Di Serena Savardi
Gli accessori moda sono diventati il vero cuore del lusso contemporaneo. Non più semplici complementi, ma oggetti capaci di generare fatturato, costruire identità e soprattutto dominare la conversazione digitale.
Il caso recente della “trash pouch” di Balenciaga – tornata virale tra polemiche e reinterpretazioni sul red carpet – lo dimostra in modo evidente: basta un accessorio per accendere il dibattito globale e ridefinire la percezione di un intero brand.
In questo scenario, gli accessori non sono più un’estensione del look, ma il suo punto di partenza. Complice la velocità della comunicazione digitale, borse, scarpe, gioielli e piccoli oggetti di design si sono trasformati in leve comunicative che diventano virali nel feed di Instagram e TikTok facendo parlare (nel bene o nel male) di questa o quella maison.
Uno degli esempi emblematici più recenti è la “trash pouch ” (letteralmente “borsa spazzatura”) di Balenciaga che già nel 2022 aveva destato scalpore quando Demna la portò in passerella avvolta da una tormenta di neve come uno dei tanti simboli a sostegno del popolo Ucraino agli albori del conflitto con la Russia.
Un clamore che negli ultimi giorni è tornato al centro delle polemiche da tastiera quando l’attrice cinese Zhang Jingyi ha deciso di calcare il carpet del Festival Internazionale del Cinema di Pechino cinta in un elegante abito nero stringendo tra le mani una busta di plastica gialla, chiaro richiamo ai sacchi della spesa poi riciclati per l’immondizia.
Come prevedibile, i commenti sono arrivati in fretta secondo quello schema ricorrente che segue la regola del “purché se ne parli”: ogni volta che la moda propone un'immagine che stravolge l’usuale, molti osservatori colgono l'occasione per mettere in discussione un intero settore, il suo approccio nei confronti dell’attualità, la sua apparente frivolezza e (soprattutto) i suoi prezzi.
E nonostante la smentita di un diretto coinvolgimento da parte del brand franco-spagnolo sia arrivata dal suo nuovo direttore creativo in persona, Pierpaolo Piccioli, questo caso ci dimostra quanto gli accessori siano diventati portatori eccellenti di messaggi di ironia e di provocazione, trasformandosi da semplice complemento d’abbigliamento a mezzo privilegiato attraverso cui i designer si prendono il loro spazio per commentare la società contemporanea, sfidare le convenzioni e, talvolta anche l’opinione pubblica.
E se è ormai assodato che gli accessori siano nettamente più accessibili rispetto all’abbigliamento di alta gamma - infatti anche chi non può permettersi un total look griffato può entrare nell'universo estetico di una maison acquistando un oggetto simbolico - il loro potere di marketing non si limita alla provocazione o alla democratizzazione del lusso.
Drop, collezioni in edizione limitata, ibridazioni, collaborazioni e persino personalizzazione sono gli elementi chiave che hanno fatto in modo che gli accessori siano diventati il terreno più fertile per la sperimentazione nella moda.
E se il pret-à-porter è avvezzo all’utilizzo di questi ultimi come strumenti di marketing, nell’olimpo dell’haute couture c’è un brand che più di altri, stagione dopo stagione, sta impartendo un’importante lezione anche alle maison più inarrivabili: stiamo parlando di Schiaparelli.
Il brand dal 2019 guidato da Daniel Roseberry riesce a trasformare ogni sua sfilata in un luogo dove le infinite metafore che l’alta moda esprime si concretizzano in accessori che si trasformano in oggetti di culto, di cui i nuovissimi “Kittens Hills” presentati per l’autunno/inverno 2026 rappresentano solo l’ultimo baluardo di questa magia.
Allegorici e, in un certo senso anatomici, animalisti ed ambientalisti, gli accessori che Daniel Roseberry porta sotto i riflettori non sono solo un richiamo diretto al mondo surrealista della fondatrice della maison, ma diventano sculture da indossare.
Così tra gioielli che richiamano parti del corpo umano, borse pianeti, e animali fantastici da indossare ai piedi o stringere tra le mani, l’alta moda si avvicina all’arte e trasforma i suoi accessori in oggetti impossibili da ignorare, anche agli occhi di chi di moda non se ne intende affatto.