Di Giuditta Avellina
Zara Larsson è la popstar che più di tutte sta riportando in superficie l’estetica del 2016, non come nostalgia ma come scelta stilistica consapevole. Colori pieni, make-up dichiarato, moda costruita sul corpo e per il corpo. Da Lush Life a Midnight Sun, il suo immaginario dimostra perché oggi quell’anno torna centrale: perché offriva codici visivi ancora funzionali, mai davvero sostituiti.
Il 2016 è stato l’ultimo momento in cui il pop mainstream ha lavorato senza difese estetiche. Era l’anno in cui le playlist erano dominate da Justin Bieber e Drake, i filtri di Snapchat con le orecchie da cane trasformavano il volto in gioco collettivo e milioni di persone uscivano di casa per cacciare Pokémon grazie a Pokémon Go. Il pop non viveva solo sugli schermi: occupava lo spazio fisico. Anche moda e beauty funzionavano così.
Palette sature, eyeliner marcati, pelle luminosa, silhouette aderenti, styling che non cercava di “nobilitare” il corpo, ma di accompagnarlo. Mini dress stretch, crop top, shorts, materiali elasticizzati, colori pieni. Una moda pensata per muoversi, ballare, vivere, non per essere spiegata. Oggi, mentre il minimalismo neutro e l’iper-curatela mostrano i loro limiti, quel linguaggio torna attuale perché era fisico, non concettuale.
È in questo scenario che Zara Larsson emerge come figura immediatamente leggibile: femminile, atletica, solare. Il suo corpo non è mai neutralizzato, ma centrale. Non distante, non ironico, non concettuale. Il suo stile parla la stessa lingua della sua musica: presenza, energia, accessibilità emotiva.
Con Lush Life, il singolo che esce nel 2015 e la consacra globalmente, Zara codifica un’estetica pop precisa. Sul piano moda, il messaggio è chiaro: abiti che seguono il movimento, non lo irrigidiscono. Linee aderenti, abiti corti, colori pieni, styling che lascia spazio alla danza e all’energia. Sul piano beauty domina un make-up immediato: pelle glow, blush visibile, eyeliner grafico, labbra naturali. È un’estetica che non costruisce distanza iconica, ma prossimità.
Oggi quella stessa semplicità viene riletta come autenticità, soprattutto in contrasto con il pop iper-calcolato che ha dominato gli anni successivi. E il ritorno del 2016 passa anche dal beauty. Ombretti accesi, eyeliner spessi, incarnati luminosi, capelli portati sciolti o in ponytail alte e funzionali. Zara Larsson è diventata uno dei riferimenti impliciti di questa riscoperta non perché abbia “copiato” quell’estetica, ma perché non l’ha mai davvero abbandonata. È un beauty che non mira alla perfezione patinata, ma all’energia. Un make-up che funziona dal vivo, sotto le luci, durante una performance.
Oggi succede che Symphony - brano dei Clean Bandit con la voce di Zara Larsson uscito nel 2017- è tornato virale sui social grazie al cosiddetto dolphin meme. Visual naïf, delfini colorati, arcobaleni, immagini volutamente non sofisticate usate dagli utenti per sdrammatizzare le proprie angoscie. In questa epoca funziona perché riattiva l’estetica 2016: una nostalgia visiva che passa dal colore e dall’emozione, non dalla citazione.
E con la musica tornano anche i codici beauty e moda di quell’epoca: immediati, riconoscibili, emotivi. Molti artisti subiscono la nostalgia. Zara Larsson la governa. Non prende le distanze dal meme, non lo ridicolizza, non lo neutralizza. Lo integra nel proprio immaginario, accetta che quell’estetica faccia parte della sua identità e la fa dialogare con il presente.
Con Midnight Sun, uscito nel 2025, Zara Larsson non cambia linguaggio: cambia regia. I colori restano, il corpo resta centrale, la sensualità è ancora diretta, ma tutto è più controllato. La moda diventa più pulita nelle linee, più consapevole. Il beauty parte dal corpo prima che dall’abito: pelle luminosa ma compatta, occhi definiti senza eccessi, capelli pensati per accompagnare la performance.
Zara Larsson è credibile oggi perché non sta “tornando” a qualcosa. Sta continuando. Il 2016 riemerge perché offriva un linguaggio visivo che non è mai stato davvero sostituito, solo sospeso. In un momento in cui moda e beauty riscoprono il valore della fisicità e della presenza, Zara si trova esattamente nel punto giusto: con un’estetica che ha già attraversato quel ciclo e ora lo rilancia con maturità. In un’epoca che ha avuto paura di mostrarsi, il 2016 torna perché non aveva paura di esistere. E Zara Larsson resta centrale perché, semplicemente, non lo ha mai abbandonato.