Di Simona Peverelli
Con Valentino non se n’è andato solo l’“ultimo imperatore” che creava gli abiti per passione, ma anche lo stilista che amava le donne, e che dalle donne era amato. Quelle per cui Valentino Garavani ha continuato a disegnare anche dopo il suo ritiro dalle scene, nel 2007, creando abiti preziosi per le sue celebri amiche di sempre. E proprio quelle dive, negli anni, hanno interpretato la sua passione attraverso i suoi colori.
Non solo l’iconico “rosso Valentino” con cui ha vestito l'intera Hollywood e il jet set internazionale, ma anche il bianco, quello che nel 1968 sfila con una collezione monocroma, la White Collection che ancora oggi resta il progetto più celebre del couturier. Lavorazione impeccabili, scelta attenta dei tessuti preziosi, inserti di pizzo, ricami con micro fiori, tulle e organza usati a profusione. Fa sorridere quello che dichiarò lo stilista prima del défilé: “Se fai qualcosa di sbagliato con il bianco… è un disastro”. Per poi aggiungere, dopo l’uscita dell’ultimo vestito: “Eccezionale”. È questo il momento in cui quel sogno fatto di passione e di bellezza, si è trasformato nel sogno del giorno più bello, quello che ogni donna immagina fin da quando è bambina. Così, nel corso della storia della maison del creativo, hanno scelto di andare all’altare indossando un capo del couturier dive e principesse da ogni parte del mondo.
Lo fece Jacqueline Kennedy, che con lo stilista aveva un rapporto di sincero affetto. Jacqueline Lee Bouvier incontra Valentino Garavani nel 1964, subito dopo l'assassinio del marito a Dallas, dopo che un completo in organza nera indossato da un’amica cattura la sua attenzione. Pochi giorni più tardi Valentino recapita nell’appartamento newyorkese di Jackie la sua collezione couture e lei acquista sei abiti bianchi e neri da indossare nel suo anno di lutto. È l’inizio di una lunga amicizia e di un sodalizio artistico che durerà tutta la vita.
Quando quattro anni dopo l’ex first lady sposò l’armatore Aristotele Onassis sull’isola greca di Skorpios, scelse di indossare uno dei modelli della storica no-colour collection, il numero 202. Sopra una casacca quasi castigata con il collo alto, addolcita dalle trasparenze floreali del pizzo; sotto una gonna morbida con leggerissime pieghe. L'eleganza e la regalità donata da quel capo fece entrare Garavani nell'Olimpo degli stilisti, tanto che immediatamente ne vennero richieste centinaia di repliche.
Le creazioni di Valentino sono sempre state amate da teste coronate di tutto il mondo, che hanno offerto un degno palcoscenico all’arte dello stilista nel loro giorno più bello. Marie-Chantal di Grecia, convolata a nozze con il principe ereditario di Grecia Pavlos a Londra nel 1995, sfilò di fronte a 1400 invitati con una creazione firmata Valentino straordinaria: un wedding dress tempestato di perle, realizzato da venticinque sarte in quattro mesi di lavorazione. Aderente e stretto in vita, con scollatura alta, lunghe maniche in pizzo e gonna con applicazioni floreali. E poi un velo in pizzo Chantilly lungo 4,5 metri e bordo smerlato, trattenuto da una tiara presa in prestito dalla suocera, la regina Anna Maria.
Principesco anche il modello scelto dalla regina d’Olanda Màxima Zorreguieta. Una sposa invernale che scelse di dire “sì” all’allora principe Guglielmo, che le aveva chiesto la mano sulla pista di pattinaggio del cortile di palazzo Huis ten Bosch nel febbraio 2001. Un anno dopo, per la cerimonia civile Màxima chiese a Valentino un abito in pesante mikado di seta con maniche 3/4 e collo alto. La gonna, apparentemente semplice, rivelava soffietti in pizzo floreale, ripreso anche nel velo di cinque metri.
Non solo le teste coronate, ma anche le dive del cinema hanno scelto Valentino nel giorno più importante della propria vita. Come l’attrice e nipote di Elsa Schiaparelli Marisa Berenson, che nel 1976 si fece disegnare l'abito da sposa per il matrimonio con Jim Randall da Garavani. Un modello bianco dal sapore romantico, ma in linea con lo spirito sofisticato e bohémienne dell'epoca, con quella cascata di balze e ricami sulle maniche a lasciare scoperte le spalle.
Memorabile poi l’abito giallo di Elizabeth Taylor per il suo ottavo (e ultimo) matrimonio con l’operaio Larry Fortensky. A pochi giorni dal suo 59esimo compleanno, l'attrice indossò durante la cerimonia celebrata nel ranch di Michael Jackson a Santa Barbara un abito a balze in pizzo giallo burro, creato appositamente per lei da Valentino, che fu il dono dello stilista alla neo sposa.
Il mondo di Valentino brillava non solo per gli abiti, ma per le donne che li indossavano e che con lui condividevano viaggi, feste ed eventi. E lui, che nasceva nell’alta moda, immerso nell’eleganza fine e pura, sapeva disegnare sul corpo e sulla personalità di chi gli commissionava i suoi lavori, come un demiurgo dell’anima. Anime pacate e principesche, ma anche spumeggianti. Come quella di Jennifer Lopez, che per le sue nozze con Cris Judd, durate meno di un anno, scelse un modello in pizzo chantilly a trapezio con scollo, e per le sue sette damigelle altrettante creazioni haute couture dello stilista.
E poi c’è stata lei, Claudia Schiffer, una delle muse del couturier, quella che negli anni Novanta lui descrisse come “la donna ideale”. Una bellezza autentica, non artefatta e mai volgare, in grado di indossare alla perfezione le sue creazioni. E fu così che per le nozze con il regista Matthew Vaughn nel 2002, la top model si affidò a Garavani, che per lei creò un abito pensato per valorizzare “la bellezza del collo e delle spalle”. Quattro diversi tipi di pizzo handmade e lo scollo à bateau. Forse il ricordo più prezioso per la modella, che in occasione della morte di Valentino ha scritto: “Ho incorniciato il mio abito da sposa come promemoria costante della sua natura gentile, generosa, dolce e leale. Aver avuto lui a creare il mio abito è stato uno dei grandi onori della mia vita, un momento che custodirò per sempre”.