Di Marta Perego
Il 27 gennaio 2026 ricorrono i 270 anni dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart. Un anniversario che non riguarda solo la musica classica, ma anche la cultura pop.
Mozart è uno di quei rarissimi nomi che attraversano i secoli senza perdere forza: lo conoscono gli studiosi, ma anche chi non ha mai ascoltato un’opera intera.
Morto a soli 35 anni, Mozart ha lasciato un’eredità sproporzionata rispetto alla durata della sua vita. Sinfonie, opere, concerti, musica sacra: ha scritto di tutto, e lo ha fatto con una naturalezza che ancora oggi sorprende.
Perché Mozart ci sembra così vicino, nonostante i quasi tre secoli che ci separano da lui? La risposta sta nella sua musica, ma anche nel suo carattere. Mozart assorbe gli stili del Settecento e li trasforma, li piega a un linguaggio nuovo, capace di mescolare leggerezza e inquietudine, ironia e malinconia. Nelle sue opere si ride, ci si commuove, si avverte una tensione emotiva che anticipa il Romanticismo.
C’è poi un aspetto molto moderno: Mozart è tra i primi musicisti a concepirsi come artista “libero”. A un certo punto rifiuta il ruolo di semplice servitore di corte, rompe con l’idea del mecenate unico e cerca il proprio spazio nel mercato musicale. Una scelta rischiosa, che lo portò all’instabilità economica, ma che oggi suona incredibilmente attuale.
Cinema e serialità tornano ciclicamente a raccontare Mozart perché la sua storia mette in scena un conflitto universale, che va ben oltre la musica. Amadeus, il biopic capolavoro diretto da Miloš Forman del 1984, lo aveva reso evidente con straordinaria chiarezza: da una parte il genio puro, istintivo, quasi inconsapevole di sé; dall’altra chi ha dedicato tutta la vita alla musica, studiando, sacrificandosi, rispettando le regole, senza però ricevere quel guizzo inspiegabile che rende le proprie opere immortali.
La recente miniserie Amadeus riprende questo stesso nodo centrale e lo sviluppa in forma più distesa. Scritta da Joe Barton e basata sull’opera teatrale di Peter Shaffer, la serie insiste sul punto di vista di Antonio Salieri: un musicista serio, devoto, rispettato, che ha fatto della musica una missione morale prima ancora che artistica.
Nel confronto con Mozart, interpretato da Will Sharpe, Salieri – qui affidato a Paul Bettany – si scopre spettatore impotente di un miracolo che non gli appartiene. Mozart è disordinato, infantile, eccessivo, spesso sgradevole come uomo, ma capace di creare bellezza con una naturalezza che per Salieri resta incomprensibile e, proprio per questo, intollerabile.
È qui che Amadeus, sia al cinema che in versione seriale, trova la sua forza: non nel semplice racconto biografico, ma nello scontro tra due idee opposte di talento. Da una parte il genio che sembra “scelto”, dall’altra chi ha fatto tutto nel modo giusto senza mai arrivare all’eccellenza. Un conflitto che continua a parlarci perché riguarda il lavoro, l’ambizione, il merito e quel margine insondabile che separa la bravura dalla genialità.
Alla fine, la domanda resta la stessa: perché Mozart è ancora così presente? Perché nelle sue opere riconosciamo qualcosa di profondamente umano. La sua musica è perfetta, ma con dei riflessi. È attraversata da contraddizioni, fragilità, eccessi. Mozart è stato un genio, ma anche un uomo fuori posto, spesso in difficoltà con il mondo che lo circondava.
Forse è proprio questo a renderlo contemporaneo: la capacità di trasformare il caos interiore in bellezza, senza mai perdere leggerezza. A 270 anni dalla nascita, Mozart non è solo un monumento della storia della musica. È ancora una voce viva, capace di parlarci del talento, della libertà e dei limiti umanissimi di chi crea.
L’anniversario dei 270 anni dalla nascita di Mozart non si celebra solo con ascolti e riletture, ma anche attraverso un ricco calendario di eventi. Fino al 1° febbraio 2026 torna Mozart a Verona, città dove il compositore soggiornò in giovane età. Un festival diffuso che porta in città oltre 30 appuntamenti tra musica, arti e cultura. Un vero caleidoscopio di esperienze, capace di mettere in dialogo musica, parola e immagine nei luoghi simbolo della città.
La settima edizione dedica un’attenzione speciale a Maria Anna Mozart, detta Nannerl, nel 275° anniversario della sua nascita. Una figura a lungo rimasta ai margini del racconto ufficiale, ma centrale nella vita e nella formazione di Wolfgang, che diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul ruolo delle donne nella storia della musica e dell’arte, ieri come oggi.
A Salisburgo, città natale del compositore, l’anniversario viene celebrato come da tradizione con la Settimana Mozartiana, organizzata dalla Fondazione Mozarteum. Attiva dal 1956, è uno degli appuntamenti più prestigiosi del panorama musicale internazionale e si svolge ogni anno a partire dal 27 gennaio, data di nascita di Mozart. Concerti e produzioni speciali animano la Salisburgo invernale, trasformandola per alcuni giorni in un punto di riferimento mondiale per interpreti e appassionati.
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