Di Claudia Ricifari
Ci sono capi che attraversano le stagioni. E poi ci sono quelli che attraversano le epoche. Il Penny Lane Coat appartiene alla seconda categoria. Prima di diventare un’icona cinematografica, prima ancora di entrare nel vocabolario pop, questo cappotto nasce sotto il nome di afghan coat: un soprabito funzionale originario delle regioni montuose dell’Afghanistan, realizzato in pelle di pecora con interno in lana per resistere alle temperature rigide.
A partire dalla fine degli anni Sessanta, il cappotto attraversa confini e geografie, approdando in Europa lungo le rotte della controcultura hippie e trovando terreno fertile nella Londra psichedelica di King’s Road, dove diventa oggetto di desiderio per musicisti, artisti e giovani anticonformisti. Indossato da figure come John Lennon e Jimi Hendrix, l’afghan coat diventa rapidamente parte dell’uniforme non ufficiale del rock. Quando nel 2000 Almost Famous porta sullo schermo il personaggio di Penny Lane – una magnetica Kate Hudson, libera, indipendente e fuori dagli schemi - quel capo diventa ufficialmente il Penny Lane Coat. Entra stabilmente nel vocabolario della moda, associando per sempre il capo a un’estetica boho-rock. Oggi, tra revival anni Settanta e nuove sensibilità fashion, torna a imporsi come uno dei capispalla più desiderati della stagione (come il loden), sospeso tra memoria culturale e attualità.
Come spesso accade, quando un capo riemerge dai contesti più underground per tornare prepotentemente di tendenza, c'è sempre lo zampino di qualche stilista e delle star di Hollywood. Le celebrity, negli ultimi mesi, hanno riportato in auge il Penny Lane Coat trasformandolo in un emblema di stile contemporaneo che strizza l'occhio alla nostalgia.
Zoë Kravitz lo ha scelto in versione suede dai toni caldi, abbinandolo a silhouette essenziali che ne puliscono il linguaggio senza snaturarne il carattere. Dua Lipa lo ha reinterpretato in chiave più strutturata e sensuale, puntando su materiali lucidi e palette intense che lo proiettano fuori dall’immaginario puramente vintage. Taylor Swift, invece, fotografata più volte con versioni shearling dal sapore Seventies, ha contribuito a consolidarne l’immagine come capo statement capace di attraversare generazioni e linguaggi estetici. Anche Bella Hadid ha spinto il revival in direzione archivio, recuperando modelli che dialogano apertamente con gli anni Settanta, rendendo il Penny Lane Coat un ponte visivo tra passato e presente.
Nelle collezioni Fall/Winter 2025 il Penny Lane Coat viene trattato come capo architettonico, capace di strutturare l’intero look. Da Chloé domina la versione lunga, fluida, con inserti shearling a contrasto e layering boho sofisticato: abiti lingerie, denim a vita alta e gioielli pendenti completano il look, costruendo un’estetica anni Settanta più elegante che nostalgica. Rabanne spinge invece sull’impatto visivo, abbinando il cappotto a pantaloni in pelle, stivali alti e palette intense, trasformandolo in un elemento quasi armor-like, forte, urbano, dichiaratamente fashion. Hermès, come da dna, lo inserisce in una narrazione più minimal e borghese, accostandolo a total look neri, volumi puliti e borse strutturate, dimostrando come il Penny Lane Coat possa dialogare con un guardaroba raffinato e contemporaneo.
Niccolò Pasqualetti lavora sul contrasto tra morbidezza e costruzione sartoriale, sovrapponendo il cappotto a silhouette irregolari e materiali tecnici, mentre Valentino lo riporta dentro un immaginario più romantico e stratificato, con cappotti shearling su abiti lunghi e texture morbide che richiamano una femminilità teatrale. Louis Vuitton e Chanel, infine, lo interpretano in chiave metropolitana, inserendolo in look compatti, con proporzioni controllate, cappelli, accessori statement e scarpe flat, spostando il Penny Lane Coat dal terreno vintage a quello dell’uniforme urbana di lusso.