Di Giuditta Avellina
Immaginate i Golden Globes, idealmente, come un abito d’archivio riportato in passerella, uno di quelli che splendono solo se chi li indossa sa reggerne il peso. Un'eredità difficile da sostenere, considerando che si tratta dei principali premi dell’industria dell’intrattenimento americano, assegnati ogni anno a cinema e televisione, e che rappresentano storicamente l’apertura ufficiale della stagione degli award di Hollywood. Ergo, va da sé che la scelta della conduzione sia un affare non da poco.
E così, dopo anni di conduzioni caute, pensate per non sbagliare più che per lasciare il segno, Hollywood ha scelto di andare sul sicuro, ma in modo radicale: affidarsi a chi il palco lo conosce davvero per la conduzione dei Golden Globes. E lo ha fatto per il secondo anno puntando su Nikki Glaser che torna ai Golden Globes non come sorpresa, ma come conferma. Una stand-up comedian che lavora di tempi, scrittura e precisione chirurgica, e che ha trasformato l’arte della battuta in un mestiere applicabile anche al rituale più delicato dello showbiz globale: battute testate dal vivo, ritmo controllato, conoscenza profonda del contesto.
La sua carriera è costruita sulla continuità. Stand-up comedian per i grandi network, tour costanti, podcast e, soprattutto, televisione d’intrattenimento guidata in prima persona: Not Safe with Nikki Glaser, poi format mainstream come FBoy Island e Blind Date.
A questo si aggiungono i roast televisivi - incluso quello di Tom Brady - che nello showbiz valgono come prova di forza: lì non basta essere famosi, bisogna saper scrivere e tenere il palco. Glaser è inserita nel circuito alto della comicità americana. Non per gossip, ma per lavoro. Il confronto con figure come Steve Martin - che le ha suggerito materiale per i Golden Globes - racconta una cosa precisa: è considerata una pari, è autorevole.
Servivano ritmo, contemporaneità e affidabilità ai Golden Globes. Glaser porta una comicità che non umilia le star e non addormenta il pubblico, sa parlare a una platea globale mantenendo precisione e intelligenza. Lo stile fa da mero contorno: silhouette pulite, costruzioni sartoriali evidenti, colori pensati per la televisione. Nikki Glaser non è ambassador fissa e non vive di sponsorizzazioni evidenti. Lavora con stylist e maison su look custom per palco e red carpet, impersona un glamour adulto, intelligente, non urlato e libero da vincoli.
Anche sui social la sua presenza è coerente e non "vincolata": clip di stand-up, estratti di monologhi, backstage. Non costruisce sketch per piacere all’algoritmo, perché la sua formula per la viralità nasce dal contenuto. Per un award show come i Golden Globes, è un bene prezioso perché parla ai giovani senza rincorrerli. Insomma, Nikki Glaser è il segnale che l’intrattenimento funziona quando unisce mestiere e immagine, ironia e precisione. I Golden Globes, con lei, hanno trovato una voce che sa essere glamour senza essere vuota. In fondo, forse, in un mondo tanto privo di cose che vadano oltre un consumo usa e getta, è ciò che serve davvero per provarci - almeno quello - a permanere oltre uno scroll social.