Di Claudia Ricifari
A Pitti Uomo 109 il tema Motion scelto per questo 2026 si traduce in consapevolezza. Quella necessaria per i grandi ritorni, per le evoluzioni e la valorizzazione di un marchio e della sua eredità. Alla Fortezza da Basso di Firenze, dove oltre 750 brand presentano le collezioni Autunno/Inverno 2026-2027 a una community internazionale sempre più selettiva, con un nuovo equilibrio tra heritage e contemporaneità, tra funzionalità e cultura del prodotto. È un movimento che attraversa i materiali, i distretti produttivi, le collaborazioni, e che rimette al centro il valore del saper fare come risposta concreta a un mercato in continua trasformazione.
In questo scenario si inseriscono progetti in grado di evolversi con continuità: l’outerwear storico che si aggiorna nei volumi e nelle funzioni, il denim che incontra la performance tecnica, la calzatura artigianale che diventa manifesto di lusso silenzioso e sostenibilità consapevole, il grande classico che trova nuovo lustro nell’eleganza senza tempo. Tra reinterpretazioni d’archivio, capsule collaborative e nuove letture del guardaroba contemporaneo, Pitti Uomo 109 conferma il proprio ruolo di osservatorio privilegiato sul menswear.
A Firenze, Barbour propone una collezione che lavora sull’archivio come strumento progettuale. Il fulcro è la linea Heritage+, dove la Solway Jacket del 1957, nata per l’esplorazione, viene riletta con cappucci packable, volumi più generosi e tasche oversize, mantenendo intatti i codici funzionali che hanno reso riconoscibile il brand.
Accanto, Heritage Select affina il racconto con vestibilità più sartoriali e un uso calibrato dei tartan iconici, mentre Heritage Re-Engineered spinge il DNA Barbour verso un’attitudine più audace, senza tradire cerature, trapuntature e dettagli utilitari. È un’evoluzione coerente, che ribadisce come sostenibilità e durevolezza non siano slogan, ma parte di una cultura industriale che da sempre punta sul ciclo di vita lungo del prodotto.
Roy Roger’s porta a Pitti Uomo 109 una FW26 che amplia il concetto di outdoor, innestandolo sui codici identitari del denim italiano. Lane, cotoni e jeans pesanti costruiscono un guardaroba autentico e funzionale, dove comfort e carattere convivono senza forzature. Ma è anche protagonista di una delle collab più interessanti della manifestazione, quella con Kappa.
Per l’occasione, la storica giacca 6Cento diel brand di abbigliamento sportivo viene reinterpretata con patch dal sapore vintage, ispirate agli anni Settanta e Ottanta, mentre il pantalone tecnico riprende costruzione e dettagli del cinque tasche iconico del marchio di denim. In parallelo, prosegue il dialogo con Engineered Garments nella linea Workwear, che rilegge l’Americana aesthetic attraverso flanelle, cotoni cerati e costruzioni robuste, tutte realizzate in Italia. Qui il movimento è quello del prodotto che cambia funzione senza perdere identità.
Con L’Arte del Mocassino, Cuoio di Toscana presenta a Pitti Uomo 109 un progetto che va oltre la capsule e si dichiara manifesto. Al centro c’è l’iconico penny, reinterpretato in chiave no gender come emblema del quiet luxury: linee essenziali, volumi equilibrati, palette ridotta a nero e bordeaux per lasciare spazio alla profondità del cuoio conciato lentamente al vegetale. Una scarpa pensata per accompagnare chi la indossa nel tempo.
Anche qui si parla di una collaborazione, quella con Gerard 1969, che nasce da un’affinità autentica: stessa attenzione per l’artigianato, stessa idea di contemporaneità radicata nel territorio. Il penny diventa segno di continuità con la tradizione manifatturiera, mentre il pin in metallo applicato sul tacco introduce un nuovo codice visivo, discreto ma identitario, destinato a definire il linguaggio futuro del consorzio.
Dopo l’ingresso nel gruppo BasicNet, Woolrich torna a Pitti Uomo 109 con una narrazione capace di tenere insieme passato e futuro dell’outdoor. Il racconto riparte dal 1830, in Pennsylvania, tra miniere e foreste, e si costruisce attorno ai codici fondativi del brand: l’Arctic Parka, emblema di protezione estrema, e il buffalo check, il pattern a quadrettoni rossi e neri diventato un codice visivo globale.
Lo spazio in Fortezza è concepito come una stanza immersiva, dove archivi, oggetti storici e materiali originali dialogano con le novità FW26, in un dialogo coerente di memoria e innovazione. Le nuove collezioni interpretano le esigenze del presente senza tradire lo spirito originario, confermando l’approccio di BasicNet: valorizzare l’heritage come base concreta su cui costruire l’evoluzione del prodotto.
A Pitti Uomo 109 c’è spazio anche per il ritorno di un classico dell’eleganza mitteleuropea: il loden, mai come in queste ultime stagioni tornato alla ribalta. Schneiders of Salzburg rientra nel calendario della manifestazione inaugurando un nuovo capitolo sotto la proprietà italiana di Giovanni e Marco Schneider e la visione creativa di Viviana Volpicella. Un rilancio che punta a mantenere l’identità estetica e qualitativa del brand.
La prima collezione di questo nuovo corso nasce, infatti, da un lavoro accurato sugli archivi storici e celebra l’essenza più autentica di Schneiders: loden allo stato puro, linee senza tempo, colori e dettagli che parlano un linguaggio familiare ma aggiornato. L’heritage austriaco dialoga con l’eccellenza del Made in Italy, dando forma a un’eleganza che attraversa le stagioni senza perdere lustro.