltate per la prima volta proprio durante il festival. Nessuna playlist potrà anticipare tutto.

Per l'apertura, giovani chitarristi attraverseranno le calli veneziane con nuove musiche di ML Buch e Gigi Masin. Nel finale, l'orchestra francese ONCEIM interpreterà anche Non puoi contare l'infinito di Caterina Barbieri, tra strumenti acustici, elettronica e voci: quasi un gigantesco sintetizzatore vivente, nel quale ogni musicista contribuisce a una creatura sonora collettiva. Alle Sale d'Armi dell'Arsenale, lo spazio Origine inviterà invece all'ascolto profondo, tra concerti, proiezioni e incontri. Il lusso contemporaneo di fermarsi ad ascoltare qualcosa senza controllare nel frattempo il telefono.

ONCEIM - Credits: Courtesy Press Office
ONCEIM - Credits: Courtesy Press Office

La magnifica utilità dell'inutile

Resta una domanda assai sconveniente: a cosa serve tutto questo? Ascoltare una composizione sconosciuta non migliora il curriculum, non risolve i problemi domestici e potrebbe perfino provocare un discreto mal di testa. Eppure, alla fine, si conosce qualcosa che prima non esisteva nel proprio universo. È l'inestimabile utilità dell'inutile: quella delle esperienze che non promettono alcun rendimento e tuttavia arricchiscono chi le attraversa. Agli artisti della Biennale va riconosciuto il coraggio di esplorare territori sonori che ancora non possiedono un nome familiare. A chi ascolta rimane il privilegio di amare, detestare, stupirsi o restare perplesso. Senza pagelle.

Keiji Haino - Credits: Courtesy Press Office
Keiji Haino - Credits: Courtesy Press Office

Ecco perché vale la pena acquistare un biglietto per la Biennale Musica 2026, magari scegliendo proprio l'artista di cui si ignora tutto. La curiosità non garantisce che piacerà ciò che si scoprirà. Garantisce però che, fino a quel momento, non lo si conosceva. Da bambini si trascorrevano interi pomeriggi a fare cose perfettamente inutili. Si ascoltava il vento in una bottiglia, si faceva rumore per il piacere di sentirlo. Era un'occupazione serissima. E forse lo è ancora.

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