Di Marta Perego
C’è qualcosa di stranamente commovente nell’idea di sedersi in una sala buia nel 2026 e aspettare che Julia Roberts sorrida a Richard Gere, o che Patrick Swayze metta le mani nell’argilla insieme a Demi Moore.
Eppure è esattamente quello che succederà in occasione di questo San Valentino: Pretty Woman torna in sala in Italia il 14 febbraio, insieme con Ghost, in versione restaurata 4K, trentasei anni dopo. Due film che hanno resistito alla polvere del tempo, diventando dei cult del romanticismo, mescolando attrazione, ironia e lacrime.
Due film incapaci di invecchiare e che rimangono cristallizzati nella memoria collettiva. E non si tratta solo di nostalgia.
Oggi pensiamo a Pretty Woman come alla rom-com perfetta. Ma non tutti sanno che in fase di ideazione il film era tutt’altro che una commedia romantica. Il primo copione, intitolato 3000, era un dramma piuttosto cupo. Vivian aveva problemi di dipendenza, la storia era ambientata in un’America più ruvida, e il finale non prevedeva alcuna dichiarazione sotto la scala antincendio.
La svolta arrivò quando il progetto fu riscritto in chiave più luminosa e Pretty Woman si tramutò in una fiaba moderna, trasformandolo rispetto al dramma cupo originale. Da lì nacque la Cenerentola contemporanea che tutti conosciamo. Eppure anche in quella versione più leggera non fu semplice trovare la protagonista. Molte attrici- tra cui Meg Ryan e Michelle Pfeiffer- rifiutarono il ruolo per paura che l’immagine di escort potesse danneggiare la carriera. Quando venne proposto a Julia Roberts, l’attrice aveva solo 22 anni ed era ancora lontana dall’essere “il sorriso d’America”. Quel film la rese una star globale, con una candidatura all’Oscar e un Golden Globe in tasca.
Alcune delle scene più celebri nacquero quasi per caso. Il momento in cui Edward chiude lo scrigno della collana davanti alle dita di Vivian, per esempio, non era previsto. Richard Gere improvvisò il gesto, e la risata di Julia Roberts fu così spontanea che il regista decise di tenerla. È una delle risate più riconoscibili della storia del cinema, e non era scritta.
Persino la famosa scena davanti alla tv, con Vivian che ride sdraiata sulla moquette rosa, ha un retroscena molto poco glamour: per farla ridere così, il regista le solleticava i piedi fuori campo. Mentre il collier di rubini e diamanti indossato all’Opera, valutato centinaia di migliaia di dollari, era talmente prezioso da essere custodito sul set con misure di sicurezza rigidissime.
Con un budget di circa 14 milioni di dollari, il film ne incassò quasi 500 nel mondo. Ma al di là dei numeri, la verità è che Pretty Woman ha fissato un modello: la favola adulta, ironica ma emotiva, in cui l’amore non salva per magia, ma trasforma perché i personaggi scelgono di cambiare.
Anche Ghost non sembrava, sulla carta, un successo sicuro. Una storia d’amore interrotta da un omicidio, un fantasma che resta sulla Terra per proteggere la donna che ama, un mix di thriller finanziario e romanticismo ultraterreno. Troppo ibrido, pensavano in molti.
E invece fu un fenomeno. Oltre 500 milioni di dollari al botteghino mondiale e primato di incassi nel 1990. Ma soprattutto un impatto culturale enorme.
Per il ruolo di Sam furono presi in considerazione diversi attori già affermati (Harrison Ford, Tom Cruise, Jhonny Depp). Il regista inizialmente non era convinto di Patrick Swayze, ma cambiò idea dopo averlo visto commuoversi parlando del padre scomparso: capì che quell’uomo aveva dentro la fragilità necessaria per interpretare un amore che non si rassegna alla morte.
Demi Moore non era la prima scelta per il ruolo: tra le attrici prese in considerazione c’erano anche Nicole Kidman e Meg Ryan. Alla fine, però, fu lei a ottenere la parte grazie alla sua straordinaria capacità di piangere a comando, con una precisione emotiva che convinse definitivamente il regista.
Il successo planetario di Ghost trasformò Demi Moore in una star internazionale e in una delle attrici più richieste degli Anni 90. Dopo quel film arrivarono una serie di titoli che segnarono il decennio, da Codice d'onore a Proposta indecente, da Rivelazioni a Soldato Jane. Nel pieno della sua popolarità ottenne anche un compenso record per l’epoca: 12,5 milioni di dollari per Striptease, cifra che la rese una delle attrici più pagate di Hollywood in quegli anni.
Tornando a Ghost, la scena in cui Molly modella il vaso d’argilla resta una delle più celebri e citate della storia del cinema. Intima, sensuale, sospesa nel tempo. Patrick Swayze raccontò che fu la cosa più sexy che avesse mai girato. E c’è un dettaglio che la rende ancora più memorabile: il momento in cui il vaso si deforma e quasi crolla non era previsto dal copione. Successe davvero. Gli attori continuarono a recitare senza interrompersi, improvvisando con naturalezza. Quella spontaneità è finita nel montaggio definitivo ed è parte del motivo per cui, ancora oggi, quella sequenza funziona così bene.
Tornare a vedere Pretty Woman e Ghost in sala non è solo un’operazione nostalgia. È un modo per riscoprire quanto il cinema romantico degli Anni 90 sapesse essere diretto ed emotivo. E forse, per una sera, è bello spegnere il telefono, lasciarsi travolgere da una storia che conosciamo già e accorgerci che, quando arriva quella scena, il cuore batte ancora nello stesso punto.
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