Di Patrizia Piccinini
Dimenticate il minimalismo piatto e il vetro effetto ufficio. Quest’anno il design non vuole essere trasparente, vuole essere glaciale. Con le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, l’estetica da brivido (freddo) esce dagli impianti sportivi e conquista gli interni. Da un lato il romanticismo innevato di Dottor Zivago, dall’altro l’immaginario pop che ha trasformato il ghiaccio in architettura emotiva, dalle scenografie cristalline delle fiabesche regine del ghiaccio alla precisione millimetrica delle discipline olimpiche. Il risultato è una tendenza che non cerca la perfezione levigata, ma superfici schiette, tagli netti, materia viva. Portare il ghiaccio in casa significa scegliere pezzi che rifrangono la luce e la trasformano in presenza.
Silenzio bianco, atmosfera ovattata. Poi il colpo di scena: la collezione Snow di Venini trasforma la quiete in pura energia visiva. La luce non fa irruzione, ma rimbalza, scivola, scintilla sulle superfici come un flash su una passerella ghiacciata. Le icone della Art Glass Collection - Deco, Fazzoletto, Opalino, Balloton - si fanno più bold: volumi amplificati, riflessi glossy, palette che accendono il bianco di vibrazioni sofisticate. La Clessidra sembra timer pronti allo start, mentre Ritagli taglia lo spazio con un ritmo grafico, quasi couture.
E poi entra in scena l’Aalto Vase di Iittala: 1936, ma attitude da icona senza tempo. Il bordo ondulato cita i laghi finlandesi che gelano, ma lo fa con spirito da design manifesto. Trasparenza ultra cool, profilo liquido, luce che si frantuma in mille riflessi. Il vetro diventa pop. E la neve, improvvisamente, ha ritmo.
Il percorso devia e diventa “fuori pista” con Virelle di Ferm Living: vetro soffiato a bocca, onde irregolari, superficie mossa come neve fresca appena solcata. Le increspature non sono dettagli, sono traiettorie. Il vaso vibra, cattura il gesto, congela l’attimo prima dell’accelerazione. Poi la materia alza il volume con 14p di Bocci: una sfera in vetro colato che imprigiona bolle, microfratture, imperfezioni volutamente spettacolari. Sembra nata dentro una bufera alpina e atterrata su un tavolo come un trofeo luminoso.
Ogni pezzo è diverso, ogni superficie è un campo di forze. All’estremo opposto, Trilli Riccio di Casarialto gioca la carta della grinta: vetro borosilicato acidato, silhouette a riccio, presenza compatta. Una palla di neve che non si scioglie ma pulsa. Diffonde una luce soffusa, sì, ma con carattere: energia concentrata, tensione da finale al cardiopalma. Qui il ghiaccio non è silenzio. È performance.
Se il ghiaccio diventa tecnico, la performance entra in casa. Con Baggy di Contardi il policarbonato satinato incontra la corda in tessuto: dettagli da alta quota, attitudine da spedizione estrema. Le superfici filtrano la luce come una maschera da ghiacciaio, i materiali parlano di resistenza, grip, controllo. La ricerca della materia pura trova il suo manifesto in Soda Iced di Miniforms: un unico blocco di vetro soffiato, massiccio e vibrante, inciso da piccole increspature che catturano la luce come neve compatta sotto il sole di Cortina d'Ampezzo. Non è un tavolino, è un frammento di ghiacciaio lucidato dal design. L’architettura domestica si chiude in grande stile con FIAM Italia. La vetrina Echo, sospesa su una struttura metallica champagne, solleva il vetro martellato come fosse un trofeo da esibire.
E poi Ghost sempre di Fiam, firmata da Cini Boeri: un unico foglio di vetro curvato che piega la gravità con nonchalance. Trasparente, radicale, in equilibrio perfetto, come un atleta in aria, un secondo prima dell’atterraggio.
Il viaggio verso la medaglia d’oro dello stile si chiude in sospensione, dentro la mitica Bubble Chair di Eero Aarnio: una sfera trasparente appesa nell’aria, manifesto space-age che isola dal rumore e amplifica la scena. Ci si entra e il mondo resta fuori, come in una coreografia su ghiaccio perfettamente centrata sotto i riflettori. Atterraggio morbido, ma sempre da podio, sulla Eros firmata da Philippe Starck per Kartell: guscio in policarbonato trasparente, base in alluminio lucido, silhouette a uovo che cattura la luce e la rilancia nello spazio. Brilla come un trofeo appena sollevato. Qui il design non partecipa: vince.