Di Matteo Dall'Ava
Alla fine dell'estate la pelle del viso presenta sempre il conto. Perché quei pomelli rosati e l'abbronzatura coltivata dopo giornate di intensa esposizione al sole meritano di essere mantenute il più a lungo possibile, ma con un pensiero anche alla rigenerazione delle cellule.
Per questo, negli ultimi anni, oltre alle creme si è fatto avanti nel beauty il settore della tecnologia. E quindi ecco che le maschere LED diventano un prezioso alleato per la skincare.
Il principio è lo stesso per tutti i modelli: luce rossa e infrarossa che stimola la produzione di collagene senza calore percepibile né aghi. Ma dietro un principio condiviso si nascondono filosofie molto diverse, ed è lì che vale la pena guardare prima di scegliere.
Partiamo dalla più social delle maschere, la Omnilux Contour Face. Un foglio di silicone morbido che si adagia sul viso, con 132 lucine rosse e infrarosse. La sessione dura dieci minuti, da ripetere tre o cinque volte a settimana, ed è forse il dispositivo con il curriculum scientifico più solido: il marchio rivendica oltre quaranta studi clinici pubblicati su rigenerazione cutanea e acne, accumulati in quasi vent'anni di ricerca. Il rovescio della medaglia è la sua semplicità: due sole lunghezze d'onda, nessuna variante per chi cerca anche un'azione anti-macchia, e l'assenza di inserti per gli occhi, che espone alla luce diretta se non si tengono le palpebre chiuse per tutta la seduta.
La CurrentBody Skin Series 2 alza la posta con un terzo raggio, quello a 1072 nanometri, pensato per raggiungere strati di pelle più profondi rispetto al rosso e all'infrarosso standard. È anche la più trasparente sul piano dei dati: il brand pubblica le proprie misurazioni di lunghezza d'onda affiancandole a studi condotti da laboratori indipendenti, un dettaglio che non tutti i concorrenti offrono. Resta però da ridimensionare l'enfasi sulla terza banda: è la novità più recente, quella su cui la letteratura scientifica ha ancora meno solidità rispetto alle due lunghezze d'onda ormai consolidate, ed è distribuita su una parte soltanto del pannello luminoso — la maschera, in sostanza, lavora comunque per la maggior parte con rosso e infrarosso che condivide con le altre.
La Shark CryoGlow gioca un'altra partita: aggiunge alla luce — rossa, blu e infrarossa — un modulo di raffreddamento per il contorno occhi, con tre livelli d'intensità regolabili, capace di sgonfiare al primo utilizzo anche quando i risultati sulle rughe richiedono settimane. È inoltre l'unica delle tre pensata anche per le pelli acneiche, grazie alla componente blu. Sul fronte sicurezza è la più rigorosa: esclude esplicitamente chi assume farmaci fotosensibilizzanti, chi è in gravidanza o allattamento, e chi convive con melasma, lupus o porfiria, mentre la funzione di raffreddamento ha controindicazioni proprie, legate a ipersensibilità al freddo o problemi circolatori. Un livello di cautela che, più che un limite, è indice di quanto il dispositivo sia stato pensato per un uso davvero quotidiano.
Non esiste un momento della giornata in cui la luce rossa funzioni meglio: non contenendo raggi ultravioletti, non cambia efficacia tra l'alba e la mezzanotte. La sera resta la scelta più naturale, semplicemente perché il trucco e la protezione solare sono già stati rimossi. La vera regola riguarda invece lo stato della pelle: dev'essere pulita e completamente asciutta. Creme, oli e fondotinta disperdono la luce prima che raggiunga il derma, e le formule minerali con ossidi di ferro sono costruite apposta per schermarla. La sequenza giusta è struccare, asciugare, accendere il dispositivo, e solo dopo passare a sieri e creme — mentre retinolo e acidi esfolianti vanno rimandati a un altro momento della giornata, perché applicati prima rendono la pelle più reattiva del necessario.
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