Di Barbara Giglioli
Meno accumulo, più senso. Meno “tutto”, più esperienza. Dalla cucina essenziale che parte da un brodo, alle fughe gourmet nel deserto, fino alle cene sospese sopra Milano: il nuovo lusso gastronomico è fatto di scelte consapevoli, rituali lenti e storie da vivere. Ecco le 10 esperienze food (e non solo) da mettere in agenda.
Il bere cambia, si alleggerisce e diventa più inclusivo. Le nuove bollicine alcol free esplorano frontiere inedite: niente alcol, zero zuccheri aggiunti, profili leggeri, spesso vegan e gluten free. Nel calice emergono note floreali, accenti minerali e una freschezza cristallina, sostenuta da un perlage fine ed elegante. Un’alternativa contemporanea, perfetta per l’aperitivo del futuro e per un’idea di convivialità più consapevole.
Non solo bere, ma partecipare. Con “Make your Wine”, alla Cantina Urbana di Milano, si entra nel processo creativo: si sceglie, si miscela, si assaggia e si firma un vino davvero personale. Un’esperienza ludica e immersiva che trasforma il consumatore in autore.
Amato o odiato, il durian è il frutto più divisivo al mondo. In Indonesia, a Medan, gli dedicano un intero festival. Tra degustazioni, gelati e dolci tipici, il 2026 è l’anno giusto per superare la paura dell’odore e lasciarsi sorprendere dal gusto. Perché anche il palato ama le sfide.
A Modena, Acetaia Giusti apre le porte di Casa Giusti, un borgo agricolo ottocentesco restaurato dove l’Aceto Balsamico diventa racconto. Museo, antiche acetaie e degustazione verticale in purezza: un percorso che svela il valore del tempo, della materia e del sapere tramandato.
Tornare all’origine per andare avanti. È il senso di “Non solo brodo”, il menu degustazione iconico dello chef Andrea Berton (1 stella Michelin), dove il brodo diventa protagonista assoluto di otto portate. Dall’oliva taggiasca ai calamari, fino al sorprendente brodo di lamponi e cascara che accompagna il dessert. Essenziale, primordiale, contemporaneo.
Nel 2026 la guida da avere sul comodino non è solo da leggere, ma da vivere. Il nuovo libro dell’associazione presieduta da Davide Oldani Le Soste, presentato alla Triennale di Milano, ha riunito chef del calibro di Alain Ducasse, Michel Troisgros, Yannick Alléno e Umberto Bombana e ospiti speciali come Giuliano Sangiorgi. Una guida che racconta una cucina che è cultura, territorio e relazione. Provare uno dei ristoranti dell’associazione significa entrare in un’idea di gastronomia fatta di accoglienza autentica, rispetto della materia e visione. Un viaggio nell’eccellenza italiana (e non solo), guidato da chi ha fatto della tavola un linguaggio universale.
Mangiare diventa un atto culturale. Al Ristorante Andrea Aprea, all’ultimo piano della Fondazione Luigi Rovati, arte, architettura e alta cucina dialogano senza confini. I menu Contemporaneità, Signature e Partenope raccontano memoria, identità e visione, con Milano che scorre sullo sfondo. Non è da meno anche il MUDEC - Museo delle Culture di Milano, dove Enrico Bartolini firma un’esperienza gastronomica che si intreccia con il racconto delle civiltà del mondo: una cucina colta, essenziale e profondamente contemporanea, capace di trasformare la visita in un percorso sensoriale completo, tra sapere e sapore.
Tra le colline abruzzesi, il Castello di Semivicoli custodisce un segreto. La Junior Suite Monastero ha un accesso diretto e nascosto alla balconata di una chiesa ancora attiva. Un soggiorno sospeso tra sacro e profano, storia e mistero, perfetto per chi ama dormire dentro un romanzo. E per gli amanti del vino, nell’antica Sala Botti, al wine bar o nelle sale del Castello si può scegliere un percorso degustazione che nasce da 40 anni di esperienza della famiglia Masciarelli nella coltivazione della vite e nella produzione di vini pregiati.
Ad AlUla, in Arabia Saudita, Dar Tantora The House Hotel ridefinisce l’idea di ospitalità e fa vivere il deserto in modo autentico. Architettura tradizionale, materiali locali, esperienze su misura tra cucina, arte e natura. Un luogo che invita a riconnettersi con il tempo, il silenzio e i rituali antichi, senza rinunciare al comfort. Fra gli héritage hotel più belli al mondo secondo Time US, che riflette in maniera autentica l’architettura araba.
Dall’ultimo piano di Casa Brera, il ristorante Etereo regala una delle viste più spettacolari della città. Cucina elegante e contemporanea, cocktail ispirati ai quartieri milanesi e piatti iconici come lo spaghettone alle vongole. Milano, dall’alto, ha un altro sapore.
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