Di Simona Peverelli
Il sogno d’inverno. Sposarsi quando fa freddo non è più così unconventional, anzi. L’ambiente intimo di eleganti cascine perse nella nebbia, la bellezza dei palazzi cittadini d’epoca e il tepore dei camini accesi nelle sale dei castelli creano un’atmosfera che contribuisce a rendere ancora più suggestivo quello che spesso viene ricordato come il giorno più bello. E così, quel giorno, cambiano i codici, gli ambienti e persino il menù, ma soprattutto cambia l’abito della sposa. Al tradizionalmente sospirato “sì” si arriva abbigliate con materiali più strutturati, volumi più pieni e capispalla avvolgenti.
Se l’estate scopre spesso le spalle della sposa, l’inverno permette di giocare con maniche lunghe ed elaborate, che non sono solo un elemento pratico per riparare dal freddo, ma diventano dettaglio pregiato che dà personalità all’abito, e lo uniforma con l’aria ovattata che spesso la stagione fredda porta con sé.
Così le braccia si ricoprono di ricami, come da Pnina Tornai, dove l’abito a sirena è un elogio al mondo floreale, dalla manica a sbuffo fino allo strascico che si scompone in decine di petali leggeri; o da Julie Vino, dove il bustino a cuore si arricchisce con germogli e foglie declinati sull’organza; o da Anne Barge, che sotto lascia spazio a un'ampia gonna con punto vita in evidenza.
Se i ricami richiamano i giardini in fiore, frange e piume rendono plasticamente l’atmosfera invernale, evocando la morbidezza della neve o la foschia impalpabile. Succede da Wona Concept, dove lo spacco della gonna fino ai piedi si apre in un movimento leggero che si allunga in uno strascico. Mille frange ricoprono la figura da Lein, su un abito dal taglio dritto che lascia scoperti solo collo e braccia, oppure formano un mantello fino ai piedi da Idan, con un effetto fluttuante.
Tradizionalmente lunga d’estate, la gonna della sposa con la stagione fredda spesso si accorcia e diventa più strutturata, per un effetto meno principesco e più urbano. A pieghe e appena sopra il ginocchio da Lein, per le più disinvolte da abbinare anche ad alti stivali con il tacco sottile; maxi da Azenabor, che è un tutt’uno con la giacca sartoriale ricamata con mille perline; a sbuffo da Soucy, con cappa-mantello leggera che scende fino a terra a compensare le lunghezze. Cambiano i codici, i materiali e il design, ma rimane il sogno.
Sopra l’abito da sposa il capospalla diventa parte integrante della figura. Candidi cappotti lasciati aperte per non coprire il vestito o chiusi con bottoni doppio petto a coprire il busto solo fino alla vita, oppure morbide cappe crop per dare spazio alle gonne e creare volume nella parte alta del look, oppure giacche sartoriali perfetti su gonne corte oppure pantaloni lucenti.