Di Simona Peverelli
Oggi per l'ex Blonde salad, stella e maestra dei social, non è solo il giorno della sentenza, ma il giorno delle sliding doors. Chiara Ferragni è stata assolta al termine del processo con al centro i casi del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua. Per improcedibilità dovuta all'estinzione del reato è caduta l’ipotesi di truffa aggravata in relazione alle vendite che secondo l’accusa erano state "mascherate" da iniziative benefiche.
La procura aveva chiesto una condanna a 1 anno e 8 mesi. Uscendo dal Tribunale di Milano l’influencer ha dichiarato di fronte ai cronisti di essere felice - “È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita” - commossa e avvolta nel suo tailleur con pantaloni dritti e blazer doppiopetto, che più che una mise è sembrato un manifesto di credibilità. Adesso l’orizzonte per l'imprenditrice si fa senz’altro più limpido. E molti si chiedono che cosa succederà.
La novità spazza via le nuvole e le tempeste che si erano scatenate sulla testa dell’influencer nel dicembre del 2023, quando lo scandalo è deflagrato dopo l’intervento dell’Autorità garante della concorrenza, con quella maxi multa da un milione di euro che è stata solo l’inizio di un declino inevitabile. Quell’”errore di comunicazione”, come lei lo aveva chiamato in un video di scuse, struccata e con una discreta tuta in cashmere grigio, le era costato caro.
Alcuni dei grandi marchi che avevano firmato con lei importanti contratti avevano infatti subito sospeso la collaborazione. Come quella storica con Pantene, di cui Ferragni era ambassador dal 2016, o quella con Coca Cola, che aveva fermato lo spot che sarebbe dovuto andare in onda di lì a poco; o con Cartiere Paolo Pigna e con Safilo, con cui c’era un contratto di licenza del marchio Chiara Ferragni per l'eyewear e uno parallelo di servizi pubblicitari. Quest'ultima la tegola più pesante, perché il gruppo dell’occhialeria ha in seguito chiesto un risarcimento danni da 5,9 milioni di euro.
Situazioni che hanno causato nei mesi a venire per Chiara Ferragni un importante calo economico per le sue aziende. L'ultimo bilancio, relativo al 2024 e uscito lo scorso giugno, segna perdite per Tbs Crew e Fenice - le società legate a Chiara Ferragni – rispettivamente per 2,3 milioni e 3,4 milioni di euro. Risultati che sono arrivati dopo un potente ridimensionamento delle sue attività, come la chiusura del punto vendita di Milano e poi di Roma e la liquidazione di Fenice Retail, il ramo dell’azienda dedicato alla vendita al dettaglio.
Tra le questioni che erano rimaste in sospeso c’era anche la partecipazione della influencer al board della Camera della Moda, rimasta in piedi in questi mesi in attesa della sentenza definitiva. Chiara Ferragni è infatti membro del Comitato Consultivo di Camera Moda Fashion Trust, l'iniziativa della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) che supporta i designer emergenti del Made in Italy, e nonostante le controversie legali e finanziarie aveva confermato la sua presenza nel comitato, ricevendo sostegno da Carlo Capasa, presidente della CNMI. Un legame che potrebbe proseguire o persino rafforzarsi, anche se non sono arrivate conferme ufficiali.
E proprio il rapporto di Ferragni con il mondo della moda e delle sfilate potrebbe ora ricucirsi. Dopo giorni di silenzio assoluto sui social, in quei giorni a cavallo tra dicembre 2023 e gennaio 2024, e dopo i successivi mesi di assenze dalle sfilate, Chiara Ferragni era tornata a farsi fotografare in occasione di alcuni front row solo nel 2025.
A febbraio aveva presenziato alla Fashion Week milanese dedicata al prêt-à-porter femminile ai défilé di Roberto Cavalli e di Dsquared2. Poi a luglio il salto: il ritorno alle sfilate di Haute Couture di Parigi, in occasione dello show Fall/Winter 2025-26 di Schiaparelli, sorridente, con mini abito bianco della maison composto da una camicia corsetto con bottoni gold e una gonna-pareo. Il segno che l’imprenditrice digitale stava già riprendendo in mano la sua vita nei mesi scorsi, lasciandosi alle spalle la bufera e guardando al futuro con quel bonario ottimismo che persino i suoi detrattori le hanno sempre riconosciuto.
E poi a ottobre da Guess, in occasione del mega show a Marrakech voluto da Paul Marciano per festeggiare i 45 anni del suo marchio, Chiara Ferragni si era mostrata raggiante in top e pantaloni color champagne, accanto alla sorella Valentina. Ora si attende la prossima Milano Fashion Week di febbraio (e forse già quella di gennaio dedicata all’uomo) per vedere quali brand vorranno invitarla nelle proprie prime file.
Il percorso iniziato negli ultimi tempi dalla influencer ha tutte le caratteristiche per sembrare una ripartenza, segnata in particolare, lo scorso aprile, dalla scelta di Ferragni di salire al 99% della società che controlla il suo brand. “Sono per la prima volta diventata azionista di maggioranza di Chiara Ferragni Brand – aveva spiegato ai suoi follower - Non è solo una questione di quote o di percentuali: è un inizio. La scelta di rimettere le mani sulla mia storia, senza delegare, senza più far finta che tutto vada bene quando non va”. Una scelta che ostentava una nuova consapevolezza e una nuova assunzione di responsabilità.
Un nuovo inizio, dopo quello seguito alla separazione dal marito Fedez, che aveva sancito la fine del “brand” Ferragnez, quello che esaltava una famiglia perfetta con i due figli Leone e Vittoria quotidianamente ostentati sui social, ora tutelati e mai più esposti de visu. Un cambio di passo che si era tradotto poi anche in una svolta nello stile personale e del suo brand: via l’occhione con ciglia lunghe che l’ha fatta conoscere, via i glitter e i colori accesi, largo a un nuovo logo semplicissimo con nome “Chiara Ferragni” in blu e sfondo giallo burro.
Per inaugurare il nuovo corso del marchio Chiara Ferragni è stato scelto il brand indie Rivoluzione Romantica per un progetto-manifesto lanciato a ottobre, tra felpe, baseball cap, portachiavi e t-shirt con messaggi motivazionali e ironici come “sei più forte tu amo” o “World's best sottona”. Un'operazione di rebranding non solo del marchio, ma anche del suo personaggio: una vita meno perfetta, ma più autentica. Poco importa se poi la sua candela di Natale al gusto di caramello ha fatto da calamita per le solite critiche dei social, Ferragni sembra determinata a tirare in linea bianca per ripartire. Ma come si comporteranno alla luce della sentenza le multinazionali con le quali Ferragni si era abituata a stringere collaborazioni milionarie prima del Pandoro-gate? Staremo a vedere se adesso qualcosa davvero cambierà.