Di Valentina Bottoni
Chi l’ha bollato come trend passeggero si sbagliava, perché la popolarità dei trattamenti a base di PDRN è in costante ascesa ed è destinato a crescere ancora. Merito, in parte, di star come Jennifer Aniston e Kim Kardashian che hanno raccontato di aver provato il salmon sperm facial, come viene chiamato il trattamento che lo impiega, decantandone pubblicamente i risultati. Ma anche dei video che spopolano sui social, in cui si mostra il prima e dopo della popolare procedura estetica richiestissima in Corea. Paese che, si sa, è sempre un passo avanti in fatto di protocolli in grado di donare l’ambita glass skin.
I Poli-Deossi-RiboNucleotidi non sono altro che frammenti di DNA ottenuti dal salmone, la cui efficacia è stata inizialmente studiata in merito alla guarigione delle ferite, dato che la ricerca li ritiene efficaci nel calmare l’infiammazione e stimolare il naturale processo di rinnovamento del collagene. Questo ingrediente (estratto dal salmone perché si ritiene che il suo DNA presenti delle somiglianze con quello umano) è in grado di riparare la pelle, attenuare l’aspetto delle macchie scure e migliorare la texture cutanea, e per questo viene veicolato nel derma attraverso minuscole punture che hanno un effetto biostimolante.
Chi ha visto le clip on-line sa che dopo la seduta il viso risulta ricoperto da minuscoli rigonfiamenti che guariscono rapidamente, per poi lasciare il posto a una pelle elastica e idratata, che sembra quasi illuminata da dentro.
Anche se la prospettiva di un’epidermide così levigata e rimpolpata è allettante, stendersi sul lettino del medico non è per tutti. Motivo per cui, oltre alla terapia da fare in clinica, che ricorda molto la biorivitalizzazione - perché prevede appunto il ricorso a micro-iniezioni - sono state formulate creme e sieri a base di PDRN da applicare direttamente sull’epidermide. Non solo di origine animale, però: esiste infatti una versione di questo ingrediente vegan-friendly, ottenuta dal ginseng, che sembrerebbe altrettanto valida nel supportare la rigenerazione cutanea.
In Corea, Rejuran è il pioniere in fatto di trattamenti a base di PDRN e non a caso dà il nome alla procedura estetica vera e propria, eseguita tramite micro-iniezioni. Il brand però dispone anche di formule topiche, come Turnover Ampoule c-PDRN 0.5%, siero che aiuta a riparare la cute minimizzando l’aspetto di rughe, macchie solari e cicatrici dell’acne. Proprio come PDRN 100 Essence di VT Cosmetics, essenza rigenerante e nutriente che racchiude anche ceramidi, niacinamide, squalano e allantoina dall’effetto calmante. Anche PDRN Caffeine Shot Serum di Iope è un siero, che vanta la versione vegana dell’attivo che, insieme alla caffeina, ha un effetto rimpolpante e rigenerante.
Chi preferisce una texture più avvolgente può invece puntare sulle creme a base di PDRN. Absolue Longevity The Soft Cream di Lancôme, per esempio, contiene molecole di PDRN che stimolano l’attività metabolica delle cellule cutanee per migliorarne elasticità, idratazione e consistenza. PDRN Pink Collagen Capsule Cream di Medicube abbina collagene idrolizzato a peptidi dall’effetto rassodante, mentre PDRN + Hyaluron di Anua ha una texture leggera a rapido assorbimento, adatta anche alle pelli grasse, che rivitalizza, idrata e illumina.
Le pelli più mature, che presentano rughe e macchie solari, beneficeranno senza dubbio del suo potere anti-infiammatorio, così come quelle sensibili e fragili, che presentano rossore diffuso. Dato che stimola i fibroblasti, il PDRN è utile anche per chi si è sottoposto a interventi estetici, come peeling e laser, per velocizzare la guarigione o semplicemente per donare all'epidermide un aspetto più elastico e morbido. Sieri e creme hanno un effetto anti-age e riparatore, sono adatti a tutte le pelli e non hanno controindicazioni. Non resta dunque che scegliere la formula che si preferisce.
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