Di Marta Perego
Una rilettura ammaliante e carica di desiderio quella della regista quarantenne londinese Emerald Fennell, che rielabora in salsa gothic pop il grande classico di Emily Bronte cercando però di rimanere fedele alla sua anima: il racconto di una storia d’amore distruttiva fatta di ossessione e violenza. Una passione che nasce dalla rabbia, si nutre di vendetta e finisce per travolgere tutto. Dopo settimane di dibattito acceso, tra polemiche sul casting e perplessità dei puristi – una Margot Robbie ritenuta per alcuni troppo matura per interpretare la giovane Catherine, per altri troppo “perfetta”, e un Jacob Elordi lontano dall’idea tradizionale di Heathcliff – il film si prepara ad arrivare in sala accompagnato da reazioni divisive: c’è chi ha amato la confezione pop e contemporanea, vicina al gusto e alla sensibilità delle nuove generazioni, chi invece l’ha criticata, difendendo un’idea di maggiore fedeltà all’originale.
A colpire però è certamente la potenza visiva: una storia d’amore feroce e irrisolta che prende corpo nella brughiera dello Yorkshire, trasformata in uno spazio emotivo surreale, sensuale, carico di tensione. Con Robbie ed Elordi, Fennell riesce a rendere sorprendentemente attuale un racconto nato quasi due secoli fa, dimostrando come certi sentimenti non invecchino mai.
Come aveva fatto per il fenomeno Barbie, anche per Cime Tempestose, Margot Robbie ha trasformato il tour in qualcosa che va oltre la semplice promozione, scegliendo di abitare il personaggio anche fuori dal set, facendo della moda uno strumento narrativo capace di prolungare l’esperienza del film nel mondo reale. I look dell’attrice australiana hanno catturato l’attenzione tanto quanto il film stesso, confermando come l’immagine pubblica di una star possa diventare parte integrante del racconto. Dietro questa visione c’è Andrew Mukamal, lo stylist newyorkese che negli ultimi anni ha ridefinito il dialogo tra moda e cinema. Dopo gli inizi nell’editoria e una carriera da freelance che lo ha portato a lavorare con Billie Eilish, Zoë Kravitz, Hailey Bieber e Lily Collins, è stato proprio Barbie a consacrare il suo metodo: usare il guardaroba come estensione del personaggio. Una pratica ormai nota come method dressing.
Per Cime tempestose, questa strategia assume toni cupi e intensi. Abiti scuri, velluti, trasparenze e dettagli teatrali evocano la relazione tormentata tra Catherine Earnshaw e Heathcliff: una storia fatta di desiderio, ossessione e fratture sociali. Ogni outfit diventa una tessera di questo universo emotivo, costruito attraverso una ricerca minuziosa e continui richiami storici. Le citazioni non mancano: il pizzo nero di Alexander McQueen, simbolo di romanticismo tragico; un miniabito piumato firmato Victoria Beckham; una collana appartenuta a Elizabeth Taylor, emblema di amori assoluti e distruttivi; e ancora, un abito Chanel in velluto rosso che richiama l’epica di Rossella O’Hara. L’estetica vittoriana viene così riletta in chiave contemporanea, sensuale e potente.
Alla première di Hollywood, Margot Robbie ha scelto Schiaparelli Haute Couture: una silhouette a sirena con corpetto ricamato e scollo a cuore, che si apre in una gonna dégradé dal nero al rosso. A completare il look, una collana a cuore in oro appartenuta a Elizabeth Taylor.
Per la première francese, l’attrice ha invece indossato un abito Chanel Couture creato su misura da Matthieu Blazy, il primo disegnato per lei per un red carpet. La parte alta in velluto rosso dialoga con una gonna drappeggiata e una sottoveste bianca a vista, mentre lo strascico è impreziosito da increspature, petali e piume tono su tono. I gioielli sono una creazione custom di Lorraine Schwartz.
Ma il momento più memorabile del press tour è arrivato alla première londinese. Qui Margot Robbie ha indossato la replica del celebre bracciale da lutto appartenuto a Charlotte Brontë, sorella di Emily e Anne, le celebri Brontë sisters. L’attrice ha abbinato questo potente simbolo a due creazioni d’archivio di Maison Boucheron: la Valkyrie Brooch del 1.900 in oro giallo con granato rosso taglio cuscino e diamanti, e la Assyrian Lion Brooch del 1.920 in oro giallo con rubino e diamanti. In epoca vittoriana, i gioielli da lutto avevano un valore profondamente simbolico: venivano realizzati intrecciando i capelli dei defunti per conservarne la memoria. Come racconta Emily Bronte nel romanzo e come Charlotte fece per ricordare Emily e Anne dopo la loro scomparsa, suggellando il legame che le univa.
Il richiamo alla gioielleria vittoriana da lutto emerge anche nell’abito custom indossato a Londra: un corset dress nude impreziosito da trecce ornamentali tinte a mano realizzato da Dilara Findikoglu, confezionato in tulle fantôme di seta, con strascico arricciato in chiffon francese. La silhouette, interamente steccata, riflette l’expertise della designer nella corsetteria e riprende l’estetica vittoriana del film. Le trecce ornamentali sono realizzate con capelli sintetici tinti a mano per richiamare fedelmente il colore di quelli di Anne ed Emily Brontë presenti nel bracciale originale. Con un ulteriore decoro con fiori vittoriani creati in capelli, trecce e spille antiche, abbinate a pizzo d’epoca. Spalline drappeggiate e intrecciate conducono a un choker in chiffon di seta ornato da capelli intrecciati e nastro di raso, mentre il pizzo antico, tinto a mano, è drappeggiato sul busto e arricciato sui fianchi. Balze di chiffon scendono morbide in cascata, completando il look.
Accanto all’attrice sui red carpet, c’era sempre lui, il protagonista maschile. Tra sguardi complici e gesti che non passano inosservati - come quando Elordi ha riparato con le sue braccia Robbie dalla pioggia londinese - la sintonia tra Margot e Jacob accompagna l’intero tour promozionale. È solo chimica cinematografica o qualcosa di più? Difficile dirlo. Di certo, l’intensità che li lega sullo schermo sembra trovare eco anche fuori dal set, rendendo Cime tempestose una storia che continua a bruciare ben oltre i titoli di coda. Non solo per i protagonisti, ma per chiunque andrà a vederlo.
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