Di Valentina Bottoni
Grazie ai social rimaniamo sempre aggiornati sulle ultime novità in fatto di creme e trattamenti, ingredienti, attivi e dispositivi hi-tech per prendersi cura della pelle: una overdose di nozioni a volte contrastanti, che spesso rischiano di confondere le idee. Se su alcune piattaforme c’è chi sostiene una versione, poi ne apriamo un’altra ed ecco che qualcuno afferma l’esatto opposto. E allora: come distinguere ciò che è vero dai suggerimenti non affidabili? Lo abbiamo chiesto a Claudia Menicanti, specializzata in patologie oncologiche cutanee ed infiammatorie, che ci ha aiutato a fare il debunking di tre miti ricorrenti.
Dalla necessità di ricorrere al microneedling – la tecnica di ringiovanimento cutaneo che provoca micro-perforazioni con aghi sottili - per potenziare l’azione di attivi e trattamenti, alla presunta superiorità degli ingredienti naturali sulle molecole chimiche, fino ad arrivare alla promessa di alcuni prodotti di far sparire i pori. Facciamo chiarezza sulle ‘leggende metropolitane beauty’ di cui sentiamo regolarmente parlare on-line.
“Non c’è nulla di più scorretto che pensare che i prodotti vadano veicolati attraverso fori fisici: il microneedling non rappresenta assolutamente uno strumento per la penetrazione degli attivi che, per agire, possiedono un loro meccanismo recettoriale ben preciso. I retinoidi, per esempio, lavorano a livello epidermico, più superficiale, e non dermico, dunque non c’è bisogno di creare dei fori nella cute con l’idea di potenziarne l’effetto. Il trauma che io provoco con gli aghi, dunque, non va inteso come un varco di penetrazione.
Le nostre cellule hanno una struttura particolare formata da recettori e canali di membrana, per esempio, che funzionano su base chimica e non fisica: il microneedling può avere un senso perché, provocando un micro-trauma a livello del derma superficiale, stimola un’attivazione dei fibroblasti spingendoli a sintetizzare collagene. Ma non è affatto un veicolo per gli attivi, anzi: se mal fatto può essere rischioso perché può provocare infezioni, così come rompere i capillari e creare irritazioni”.
“Non direi, o comunque non per forza. A questo proposito, faccio sempre un esempio ai miei pazienti: se porto un asmatico a correre in un campo di grano, anche se è la cosa più naturale del mondo non gli farà bene. Lo stesso esempio può essere fatto a proposito della cute. I prodotti ‘naturali’, intesi come fitoderivati, possono racchiudere molecole in grado di indurre reazioni allergiche, peggiorando la condizione di pelli reattive, con rosacea o couperose.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che l’epidermide è fatta di strati di cellule tenute insieme da una matrice composta da proteine, acidi grassi, fosfolipidi…questo per dire che si tratta di un organo molto complesso, che spesso ha bisogno di ingredienti creati in laboratorio, come acido ialuronico, colesterolo e ceramidi, per esempio. Che le sostanze derivate dalle piante siano migliori e più sicure, dunque, non ha nessun razionale scientifico. Certo, esistono ingredienti ricavati dalle piante che sono utili, ma per essere veicolati e, soprattutto, tollerati dalla cute hanno bisogno di una formula che impiega anche sostanze di sintesi”.
“Iniziamo col dire che i pori ce li abbiamo tutti: in termini medici, si tratta dello sbocco della ghiandola sebacea e dell'infundibolo pilifero, che producono rispettivamente sebo e cheratina, sostanze fondamentali perché contribuiscono a creare il film idrolipidico di cui la cute ha bisogno per proteggersi dalla disidratazione e dagli agenti esterni. In alcune pelli, però, la produzione di queste due sostanze può essere eccessiva: sedimentandosi, forma punti neri e bianchi che occludono i pori facendoli apparire dilatati e più prominenti. Anche sole e fumo possono incidere sul loro aspetto, perché intaccano le fibre elastiche inducendo un maggiore ristagno.
Gli attivi che promettono di ridurre l’aspetto dei pori, come l’acido salicilico, lo fanno regolando la produzione di sebo e cheratina, di fatto ripulendoli e dandogli, di conseguenza, un aspetto più compatto. I pori, però di certo non spariscono: in questo senso, avviene sì una riduzione, che è però funzionale e non dimensionale. Sottolineo infine che, a questo scopo, peeling e sostanze seboregolatrici sono sempre preferibili alla pulizia del viso fatta con la spremitura meccanica, che, oltre a poter provocare dei micro traumi, può essere controproducente, finendo per indurre i pori a produrre ancora più sebo e cheratina di prima”.